JEANETTE WINTERSON.
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PERCHE' ESSERE FELICE QUANDO PUOI ESSERE NORMALE?
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Titolo originale: Why be happy when you could be normal? 2011.
Traduzione di: Chiara Spallino Rocca.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Nell'autunno del 1975 la sedicenne Jeanette Winterson deve prendere una decisione: rimanere al 200 di
Water Street assieme ai genitori adottivi o continuare a vedere la ragazza di cui  innamorata e vivere
in una Mini presa in prestito. Sceglie la seconda strada, perch tutto quello che vuole  essere felice.
Tenta di spiegarlo alla madre, che per le chiede: Perch essere felice quando puoi essere
normale?.Da questa frase inizia il racconto intimo e personale di un'infanzia trascorsa fra un padre
indifferente e una madre che passa le notti sveglia ad ascoltare il Vangelo alla radio, impastando torte e
lavorando a maglia.La sua  fin dall'inizio la storia di una lotta per sopravvivere alle prepotenze di
questa madre, che trova normale lasciare la figlia fuori dalla porta tutta la notte e sottoporla a esorcismi
liberatori. Una lotta per affermare se stessa, la propria omosessualit e l'amore per i libri.Perch questa
 anche la storia di un amore infinito per la letteratura, nato per proteggersi e per cercare quell'affetto
stabile che in casa sembra mancare irrimediabilmente, un amore che resiste anche quando la madre
scopre i libri che Jeanette nasconde sotto il materasso e li d alle fiamme.Con generosit e onest
intellettuale, Jeanette Winterson scava nei propri pensieri e sentimenti di bambina, adolescente e donna,
ripercorrendo nel contempo la sua dolorosa ricerca della famiglia naturale. Ne esce un racconto intenso,
a tratti tragico ma anche allegro, come sa essere la sua cristallina scrittura, un viaggio che le far
ammettere: Da bambina amavo Dio, naturalmente, e lui mi amava. Era gi qualcosa. E amavo gli
animali e la natura. E la poesia. Il mio problema erano gli esseri umani. Come si fa ad amare un'altra
persona? Come possiamo fidarci del suo amore?.
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L'autrice.
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Jeanette Winterson  nata nel 1959 e vive a Londra. Considerata la pi importante scrittrice inglese
della sua generazione, ha esordito nel 1985 con Non ci sono solo le arance (Mondadori 1994),
vincendo il prestigioso Whitbread First Novel Award. In Italia si  imposta con Scritto sul corpo
(Mondadori 1992), cui hanno fatto seguito Arte e menzogne, Simmetrie amorose, Il mondo e altri
luoghi, PowerBook, Il custode del faro, Gli dei di pietra e, negli Oscar, Il sesso delle ciliegie (romanzo
con cui la Winterson vinse nel 1989 il premio dell'American Academy of Arts and Letters).
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Alle mie tre madri: Constance Winterson Ruth Rendell Ann S.
A Susie Orbach, con amore e gratitudine
Grazie anche a Paul Shearer per le sue ricerche sull'albero genealogico. Al telefono amico di
Beeban Kidron. A Vicky Licorish e alle sue figlie: la mia famiglia. A tutti gli amici che mi hanno
aiutata. A Caroline Michel, agente fantastica e amica preziosa. E a tutti coloro alla Cape e alla Vintage
che hanno creduto in questo libro, in particolare a Rachel Cugnoni e Dan Franklin.
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1
La culla sbagliata
Quando mia madre era arrabbiata con me, cosa che succedeva spesso, diceva: Il Diavolo ci ha
condotto alla culla sbagliata.
L'idea del Diavolo che nel 1960 si prendeva una vacanza dalla Guerra Fredda e dal
Maccartismo per fare un salto a Manchester  scopo della visita: imbrogliare Mrs Winterson 
sembrava uscita da un copione teatrale. E mia madre era una depressa istrionica, una donna che teneva
una pistola nel cassetto degli stracci e le pallottole in un barattolo di cera per mobili. Una donna che
stava alzata tutta la notte a fare torte per non dormire nello stesso letto di mio padre. Una donna con un
prolasso uterino, una disfunzione tiroidea, il cuore ingrossato, un'ulcera varicosa e due dentiere, una
opaca per tutti i giorni e una perlata per le feste.
Non so perch non ha avuto/non ha potuto avere bambini. So che mi ha adottata perch voleva
un'amica (non ne aveva) e perch ero come un razzo lanciato nel mondo, un segnale per dire che lei
c'era, un punto rosso sulla cartina.
Detestava essere una nullit e io, come tutti i bambini, adottati o no, ho dovuto vivere un po'
della sua vita non vissuta.  quel che facciamo per i nostri genitori: in realt non abbiamo altra scelta.
Era ancora viva quando fu pubblicato il mio primo romanzo, Non ci sono solo le arance, nel
1985.  parzialmente autobiografico, dal momento che racconta la storia di una ragazzina adottata da
genitori di fede pentecostale che vogliono farne una missionaria. Invece lei si innamora di una donna.
Sciagura! Se ne va di casa, viene ammessa a Oxford, e quando torna scopre che sua madre ha costruito
una radio con cui dispensa il Vangelo ai pagani. Ha uno pseudonimo: si fa chiamare Luce Benevola.
Il romanzo comincia cos: Come quasi tutti, ho vissuto a lungo con mio padre e mia madre. A
mio padre piaceva guardare la lotta, a mia madre farla.
Per gran parte della mia vita ho lottato a mani nude. Vince chi picchia pi forte. Da bambina mi
picchiavano e ho imparato presto a non piangere mai. Quando venivo chiusa fuori di casa, di notte, mi
sedevo sui gradini, aspettavo che arrivasse il lattaio con le due bottiglie da mezzo litro, me le scolavo,
lasciavo l i vuoti per far dispetto a mia madre e m'incamminavo verso la scuola.
Camminavamo sempre. Non avevamo la macchina, e neanche i soldi per l'autobus. Io facevo in
media cinque miglia al giorno: due miglia per andare e tornare da scuola e tre miglia per andare e
tornare dalla chiesa.
In chiesa ci andavamo tutte le sere tranne il gioved.
Ho narrato alcune di queste vicende in Non ci sono solo le arance e appena il libro usc mia
madre mi mand un biglietto furioso nel suo perfetto corsivo inglese, intimandomi di telefonarle.
Erano parecchi anni che non ci vedevamo. Mi ero laureata a Oxford, cercavo di sbarcare il
lunario, ed ero giovane quando scrissi e pubblicai Non ci sono solo le arance: avevo venticinque anni.
Andai in una cabina telefonica: non avevo il telefono. Lei and in una cabina telefonica: non
aveva il telefono.
Seguendo le sue istruzioni, composi il prefisso di Accrington e il numero, ed eccola l: a che
serve Skype? La vedevo attraverso la sua voce, la sua forma si solidificava davanti a me mentre
parlava.
Era una donna alta, robusta, che pesava pi di cento chili. Calze elastiche, sandali bassi, un
vestito di poliestere e un foulard di nylon. Si era data la cipria (bisogna tenersi in ordine) ma non il
rossetto (troppo libertino).
Riempiva tutta la cabina telefonica. Era fuori misura, sproporzionata. Era come il personaggio
di una fiaba, dove le misure sono approssimative e variabili. Incombeva in tutta la sua mole, si
espandeva. Solo pi tardi, molto pi tardi, compresi quanto si sentisse piccola. La bambina che nessuno
aveva voluto. La bambina mai nata ancora dentro di lei.
Ma quel giorno si ergeva sulle spalle del proprio sdegno. Disse:  la prima volta che ho dovuto
ordinare un libro sotto falso nome.
Cercai di spiegarle qual era stato il mio intento. Sono una scrittrice ambiziosa: non ha senso fare
una cosa, qualsiasi cosa, se non si ha l'ambizione necessaria per farla. Il 1985 non era l'epoca giusta
per i mmoire e in ogni caso io non volevo scrivere quel genere di libro. Stavo cercando di svincolarmi
dallo stereotipo secondo cui le donne scrivono sempre dell'esperienza  la bussola di ci che
conoscono  mentre gli uomini scrivono di cose pi grandi e pi audaci, dipingono affreschi,
sperimentano con la forma. Henry James ha sbagliato quando ha detto che Jane Austen scriveva su un
pezzetto di avorio largo quattro pollici, ovvero che scriveva solo dei dettagli minuti che osservava. 
stato detto pi o meno lo stesso di Emily Dickinson e di Virginia Woolf. Simili affermazioni mi
facevano arrabbiare. Perch non potevano coesistere l'esperienza e l'esperimento? Perch non ci
potevano essere la cosa osservata e quella immaginata? Perch a una donna bisogna imporre dei limiti?
Perch una scrittrice non deve coltivare l'ambizione? Perch una donna non deve essere ambiziosa?
Mrs Winterson non si lasciava convincere. Sapeva bene che gli scrittori sono dei bohmien con
la fissa del sesso, che non rispettano le regole e non vanno a lavorare. A casa nostra i libri erano stati
banditi  il perch lo spiegher in seguito  e dunque il fatto che io ne avessi scritto uno, che fosse stato
pubblicato, e che avesse vinto un premio e che io fossi l in una cabina telefonica a darle una lezione
di letteratura, a farle una tirata femminista
Bip bip  altre monete nella fessura  e io penso, mentre la sua voce va e viene come la marea:
Perch non sei orgogliosa di me?.
Bip bip  altre monete nella fessura  e sono di nuovo chiusa fuori di casa. Fa molto freddo e
mi sono messa un giornale sotto le chiappe e mi stringo nel mio montgomery.
Passa di l una signora che conosco. Mi d un cartoccio di patatine. Sa com' fatta mia madre.
In casa nostra la luce  accesa. Mio padre fa il turno di notte, cos lei pu andare a letto, anche
se non dormir. Legger la Bibbia fino all'alba e, quando lui torner, mi far entrare e non dir niente e
lei non dir niente e faremo finta che sia normale lasciare tua figlia fuori dalla porta tutta la notte, e
normale non andare mai a letto con il proprio marito. E che sia normale avere due dentiere, e una
pistola nel cassetto degli stracci
Siamo ancora al telefono nelle nostre rispettive cabine. Mi dice che il mio successo  opera del
Diavolo, il custode delle culle sbagliate. Mi mette di fronte al fatto che ho usato il mio nome nel
romanzo: se  una storia inventata, perch la protagonista si chiama Jeanette?
Perch?
Ho sempre costruito le mie storie in opposizione alle sue.  stato il mio modo per sopravvivere,
fin dall'inizio. I bambini adottati inventano se stessi perch non hanno altra scelta; c' un'assenza, un
vuoto, un punto di domanda all'origine delle nostre vite. Una parte fondamentale della nostra storia 
scomparsa, con violenza, come se una bomba avesse squarciato l'utero.
Il bambino viene scaraventato in un mondo sconosciuto che  conoscibile solo attraverso una
storia; questo vale per tutti,  la narrazione delle nostre vite, ma l'adozione ti precipita dentro la storia
dopo che  gi cominciata.  come leggere un libro a cui mancano le prime pagine.  come arrivare
quando il sipario si  gi alzato. La sensazione che qualcosa manca non ti abbandona mai, e non pu
che essere cos, perch qualcosa manca davvero.
Non che questo sia di per s negativo. La parte mancante, il passato mancante, pu
rappresentare un'apertura, non un vuoto. Pu essere un'entrata come pure un'uscita.  la
documentazione fossile, l'impronta di un'altra vita, e anche se non potrai mai viverla, le tue dita
tracciano i contorni dello spazio dove avrebbe potuto essere, e imparano un alfabeto Braille.
Qui ci sono dei segni, in rilievo come piaghe. Leggili. Leggi la ferita. Riscrivili. Riscrivi la
ferita.
 questo il motivo per cui sono una scrittrice e non dico che ho deciso di esserlo, o che lo
sono diventata. Non  stato un atto di volont e nemmeno una scelta consapevole. Per sfuggire alle
maglie fitte della storia di Mrs Winterson ho dovuto raccontare la mia. In parte realt, in parte finzione:
cos  la vita. Ed  sempre una storia di copertura. La scrittura  stata la mia via di fuga.
Mi dice: Ma non  la verit.
La verit? Stiamo parlando di una donna convinta che il tramestio dei topi in cucina fosse la
materializzazione di un ectoplasma.
C'era una casa a schiera ad Accrington, nel Lancashire. Case come quelle le chiamavamo
due-su e due-gi, cio due stanze al pianterreno e due stanze al piano di sopra. Noi tre abbiamo vissuto
in una casa cos per sedici anni. Ho raccontato la mia versione, fedele e inventata, precisa e alterata dal
ricordo, spostata nel tempo. Mi sono ritagliata il ruolo dell'eroe, come in ogni storia di naufragio che si
rispetti. E c'era stato un naufragio; mi avevano scagliato sul litorale del genere umano, dove non ho
trovato nulla di umano, e quasi nessuno del mio stesso genere.
E la cosa pi triste per me, se penso alla versione di copertura di Non ci sono solo le arance, 
che ho scritto una storia con cui potevo convivere. L'altra era troppo dolorosa. Non avrei potuto
sopravviverle.
Mi chiedono spesso, come se dovessi barrare una casella, cosa  vero e cosa  falso in quel
romanzo. Ho lavorato in un'impresa di pompe funebri? Ho guidato un furgone di gelati? Avevamo una
Tenda del Vangelo? Mrs Winterson si era costruita una radio ricetrasmittente? Tramortiva davvero i
gatti con la fionda?
Non posso rispondere a queste domande. Posso dire che c' un personaggio, Elsie la testimone,
che si occupa della piccola Jeanette, un muro di gomma che para i colpi della forza distruttiva e
distruttrice della Madre.
L'ho messa nel romanzo perch non potevo tollerare di lasciarla fuori. L'ho messa perch avrei
voluto che fosse andata cos. I bambini solitari si inventano amici immaginari.
Non c'era nessuna Elsie. Non c'era nessuno come Elsie. Era una solitudine molto pi profonda,
la mia.
A scuola, durante la ricreazione, me ne stavo sempre seduta sul muretto fuori dai cancelli. Non
ero una bambina che ispirava simpatia: ero troppo spinosa, troppo arrabbiata, troppo seria, troppo
strana. La devozione religiosa non incoraggiava le amicizie a scuola, un ambiente dove l'emarginato
viene sempre preso di mira. La scritta L'ESTATE  ARRIVATA E NON SIAMO ANCORA
REDENTI, ricamata sulla mia sacca da ginnastica, mi rendeva un facile bersaglio.
Ma anche quando riuscivo ad avere un'amica, mi mettevo d'impegno per rovinare tutto
Se una mia compagna si affezionava a me, aspettavo che abbassasse la guardia e poi le dicevo
che non volevo pi essere sua amica. Guardavo la confusione e il dispiacere dipingersi sul suo viso. Le
lacrime. Poi scappavo via trionfante, perch sentivo di avere il controllo della situazione, e ben presto
la sensazione di trionfo e di controllo si sgretolava e io piangevo a calde lacrime perch ero di nuovo
chiusa fuori, di nuovo sui gradini, dove non volevo stare.
Essere adottati significa rimanere fuori. Tu riproduci la sensazione di non appartenere a
nessuno. E la riproduci cercando di fare agli altri quello che  stato fatto a te. Non riesci a credere che
qualcuno ti ami per quello che sei.
Non ho mai creduto che i miei genitori mi amassero. Ho cercato di amarli, e non ha funzionato.
Mi ci  voluto molto tempo per imparare ad amare: a dare amore e a riceverlo. Ho scritto dell'amore in
modo ossessivo, forense, e lo riconosco/lo riconoscevo come il valore supremo.
Da bambina amavo Dio, naturalmente, e lui mi amava. Era gi qualcosa. E amavo gli animali e
la natura. E la poesia. Il mio problema erano gli esseri umani. Come si fa ad amare un'altra persona?
Come possiamo fidarci del suo amore?
Non ne avevo idea.
Pensavo che l'amore fosse la perdita.
Perch  la perdita la misura dell'amore?
 la frase iniziale di un mio romanzo, Scritto sul corpo (1992). Davo la caccia all'amore,
intrappolavo l'amore, perdevo l'amore, agognavo l'amore
La verit  molto complessa per tutti. Per uno scrittore, le omissioni rivelano tanto quanto le
cose dette. Che cosa si cela oltre il margine del testo? Il fotografo inquadra la scena: gli scrittori
inquadrano il mondo.
Mrs Winterson confutava ci che avevo rivelato, eppure a me sembrava che il non detto fosse il
gemello silenzioso della storia. Sono tante le cose che non possiamo dire perch sono troppo dolorose.
Ci auguriamo che le cose che riusciamo a dire attenuino la sofferenza del non detto o in qualche modo
la plachino. Le storie sono una forma di compensazione. Il mondo  ingiusto, iniquo, inconoscibile,
incontrollabile.
Nel raccontare una storia esercitiamo il controllo ma lasciamo uno squarcio, un'apertura.  una
versione possibile, non  mai quella definitiva. E forse speriamo che i silenzi vengano ascoltati da
qualcun altro, e che la storia possa continuare, possa essere riraccontata.
Quando scriviamo offriamo una storia e un silenzio. Le parole sono la parte del silenzio che pu
essere espressa.
Mrs Winterson avrebbe preferito che io avessi scelto il silenzio.
Ricordate la storia di Filomela, che viene stuprata e a cui tagliano la lingua perch non riveli
l'accaduto?
Credo nei racconti e nel potere delle storie perch ci permettono di parlare una lingua
sconosciuta. Non veniamo ridotti al silenzio. Tutti noi, quando subiamo un trauma, ci ritroviamo a
esitare, a balbettare; ci sono lunghe pause nel nostro discorso. Ci  impossibile esprimere quel che
abbiamo dentro. E possiamo reimpossessarci della nostra lingua solo attraverso la lingua degli altri.
Possiamo rivolgerci alla poesia. Possiamo aprire il libro. Qualcuno  stato l per noi e ha scandagliato le
parole.
Io avevo bisogno delle parole perch le famiglie infelici sono cospirazioni di silenzio. Chi
rompe il silenzio non viene mai perdonato. Lui/lei deve imparare a perdonarsi.
Dio  perdono, cos dice qualcuno, ma in casa nostra c'era solo il Dio del Vecchio Testamento e
non c'era perdono senza grandi dosi di sacrificio. Mrs Winterson era infelice e noi dovevamo essere
infelici con lei. Lei viveva in attesa dell'Apocalisse.
Il suo inno preferito era Dio li ha cancellati, con un ovvio riferimento ai peccati: in realt lei si
riferiva a tutti quelli che le davano fastidio, cio al mondo intero. Il fatto  che non amava nessuno e
non amava la vita. La vita era un peso che bisognava portare fino alla tomba, e poi scaricare. La vita
era una Valle di Lacrime. La vita era un'esperienza di pre morte.
Tutti i giorni Mrs Winterson pregava: Signore, fammi morire. Era dura per me e per mio
padre.
Sua madre era una ragazza perbene che aveva sposato un mascalzone fascinoso, gli aveva dato i
suoi soldi e aveva dovuto sopportare che lui li sperperasse con le donne. Per un certo periodo  da
quando avevo tre anni a quando ne compii cinque  fummo costretti a vivere a casa dei nonni, affinch
Mrs Winterson potesse prendersi cura di sua madre, che stava morendo di cancro alla gola.
Pur essendo profondamente religiosa, Mrs Winterson credeva negli spiriti, e non gradiva affatto
che l'amante del nonno, una barista di una certa et con i capelli ossigenati, fosse una medium che
faceva sedute spiritiche nel salotto di casa nostra.
Dopo le sedute, mia madre si lamentava che la casa pullulava di uomini in divisa, uccisi in
guerra. Se andavo in cucina per prendere un panino con la carne di manzo mi dicevano che non si
poteva mangiare fino a che i Morti non se ne fossero andati. A volte ci volevano ore: era dura per una
bambina di quattro anni.
Cos io uscivo in strada e chiedevo da mangiare ai nostri vicini. Mrs Winterson mi rincorreva e
fu in una di queste occasioni che sentii la tetra storia del Diavolo e della culla
Nella culla accanto alla mia c'era un maschietto che si chiamava Paul. Era il mio fratello
fantasma perch la sua anima santa veniva invocata ogni volta che mi comportavo male. Paul non
avrebbe mai buttato nello stagno la sua bambola nuova (non avevamo nemmeno contemplato la
possibilit surreale che a Paul fosse stata regalata una bambola). Paul non avrebbe mai riempito di
pomodori il suo barboncino portapigiama per operarlo allo stomaco con schizzi di succo rosso sangue.
Paul non avrebbe nascosto la maschera antigas del nonno (per qualche strana ragione il nonno aveva
conservato la maschera antigas dei tempi della guerra, e a me piaceva molto). Paul non si sarebbe mai
presentato a una festa di compleanno a cui non era stato invitato indossando la maschera antigas del
nonno.
Se avessero preso Paul al posto mio, sarebbe andata in modo diverso. Sarebbe andata meglio.
Dovevo essere una compagna per mia madre come lei lo era stata per la sua.
E poi sua madre era morta e lei si era chiusa nel suo dolore. Io mi ero chiusa nella dispensa
perch avevo imparato a usare la chiavetta che apriva le scatolette di carne.
Ho un ricordo: vero o falso?
 un ricordo circondato da rose, cosa strana dal momento che  un ricordo cruento e
angosciante, ma il nonno era un bravo giardiniere e le rose erano i suoi fiori preferiti. Mi piaceva
guardarlo in giardino, le maniche della camicia arrotolate, un gilet di maglia, intento a bagnare i
boccioli con uno spruzzatore di rame lucido. A modo suo mi voleva bene, mentre mia madre non gli
piaceva, e lei lo odiava, non con rabbia, ma con un risentimento tossico e sottomesso.
Mi sono messa il mio travestimento preferito: un costume da cowboy e un cappello con le
frange. Dal mio corpo minuto penzolano pistole giocattolo.
Una donna entra nel nostro giardino e il nonno mi dice di andare a chiamare la mamma, che sta
preparando la solita pila di sandwich.
Corro in casa e glielo dico. Mrs Winterson si toglie il grembiule e si affaccia sulla soglia.
Sbircio da un angolo in fondo al corridoio. Tra le due donne scoppia una lite, una lite terribile
che non capisco, e avverto qualcosa di feroce e spaventoso, come una paura animale. Mrs Winterson
chiude la porta sbattendola e vi si appoggia per un attimo. Esco dal mio nascondiglio. Lei si gira.
Eccomi l, travestita da cowboy.
Era la mia mamma?
Mrs Winterson mi d una sberla che mi manda a gambe all'aria. Poi corre di sopra.
Esco in giardino. Il nonno sta bagnando le rose. Mi ignora. Non c' nessuno l fuori.
2
Il mio consiglio a chiunque mi ascolti: nasci
Sono nata a Manchester nel 1959. Era un buon posto dove nascere.
Manchester  nel sud del nord dell'Inghilterra.
C' una contraddizione insita nel suo spirito  un sud e un nord messi insieme  un luogo
selvaggio e non metropolitano e al contempo connesso con il resto del pianeta.
Manchester  stata la prima citt industriale del mondo, con fabbriche che la trasformavano e
mutavano le sorti dell'intero paese. Aveva una rete di canali che arrivavano fino al grande porto di
Liverpool e ferrovie che portavano avanti e indietro da Londra pensatori e uomini d'azione. La sua
influenza si estendeva a tutto il mondo.
Manchester era uno strano miscuglio. Era radicale: Marx ed Engels erano stati l. Era
repressiva: il massacro di Peterloo e le leggi sul grano. Manchester fabbricava ricchezze
inimmaginabili e intesseva disperazione e degrado nella trama delle vicende umane. Era utilitarista,
perch tutto veniva sottoposto al quesito: Funziona o non funziona?. Era utopista: il suo
quaccherismo, il suo femminismo, il suo movimento antischiavista, il suo socialismo, il suo
comunismo.
 impossibile separare il miscuglio di alchimia e geografia che contraddistingue Manchester.
Ci che , dov' situata molto prima che i Romani vi costruissero una fortificazione nel 79 dopo
Cristo, in quei luoghi i Celti veneravano la dea del fiume Medlock. Allora si chiamava Mam-ceaster, e
Mam rimanda alla madre, al seno, alla forza vitale all'energia.
A sud di Manchester c' la pianura del Cheshire. Gli insediamenti umani del Cheshire sono tra i
pi antichi delle Isole britanniche. C'erano dei villaggi, e strade strane eppure dirette che portavano a
quella che sarebbe diventata Liverpool, edificata sull'estuario del grande e profondo fiume Mersey.
A nord e a est di Manchester si stagliano i Pennini: la bassa catena montuosa, impervia e
selvaggia, che attraversa il nord dell'Inghilterra, a quell'epoca scarsamente popolata, dove donne e
uomini vivevano esistenze solitarie, spesso errabonde. La dolce pianura del Cheshire, civilizzata e
abitata, e i rilievi cespugliosi dei Pennini del Lancashire, luoghi di meditazione e meta dei fuggiaschi.
Prima che venissero modificati i confini, Manchester era in parte nel Lancashire e in parte nel
Cheshire, una citt doppia, radicata in un'energia instancabile, in contraddizioni perenni.
Il grande sviluppo dell'industria tessile dell'inizio del diciannovesimo secolo risucchi i
sobborghi e i villaggi limitrofi in un'unica gigantesca macchina fabbricasoldi. Fino allo scoppio della
Prima guerra mondiale, il sessantacinque per cento del cotone del mondo era lavorato a Manchester. Le
avevano dato il soprannome di Cottonopolis.
Immaginatela, con gli enormi opifici illuminati a gas e alimentati a vapore e le case addossate le
une alle altre schiacciate l in mezzo. La sporcizia, il fumo, la puzza di tintura e di ammoniaca, di zolfo
e di carbone. Il denaro, l'attivit indefessa, giorno e notte, il rumore assordante dei telai, dei treni, dei
tram, dei carri sull'acciottolato, di vita umana brulicante e instancabile, un inferno nordico, un trionfo
di fatica e determinazione.
A chiunque la visitasse, Manchester offriva uno spettacolo che suscitava ammirazione e
sgomento. Charles Dickens si  ispirato a quello che vide a Manchester nel romanzo Tempi difficili. I
tempi migliori e i tempi peggiori si vivevano l: tutto quello che le macchine potevano ottenere e il
costo altissimo in termini di vite umane.
Uomini e donne malvestiti, esausti, fiaccati dall'alcol e dalle malattie, lavoravano per dodici ore
di seguito, sei giorni alla settimana; diventavano sordi, avevano i polmoni intasati, non vedevano mai la
luce del sole, portavano in fabbrica i loro bambini che gattonavano sotto il frastuono terrificante dei
telai, che raccoglievano la lanugine e spazzavano il pavimento, e che perdevano mani, braccia e gambe:
bambini piccoli, bambini gracili, che non andavano a scuola, spesso non voluti, donne che lavoravano
come gli uomini e si sobbarcavano anche le fatiche della casa.
Orde di donne e di bambini laceri, sudici come i maiali sguazzanti tra mucchi di immondizia e nelle
pozzanghere  strade non lastricate e prive di fognature  l'atmosfera oscurata da una dozzina di
ciminiere  una sporcizia e un puzzo senza limite.Engels, La situazione della classe operaia in
Inghilterra (1844)	Le condizioni di vita in quella citt, dove niente si poteva nascondere, dove i
successi e le ignominie di una nuova incontrollabile realt erano visibili ovunque, la spinsero verso un
radicalismo che sarebbe diventato pi importante della sua industria cotoniera.
Manchester era attiva. La famiglia Pankhurst ne aveva abbastanza di tutte le chiacchiere vane
sul voto alle donne e nel 1903 fond l'Unione Politica e Sociale delle Donne.
Il primo Congresso dei Sindacati si tenne a Manchester, nel 1868. Il suo obiettivo era il
cambiamento, non le chiacchiere sul cambiamento.
Vent'anni prima, nel 1848, Karl Marx aveva pubblicato Il manifesto del partito comunista,
scritto in gran parte quando era a Manchester con l'amico Friedrich Engels. Erano due teorici diventati
attivisti dopo aver vissuto in una citt che non aveva tempo per il pensiero: c'era solo la frenesia del
fare, e Marx voleva trasformare quell'energia diabolica e incontenibile in qualcosa di buono
Il periodo che Engels trascorse a Manchester, nella fabbrica del padre, gli fece conoscere la
realt brutale della vita dei lavoratori. La situazione della classe operaia in Inghilterra  un testo che
tuttora vale la pena di leggere: un resoconto spaventoso e inquietante degli effetti che la rivoluzione
industriale ha avuto sulla vita della gente comune, di quel che accade quando gli uomini considerano
gli altri solo come oggetti utilizzabili.
Dove sei nata  in che contesto vieni al mondo, in che luogo, qual  la storia di quel luogo e
come quella storia combacia con la tua  marchia la tua identit, con buona pace degli opinionisti della
globalizzazione. La mia vera madre era un'operaia. Il mio padre adottivo prima aveva lavorato alla
manutenzione delle strade, poi era andato a spalare carbone alla centrale elettrica. Lavorava dieci ore al
giorno, se poteva faceva gli straordinari, risparmiava i soldi dell'autobus andando al lavoro in
bicicletta, sei miglia all'andata e sei al ritorno, e non aveva mai i soldi per comprare la carne pi di due
volte alla settimana, oltre a non potersi permettere niente di pi esotico di una settimana di vacanza al
mare.
Non stava n meglio n peggio di tutti quelli che conoscevamo. Eravamo la classe operaia.
Eravamo la massa che premeva ai cancelli della fabbrica.
Non volevo far parte della massa brulicante della classe operaia. Volevo lavorare, ma non come
lui. Non volevo scomparire. Non volevo vivere e morire nello stesso luogo con l'unico intermezzo di
una settimana al mare. Sognavo la fuga. La cosa terribile dell'industrializzazione  che la fuga diventa
necessaria. In un sistema che genera le masse, l'individualismo  l'unica via di uscita. Ma poi che ne 
della comunit, della societ?
Il primo ministro Margaret Thatcher, nello spirito del suo amico Ronald Reagan, volendo
celebrare il decennio dell'Ego, ovvero gli anni Ottanta, disse: La societ non esiste.
Ma a me non importava niente di tutte queste cose e nemmeno le capivo.
Volevo solo andarmene.
La mia vera madre, cos mi hanno detto, era una ragazza con i capelli rossi che lavorava in una
fabbrica del Lancashire e che a diciassette anni mi partor, svelta come una gatta.
Era nata nel villaggio di Blackley, dove la regina Vittoria si era fatta cucire l'abito da sposa,
anche se quando nacque lei e quando nacqui io Blackley non era pi un villaggio. La campagna era
stata inglobata a forza nella citt:  la storia dell'industrializzazione, con i suoi risvolti di disperazione,
di entusiasmo, di brutalit e di poesia, e tutti questi elementi si sono depositati in me.
All'epoca della mia nascita i telai erano scomparsi ma c'erano ancora le lunghe file di casette,
di pietra o di mattoni, con i tetti a falde coperti da tegole di ardesia. Con le tegole di ardesia la
pendenza non doveva superare i 33 gradi, con le tegole di pietra ci voleva una pendenza di almeno 45
gradi, o addirittura di 54. L'aspetto di un luogo era determinato dai materiali a disposizione. I tetti pi
spioventi, quelli di tegole in pietra, fanno s che l'acqua piovana scorra pi lentamente, frenata dalle
irregolarit della pietra. L'ardesia  liscia e piatta, e se i tetti hanno una pendenza troppo elevata
l'acqua scende a cascata dalle grondaie. Il flusso d'acqua  rallentato dalla minore inclinazione.
Il tipico panorama urbano del nord industriale del paese, dimesso e piatto, ha una sua efficienza
pratica, come l'industria per il cui sostentamento quelle case sono state costruite. E la gente si abitua a
quel grigiore, lavora sodo, non mira alla bellezza e al sogno. Non si costruisce per godere di una bella
vista. Spessi pavimenti di lastre di pietra, stanzette spoglie, cortili bui.
Chi sale su uno di quei tetti vedr solo le file tozze dei camini condivisi, da cui esce il carbone
che si perde nella foschia, dove si nasconde, da qualche parte, il cielo.
Ma
I Pennini del Lancashire sono il luogo del sogno. Bassa, pettoruta, massiccia, dura, la catena
montuosa  sempre visibile, come un rozzo custode che ama qualcosa che non pu difendere, ma
rimane di guardia, chino sulla bruttezza che gli esseri umani creano. Rimane l, sfigurato e malridotto,
ma non si arrende.
Se percorrete in macchina la M62 da Manchester in direzione Accrington, la cittadina dove
sono cresciuta, vedrete i Pennini ergersi all'improvviso, quieti e sorprendenti.  un paesaggio di poche
parole, taciturno, riluttante. Non  di una bellezza facile.
Ma  pur sempre bello.
A un certo punto, tra le sei settimane e i sei mesi di vita, sono stata prelevata da Manchester e
portata ad Accrington. Era tutto finito per me e per la donna di cui ero figlia.
Lei se n'era andata. Io me n'ero andata.
Mi avevano adottata.
Il 21 gennaio 1960  la data in cui a John William Winterson, operaio, e a Constance
Winterson, impiegata, venne consegnata la bambina che loro credevano di volere e che portarono a
casa, al numero 200 di Water Street, ad Accrington, nel Lancashire.
Avevano comprato quella casa nel 1947, pagandola duecento sterline.
Il 1947, l'inverno pi freddo del ventesimo secolo in Gran Bretagna, con la neve cos alta che
arrivava fino alla cassa del pianoforte verticale mentre lo portavano dentro.
Il 1947, la guerra era finita, e mio padre, congedato dall'esercito, faceva del suo meglio per
guadagnarsi da vivere, e sua moglie buttava l'anello nuziale nel tombino e rifiutava ogni rapporto
fisico.
Non so, e non lo sapr mai, se lei non poteva avere figli o se non voleva sottoporsi a quello che
si deve fare per averli.
So che tutti e due bevevano qualche bicchiere e fumavano prima di incontrare Ges. E non
credo che mia madre fosse depressa in quegli anni. Dopo la Crociata in Tenda, quando divennero
cristiani evangelici pentecostali, smisero tutti e due di bere  con la sola eccezione dell'acquavite di
ciliegie a capodanno  e mio padre sostitu le sue Woodbine con le caramelle Polo alla menta. Mia
madre continu a fumare perch diceva che il fumo la aiutava a non ingrassare. Quel vizio doveva
restare un segreto e lei teneva sempre in borsa un deodorante per ambienti, dicendo che era insetticida.
Nessuno sembrava stupirsi del fatto che una signora tenesse l'insetticida nella borsa.
Era convinta che Dio le avrebbe trovato un bambino, e suppongo che, se  Dio a trovartelo, il
sesso possa essere cancellato dalla lista delle priorit. Non so come l'avesse presa mio padre. Mrs
Winterson diceva sempre: Lui  diverso dagli altri uomini.
Tutti i venerd le consegnava la paga e lei gli dava gli spiccioli necessari per comprarsi tre
pacchetti di caramelle Polo.
Diceva: Sono l'unico piacere che si concede.
Povero pap.
Quando si rispos, a settantadue anni, Lillian, la nuova moglie, che aveva dieci anni meno di lui
ed era una donna a cui piaceva spassarsela, mi disse che era come portarsi a letto un attizzatoio rovente.
Fino all'et di due anni non feci che strillare. Era la prova lampante che ero posseduta dal
Diavolo. La psicologia infantile non era arrivata fino ad Accrington, e nonostante gli importanti studi di
Winnicott, di Bowlby e di Balint sull'attaccamento e sul trauma della separazione precoce da
quell'oggetto d'amore che  la madre, una bambina che piangeva sempre non era una bambina con il
cuore spezzato: era figlia del Diavolo.
Questa condizione mi conferiva uno strano potere e al tempo stesso mi rendeva vulnerabile
sotto tutti i punti di vista. Credo che i miei nuovi genitori avessero paura di me.
I neonati fanno paura: sono tiranni crudeli il cui unico regno  il loro corpo. La mia nuova
mamma aveva molti problemi con il corpo: con il suo, con quello di mio padre, coi loro corpi insieme,
e con il mio. Il suo l'aveva infagottato nella carne e nei vestiti, sopprimendone gli appetiti con un
tremendo miscuglio di nicotina e religione, somministrandogli purganti che le provocavano il vomito,
consegnandolo a medici che le prescrivevano clisteri e pessari, reprimendone i desideri di contatto e di
conforto, ed ecco che, senza alcuna preparazione, aveva una creatura che era solo corpo, e che non era
nemmeno uscita dal suo.
Una creatura che si sporcava, ruttava, rigurgitava, si espandeva, invadendo la casa con la sua
vita primitiva.
Quando sono arrivata, lei aveva gi trentasette anni e mio padre ne aveva quaranta. 
abbastanza normale, al giorno d'oggi, diventare genitori a quell'et, ma non lo era negli anni Sessanta,
quando ci si sposava e si metteva su famiglia a vent'anni. Lei e mio padre erano sposati da quindici
anni.
Il loro era un matrimonio all'antica, nel senso che mio padre non cucinava mai e che, dopo il
mio arrivo, Mrs Winterson smise di lavorare. Lasciare il lavoro non fu una buona cosa per lei, e fra le
quattro mura di casa la sua indole introspettiva precipit nella depressione. C'erano molti litigi, su
molte questioni, ma la vera battaglia fra me e lei era la battaglia tra la felicit e l'infelicit.
Molto spesso ero piena di rabbia e di disperazione. Ero sempre sola. Tuttavia, amavo e amo la
vita. Quando ero triste, andavo a fare un giro sui Pennini e sopravvivevo un giorno intero con un
panino alla marmellata e una bottiglia di latte. Quando mia madre mi chiudeva fuori di casa, o mi
infliggeva l'altra sua punizione preferita  segregarmi nella carbonaia  inventavo storie e dimenticavo
il freddo e il buio. So che era solo un mezzo per resistere, ma forse il rifiuto, qualsiasi rifiuto, di farsi
piegare ci permette di far entrare abbastanza luce e aria per continuare a credere al mondo, al sogno
della fuga.
Di recente ho trovato alcuni miei scritti, le tipiche banalit poetiche dell'adolescenza, ma c'era
anche una frase che, inconsciamente, ho utilizzato pi tardi, in Non ci sono solo le arance: Quello che
voglio esiste, se solo ho il coraggio di cercarlo.
S, certo,  il melodramma di una ragazzina, ma forse quell'atteggiamento ha avuto una
funzione protettiva.
Le mie storie preferite erano quelle sui tesori nascosti, sui bambini smarriti e sulle principesse
prigioniere. Il fatto che il tesoro venisse ritrovato, i bambini restituiti e le principesse liberate mi dava
speranza.
E la Bibbia mi diceva che, se nessuno mi aveva amato sulla terra, c'era Dio in cielo che mi
amava, come se fossi l'unica persona al mondo che contasse.
Io ci credevo. Mi aiutava.
Mia madre, Mrs Winterson, non amava la vita. Era convinta che nulla potesse migliorarla. Una
volta mi aveva detto che l'universo era una pattumiera cosmica e io, dopo averci riflettuto, le avevo
chiesto se il coperchio era aperto o chiuso.
 chiuso mi rispose. Nessuno pu fuggire.
L'unica possibilit di fuga era Armageddon, la battaglia finale, quando il cielo e la terra si
sarebbero ritratti come una pergamena arrotolata e i salvati sarebbero andati a vivere con Ges per
l'eternit.
Aveva ancora la Dispensa dei Tempi di Guerra. Ogni settimana la riforniva di una nuova
scatoletta  era dal 1947 che le accumulava  e io pensavo che, quando sarebbe cominciata la battaglia
finale, avremmo dovuto vivere nel sottoscala in compagnia del lucido da scarpe e sfamarci con le
scatolette. Visto che ormai ero bravissima ad aprire quelle di carne, non mi preoccupavo troppo.
Avremmo mangiato le nostre razioni di guerra aspettando Ges.
Mi domandavo se sarebbe venuto Ges in persona a liberarci, ma Mrs Winterson riteneva di no.
Mander un angelo.
Dunque sarebbe andata cos: un angelo sarebbe apparso nel nostro sottoscala.
Mi chiedevo come avrebbe fatto a infilarsi l dentro con le ali e tutto, ma Mrs Winterson diceva
che l'angelo non sarebbe entrato nel sottoscala: avrebbe solo aperto la porta, annunciandoci che era
giunto il momento e che la nostra dimora celeste era pronta.
Queste elucubrazioni su un futuro post apocalittico occupavano la sua mente. A volte sembrava
contenta e suonava il piano, ma l'infelicit era sempre in agguato, e qualche altro pensiero la
inquietava, cos smetteva all'improvviso di suonare, e chiudeva il coperchio del piano, e camminava su
e gi, su e gi nel vicolo dietro la casa, sotto i fili della biancheria stesa. Camminava senza fermarsi,
come chi ha perso qualcosa.
Aveva perso qualcosa. Una cosa importante. Aveva perso/stava perdendo la vita.
Eravamo compagne in quello che avevamo perso e stavamo perdendo. Io avevo perso il porto
sicuro e caldo, per quanto caotico, della prima persona che avevo amato. Avevo perso il mio nome e la
mia identit. I bambini adottati sono bambini sradicati. Per mia madre tutta la vita era un grande
sradicamento. Tutte e due volevamo tornare a Casa.
Eppure mi emozionava l'idea dell'Apocalisse, perch Mrs Winterson la faceva sembrare
emozionante. Per in cuor mio speravo che la vita sarebbe andata avanti ancora un po', per poter
crescere e scoprire qualcosa di pi sulla faccenda.
L'unica cosa positiva dell'essere rinchiusi in una carbonaia  che si  stimolati a riflettere.
Fuori contesto, questa  una frase assurda. Ma mentre cerco di capire come funziona la vita  e
perch alcune persone sappiano affrontare le avversit meglio di altre  penso a qualcosa che ha a che
fare con il dire s alla vita, con l'amore per la vita, anche quando ci delude, e con l'amore per noi stessi,
in qualunque modo si riesca a trovarlo. Non con l'egoismo, che  l'opposto della vita e dell'amore
vero, ma con una ferrea determinazione, come i salmoni che risalgono la corrente del fiume, per quanto
agitate siano le acque, perch quello  il tuo fiume
Il che mi riporta all'idea di happiness, di felicit. Voglio soffermarmi su questa parola.
Il primo significato che le attribuiamo  quello di una sensazione di piacere e contentezza, di
euforia, di entusiasmo, un benessere che ci scalda dentro, che ci fa sentire rilassati, vivi sapete cosa
intendo.
Ma ci sono significati pi antichi nella parola hap  che nel Medio Inglese era happ,
nell'Inglese Antico gehapp , la sorte o la fortuna, buona o cattiva, che ti spetta. Hap  il tuo destino
nella vita, la mano che ti  consentito giocare.
Come affronterai il tuo hap determiner se sarai happy, cio felice, oppure no.
Quello che gli americani, nella loro Costituzione, chiamano il diritto alla ricerca della felicit
(notate bene, non il diritto alla felicit)  il diritto di nuotare controcorrente, alla maniera dei salmoni.
Cercare la felicit, e io l'ho fatto, e lo faccio tuttora, non equivale affatto a essere felici, una
condizione che io trovo effimera, dipendente dalle circostanze e un po' ottusa.
Se il sole splende, goditelo, s, s, s. I giorni felici sono una benedizione, ma i giorni felici
passano, devono passare, perch il tempo passa.
La ricerca della felicit  pi elusiva: dura tutta una vita e non  vincolata a uno scopo.
Quello che cerchi  il significato: una vita che abbia un significato. C' l'hap, il fato, la giocata
che  tua e non  prefissata, ma cambiare il corso del fiume, o dare nuove carte, qualunque sia la
metafora che preferisci usare, richieder un sacco di energie.
Ci saranno volte in cui andr cos male che sopravviverai a malapena e volte in cui capirai che
sopravvivere a malapena secondo i tuoi parametri  meglio che vivere una pomposa vita a met
secondo i parametri degli altri.
La ricerca non  tutto o niente:  tutto E niente, come ci insegnano le quest stories.
Quando venni al mondo diventai l'angolo visibile di una mappa ripiegata.
La mappa ha pi di una strada. Pi di una destinazione. La mappa, l'io che si dispiega, non ti
mostra un itinerario preciso. La freccia che dice TU SEI QUI  la tua prima coordinata. Sono tante le
cose che non puoi cambiare quando sei un bambino. Ma puoi fare i bagagli e metterti in viaggio
3
In principio era il Verbo
La mamma mi aveva insegnato a leggere sul libro del Deuteronomio, perch era pieno di animali
(prevalentemente immondi). Ogni volta che arrivavamo al punto Tu non mangerai bestia che non sia
un ruminante o che non abbia lo zoccolo fesso lei mi disegnava tutti quegli animali. Cavallini,
coniglietti, anatroccoli, erano per me creature vaghe e favolose, ma sapevo tutto sui pellicani, i tassi, i
bradipi e i pipistrelli.  Mia madre disegnava insetti alati, e gli uccelli dell'aria, ma le mie preferite
erano le creature del fondo marino, i molluschi. Ne avevo una bella collezione, raccolta sulla spiaggia
di Blackpool. Mia madre usava una penna blu per le onde e l'inchiostro marrone per il dorso calcareo
del granchio. Le aragoste le tracciava con la biro rossa  Il Deuteronomio aveva anche degli
svantaggi;  pieno di abomini e di cose innominabili. Tutte le volte che ci capitava di leggere di un
bastardo, o di qualcuno cui avessero stritolato i testicoli, mia madre voltava pagina dicendo: Questo
lasciamolo a Dio. Appena se ne andava io tornavo indietro a curiosare. Ero felice di non avere i
testicoli. Dovevano essere simili all'intestino, ma situati all'esterno, e nella Bibbia gli uomini se li
vedevano tagliare continuamente, cos non potevano pi andare in chiesa. Che orrore!Non ci sono solo
le arance	Era mia madre ad avere il monopolio del linguaggio. Mio padre non aveva mai imparato
a leggere bene: leggeva lentamente, seguendo le righe con il dito, ma d'altra parte aveva lasciato la
scuola a dodici anni ed era andato a lavorare al porto di Liverpool. Quando era bambino, nessuno gli
aveva mai letto dei libri. Suo padre era un ubriacone e spesso lo portava con s al pub, lo lasciava fuori
e usciva barcollando ore dopo, incamminandosi verso casa, e si dimenticava di suo figlio, che si era
addormentato in un androne.
Mio padre ascoltava volentieri Mrs Winterson che leggeva a voce alta, e anch'io. Lei stava in
piedi, noi seduti, e c'era un'atmosfera di intimit solenne.
Leggeva la Bibbia tutte le sere per una mezz'ora, cominciando dall'inizio e affrontando via via
tutti i sessantasei libri del Vecchio e del Nuovo Testamento. Quando arrivava al suo preferito, il libro
della Rivelazione, quello con l'Apocalisse, quando c'era la grande esplosione e il Diavolo finiva nel
pozzo senza fondo, ci dava una settimana di tempo per meditarci sopra. Poi ricominciava da capo, dal
capitolo uno della Genesi. In principio Dio cre il cielo e la terra
Mi sembrava che fosse molto faticoso creare un intero pianeta per poi farlo saltare in aria, ma
questo era uno dei problemi delle versioni letterali del Cristianesimo: perch occuparsi del pianeta se
sai che alla fine verr distrutto?
Mia madre era una brava lettrice, sicura e capace di usare il giusto tono drammatico. Leggeva la
Bibbia come se fosse stata appena scritta, e forse per lei era cos. Gi allora compresi che il potere di un
testo non  circoscritto nel tempo. Le parole continuano a fare il loro lavoro.
Le famiglie operaie del nord dell'Inghilterra ascoltavano regolarmente la Bibbia in chiesa e a
scuola, e, dal momento che nella parlata di tutti i giorni usavamo ancora thee, thou o tha, il
linguaggio della Bibbia non ci sembrava troppo difficile. A me piaceva soprattutto l'espressione the
quick and the dead, i vivi e i morti, e ti facevi un'idea piuttosto chiara della differenza se vivevi in una
casa abitata dai topi, dove solo i pi svelti riescono a sfuggire alla trappola.
Negli anni Sessanta molti uomini  solo gli uomini, non le donne  frequentavano le scuole
serali per lavoratori, una delle tante iniziative progressiste della citt di Manchester. L'aspirazione a
migliorare se stessi non era considerata elitaria, n si pensava che i valori fossero relativi, o che tutta
la cultura fosse pi o meno identica, mettendo sullo stesso piano i film horror della Hammer e le opere
di Shakespeare.
Shakespeare era il principale argomento di studio in quelle scuole serali e nessuno diceva che la
sua lingua era difficile. Come mai? Perch non era difficile. Era la lingua della Bibbia del 1611, la
Versione di re Giacomo, data alle stampe nello stesso anno in cui venne pubblicizzata la prima
rappresentazione della Tempesta. Sempre in quell'anno, Shakespeare scrisse Il racconto d'inverno.
Si creava cos un proficuo senso di continuit, distrutto da quei colti personaggi benintenzionati
che, senza pensare alla ricaduta sulla cultura in senso pi ampio, privarono le Bibbie moderne della
lingua in cui erano state scritte. La ricaduta fu che le donne e gli uomini non istruiti, come mio padre, e
i bambini che frequentavano le scuole pubbliche, come me, non ebbero pi un facile accesso
quotidiano a quattrocento anni di lingua inglese.
Molti degli adulti che conoscevo, della generazione dei miei genitori, citavano Shakespeare e la
Bibbia, oppure i poeti metafisici come John Donne, senza rendersene conto, o facevano citazioni
sbagliate e le mescolavano.
Mia madre, sempre apocalittica, amava accogliere ogni notizia, buona o cattiva, con la frase:
Non chiedere per chi suona la campana pronunciata con il dovuto tono sepolcrale. Poich le chiese
protestanti non hanno campane, io non avevo capito che era un'allusione alla morte, e lo capii solo
quando, all'universit, scoprii che era una citazione erronea di un brano in prosa di John Donne, quello
che comincia con Nessun uomo  un'isola, intero per se stesso e che finisce con  non mandare
mai a chiedere per chi suona la campana.
Una volta, mio padre vinse alla lotteria del dopolavoro e torn a casa molto soddisfatto di s.
Mia madre gli chiese cos'era il premio.
Cinquanta sterline e due scatole di Wagon Wheels. (Erano dei biscottoni disgustosi, al gusto
di cioccolato, con l'immagine di un carro e di un cowboy sull'involucro.)
Mia madre non disse niente, cos mio padre aggiunse:  una buona notizia, Connie. Non sei
contenta?.
E lei: Non chiedere per chi suona la campana.
Nessuno parl pi.
C'erano altre frasi che ripeteva spesso. Un giorno si ruppe la cucina a gas. L'uomo che venne a
ripararla disse che la vedeva male, il che non ci stup, visto che sia la cucina a gas sia la parete erano
tutte annerite. Mrs Winterson comment:  colpa verso il cielo, peccato contro i morti e contro la
natura.  un fardello pesante per una cucina a gas.
Le piaceva quella frase, e pi di una volta la rifer a me; se qualche persona gentile le chiedeva
come stavo, Mrs Winterson abbassava lo sguardo e rispondeva sospirando:  colpa verso il cielo,
peccato contro i morti e contro la natura.
Per me era anche peggio di quanto lo fosse stato per la cucina a gas. A preoccuparmi era
soprattutto il riferimento ai morti, e mi domandavo a quale sfortunato parente defunto avessi arrecato
un'offesa cos grave.
In seguito, scoprii che erano versi di Amleto.
Un'espressione comune a lei e ad altri, per indicare un paragone sfavorevole, era: Come una
mela selvatica somiglia a una mela buona.
Lo dice il Buffone in Re Lear. Eppure potrebbe essere un proverbio del nord, forse perch la
tradizione della classe operaia  una tradizione orale, non libresca. Ma la ricchezza del suo linguaggio
deriva soprattutto dal fatto che a scuola si studiavano i classici imparandoli a memoria, e che si usava
un linguaggio creativo per raccontare una bella storia. Se ci ripenso, mi rendo conto che il nostro
bagaglio lessicale era tutt'altro che limitato e che amavamo le immagini.
Fino agli anni Ottanta, la cultura visiva, la cultura della televisione, la cultura di massa, non
avevano avuto un grande impatto al nord: da noi esisteva una forte cultura locale e il dialetto era ancora
la lingua principale. Me ne andai da Accrington nel 1979, e non  che le cose fossero molto diverse
rispetto al 1959. Nel 1990, quando siamo tornati per le riprese di Non ci sono solo le arance, prodotto
dalla BBC, era cambiato tutto.
Per la gente che conoscevo, i libri erano pochi e le storie erano dappertutto, e il modo di narrarle
era la cosa pi importante. Perfino un dialogo sull'autobus si trasformava in una storia.
Soldi non ne hanno, e allora in viaggio di nozze vanno a Morecambe.
Che peccato, non c' niente da fare a Morecambe dopo che ti sei fatto una nuotata.
Mi dispiace per loro.
Ah, ma il viaggio di nozze dura solo una settimana. Conosco una che dopo sposata ci ha
passato tutta la vita, a Morecambe.
Non chiedere per chi suona la campana
Mia madre raccontava storie, aneddoti dei tempi di guerra, di quando suonava la fisarmonica
nel rifugio antiaereo e aveva fatto scappare i topi. A quanto pare, i topi apprezzano i violini e il piano
ma non sopportano la fisarmonica.
E di quando cuciva i paracadute: tutte le ragazze rubavano la seta per farsi i vestiti.
E storie della sua vita futura, quando avrebbe avuto una casa grande e nessun vicino. Aveva
sempre desiderato che tutti si togliessero di torno. E quando me ne andai io non mi perdon mai.
Amava le storie di miracoli, forse perch la sua vita era quanto di pi lontano ci fosse da un
miracolo, come Giove  lontano dalla Terra. Credeva nei miracoli anche se non fu mai miracolata: be',
forse nella sua vita un miracolo c'era stato, e quello ero io, ma lei non sapeva che spesso i miracoli si
presentano sotto mentite spoglie.
Ero un miracolo nel senso che avrei potuto trascinarla fuori dalla sua vita e condurla in una vita
che le sarebbe piaciuta tanto. Non  successo, ma questo non vuol dire che non sarebbe potuto
succedere.  stata una lezione brutale: ho imparato a non trascurare e a non fraintendere quello che ho
tra le mani in un certo momento. Si pensa sempre che l'evento che cambier tutto  il miracolo  sia
altrove, ma spesso  proprio davanti ai nostri occhi. A volte siamo noi stessi, il miracolo.
Le storie di miracoli che prediligeva erano nella Bibbia, come quella dei Cinque Pani e dei Due
Pesci, forse perch non avevamo mai abbastanza da mangiare, e quelle di Ges in prima linea nel
Mondo.
Una delle mie preferite era la storia del Gigante dell'Alleluia, uno scherzo di natura alto due
metri e mezzo che, grazie alle preghiere dei fedeli, era rimpicciolito fino a un metro e novanta.
E c'erano le storie dei sacchi di carbone che apparivano dal nulla, e della sterlina che trovavi
magicamente nel borsellino proprio quando ne avevi pi bisogno.
Non le piacevano le storie di resurrezione. Diceva sempre che se fosse morta non dovevamo
pregare perch tornasse a vivere.
I soldi per il suo funerale erano nascosti in una cucitura delle tende, o perlomeno erano l fino a
quando non li rubai. Disfai l'orlo e trovai un biglietto, scritto nella bella grafia di cui andava tanto fiera.
Diceva: Jack, Jeanette, non piangete. Sapete dove sono.
Ma io piansi. Perch  la perdita la misura dell'amore?
4
Il guaio di un libro  che
In casa nostra c'erano solo sei libri.
Uno era la Bibbia e due erano commentari della Bibbia. Mia madre era una pamphlettista per
natura e sapeva che  la carta stampata a fomentare la ribellione e le controversie. La nostra non era una
casa secolare e mia madre non voleva che io fossi sviata da letture secolari.
Le chiesi perch non voleva libri in casa e lei rispose: Il guaio di un libro  che scopri cosa
contiene solo quando  troppo tardi.
Io pensai: Troppo tardi per cosa?.
Cominciai a leggere di nascosto  non avevo alternative  e ogni volta che aprivo le pagine di
un libro mi chiedevo se questa volta sarebbe stato troppo tardi: avrei bevuto il sorso fatale che mi
avrebbe trasformato per sempre, come il contenuto della bottiglia di Alice, o la diabolica pozione in Lo
strano caso del dottor Jekyill e di mister Hyde, o il liquido misterioso che segna il destino di Tristano e
Isotta.
Nei miti, nelle leggende, nelle fiabe, e in tutte le storie che attingono a queste narrazioni
primarie, le dimensioni e la forma sono approssimative e mutevoli. Lo sono anche la misura e la forma
del cuore, perch la persona amata pu essere improvvisamente disprezzata e la persona odiata pu
diventare oggetto d'amore. Pensate a cosa accade in Sogno di una notte di mezza estate, quando, grazie
alle gocce magiche che Puck gli versa negli occhi, Lisandro, un donnaiolo opportunista, si trasforma in
marito devoto. Nell'uso che Shakespeare fa della pozione magica non  l'oggetto del desiderio a essere
modificato  le donne rimangono sempre uguali  ma  l'uomo che  costretto a vederle in maniera
diversa.
Nella stessa commedia, Titania si invaghisce di uno sciocco dalla testa d'asino. Shakespeare fa
un uso malizioso della pozione, con l'intento, per, di mettere in discussione la realt: vediamo
veramente quel che crediamo di vedere? Amiamo come crediamo di amare?
Crescere  difficile. Stranamente, anche quando il nostro corpo  adulto, a quanto pare la nostra
crescita emotiva deve continuare, e questo implica al tempo stesso un'espansione e una riduzione, visto
che alcune parti di noi si sviluppano mentre ad altre dobbiamo rinunciare La rigidit non va mai
bene: finiremmo per essere fuori misura per il nostro mondo.
Un tempo la mia rabbia era cos grande che avrebbe riempito qualunque casa. Mi sentivo come
Pollicino, che doveva nascondersi sotto una sedia per non essere calpestato.
Ricordate come Sinbad raggira il genio? Sinbad apre la bottiglia, da cui salta fuori un genio alto
pi di tre metri, pronto a uccidere il povero Sinbad. Cos Sinbad fa leva sulla sua vanit e scommette
che non riuscir a rientrare nella bottiglia. Appena il genio ci rientra, Sinbad tappa il collo della
bottiglia per tenerlo prigioniero fino a quando non imparer le buone maniere.
Era Jung, non Freud, che apprezzava le fiabe per quello che ci rivelano della natura umana. A
volte, spesso, c' una parte di noi che  effimera e resistente, una rabbia cieca che pu uccidere noi
stessi e gli altri, capace di travolgere tutto. Non possiamo venire a patti con questa parte di noi,
resistente e furibonda, se prima non le insegniamo le buone maniere, ovvero se non la ricacciamo nella
bottiglia per farle vedere chi comanda. Non per reprimerla, ma per contenerla. Nella terapia, il
terapeuta fa da contenitore per quello che non riusciamo a esprimere, perch ci fa troppa paura, o per
quello che troppo spesso trova sfogo e distrugge le nostre vite.
Le fiabe ci avvertono che non esiste una misura standard:  solo un'illusione della vita
industriale, un'illusione contro cui ancor oggi lottano i contadini, quando cercano di fornire ai
supermercati verdure tutte uguali no, la misura  particolare e soggetta al cambiamento.
Le storie degli dei che assumevano sembianze umane  divinit in scala ridotta  sono anche
storie che ci mettono in guardia dal giudicare secondo le apparenze: nulla  ci che sembra.
Sono giunta alla conclusione che essere della misura giusta per il nostro mondo  e sapere che
anche noi, come il nostro mondo, non abbiamo dimensioni prefissate  sia un indizio prezioso per
imparare a vivere.
Mrs Winterson era troppo grande per il suo mondo, e allora si accucciava mesta e goffa sotto lo
scaffale pi basso, per poi, di tanto in tanto, ergersi nuovamente all'improvviso fino a raggiungere i tre
metri di altezza, incombendo su di noi. Poi, dal momento che era una metamorfosi inutile, ridondante,
distruttiva, o almeno cos sembrava, rimpiccioliva di nuovo, sconfitta.
Sono bassa di statura,  per questo che mi piacciono le storie di personaggi
minuscoli/svantaggiati, bench in queste storie non ci sia una contrapposizione netta tra una misura e
l'altra. Basti pensare, per esempio, a Jack e il fagiolo magico, che, in poche parole,  la storia di un
gigante brutto e stupido e del piccolo Jack, furbo e velocissimo. Ma l'elemento instabile 
rappresentato dalla pianta di fagiolo, che si trasforma in una specie di albero altissimo su cui Jack si
arrampica per raggiungere il castello. Questo ponte tra due mondi  imprevedibile e sorprendente.
Quando il gigante cerca di calarsi gi dall'albero all'inseguimento di Jack, la pianta di fagiolo deve
essere abbattuta in gran fretta. Questo mi fa pensare che la ricerca della felicit, che potremmo anche
chiamare vita,  costellata di elementi transitori e sorprendenti: andiamo in un luogo dove altrimenti
non saremmo riusciti ad andare e ne torniamo arricchiti, ma non possiamo restare l, non  il nostro
mondo, e non dobbiamo permettere che quel mondo precipiti sul mondo che abitiamo noi. La pianta di
fagiolo deve essere abbattuta. Ma le enormi ricchezze che provengono dall'altro mondo possono
essere portate nel nostro, come fa Jack, che se la squaglia con l'arpa magica e la gallina dalle uova
d'oro. Ci che conquistiamo si adeguer alla nostra misura e alla nostra forma, cos come le
principesse in miniatura e i principi ranocchi assumeranno le sembianze necessarie per la loro vita
futura, e per la nostra.
Le dimensioni contano.
Nel romanzo Il sesso delle ciliegie (1989), ho inventato un personaggio chiamato la Donna
Cane, una gigantessa che vive sul Tamigi. Lei soffre perch  troppo grande per il mondo. Era un'altra
versione di mia madre.
Sei libri mia madre non voleva che i libri cadessero nelle mie mani. Non aveva previsto che
io potessi cadere nei libri, che mi infilassi dentro di loro per stare al sicuro.
Ogni settimana Mrs Winterson mi mandava alla biblioteca comunale di Accrington a ritirare la
sua scorta di libri gialli. S,  una contraddizione, ma se sono nostre le contraddizioni non ci appaiono
mai tali. Le piacevano Ellery Queen e Raymond Chandler, e quando io le rinfacciavo le sue parole il
guaio di un libro  che scopri cosa contiene (e l cominciano le pene) quando ormai  troppo tardi
mi rispondeva che se sai gi che ci scappa il morto ti fa meno impressione.
Avevo il permesso di leggere saggi sui re e sulle regine, e opere di storia, ma per nessuna
ragione al mondo potevo leggere libri di narrativa. Erano quelli i libri che portavano guai.
La biblioteca comunale di Accrington, una biblioteca molto ben fornita, aveva sede in un
edificio in pietra ed era stata costruita in un'epoca che spronava al miglioramento personale e al
progresso. Fu terminata nel 1908, con i soldi della Carnegie Foundation. All'esterno c'erano le teste
scolpite di Shakespeare e di Milton, di Chaucer e di Dante. Dentro c'erano piastrelle art nouveau e
un'enorme vetrata con massime edificanti del tipo L'OPEROSIT E LA PRUDENZA VINCONO
SEMPRE.
La biblioteca ospitava tutti i classici della letteratura inglese, e qualche testo inaspettato come i
libri di Gertrude Stein. Non avevo idea di cosa leggere, n da dove cominciare, cos decisi di procedere
in ordine alfabetico. Grazie a Dio, lei di cognome faceva Austen
Uno dei sei libri che avevamo in casa era anomalo: La morte d'Art, di Thomas Malory. Era
una bella edizione illustrata, appartenuta a uno zio eccentrico e istruito, il fratello di sua madre. Per
questo mia madre l'aveva conservato e io lo lessi.
Le storie di Art, di Lancillotto, di Ginevra, di Camelot e del Santo Graal si depositarono in me
come la molecola mancante di un composto chimico.
Ho continuato a lavorare per tutta la vita sulle storie del Graal. Sono storie di perdita, di fedelt,
di fallimento, di agnizione, di seconde opportunit. Tutte le volte che le leggevo, posavo il libro e
saltavo la parte in cui Parsifal, nella sua ricerca del Santo Graal, un bel giorno vede la coppa
miracolosa, ma poich non riesce a fare la domanda giusta la coppa scompare dalla sua vista. Parsifal
vaga nella foresta per vent'anni, cercando quello che aveva gi trovato, che gli era stato dato, che
sembrava a portata di mano ma che non lo era.
E in seguito, nei momenti di difficolt con il mio lavoro, quando sentivo di aver perso qualcosa
a cui non sapevo nemmeno dare un nome, di essermene allontanata, era la storia di Parsifal a ridarmi la
speranza. Ci pu sempre essere una seconda opportunit.
In realt, non ci sono solo due opportunit, ce ne sono molte di pi. Ora, dopo cinquant'anni, so
che il paradigma del ritrovamento e della perdita, dell'oblio e del ricordo, della partenza e del ritorno, si
ripropone all'infinito. Per tutta la vita abbiamo una seconda opportunit, e finch viviamo, finch
avremo respiro, abbiamo sempre un'altra opportunit.
E, ovviamente, amavo la storia di Lancillotto perch ruota attorno al desiderio e all'amore non
corrisposto.
S,  vero, mia madre aveva ragione: le storie sono pericolose. Un libro  un tappeto magico che
ti fa volare altrove. Un libro  una porta. La apri. Entri. Potrai tornare indietro?
Avevo sedici anni e mia madre stava per buttarmi fuori di casa per sempre: avevo violato una
delle regole pi importanti, pi importante perfino del divieto sui libri. La regola proibiva il Sesso, e in
modo ancora pi categorico proibiva il Sesso con il Proprio Sesso.
Ero spaventata e infelice.
Ricordo una volta in cui andai in biblioteca a ritirare i gialli per mia madre. Tra i libri che aveva
prenotato, ce n'era uno che s'intitolava Assassinio nella cattedrale, di un certo T.S. Eliot. Pensava che
si trattasse di una storia macabra i cui protagonisti erano monaci malvagi, e a lei piaceva tutto quello
che poteva dare fastidio al papa.
Il libro mi sembrava un po' troppo breve  di solito i gialli sono abbastanza corposi  cos lo
sfogliai e vidi che era scritto in versi. Qualcosa non quadrava, in effetti. Non avevo mai sentito parlare
di T.S. Eliot. Credevo che fosse parente di George Eliot. La bibliotecaria mi spieg che l'autore era un
poeta americano, vissuto in Inghilterra per gran parte della sua vita. Era morto nel 1964, e aveva vinto
il premio Nobel.
Io non leggevo poesia, perch il mio obiettivo era leggere tutta la Narrativa inglese A - Z.
Ma questo libro era diverso
Lessi: Non  che un breve momento / Ma sappiate che un altro si prepara, sarete / Trafitte
all'improvviso da una gioia dolorosa.
Scoppiai a piangere.
I lettori alzarono gli occhi con aria di biasimo e la bibliotecaria mi redargu, perch a quei tempi
non era nemmeno permesso starnutire in una biblioteca, figuriamoci piangere. Cos uscii portando con
me il libro e lo lessi da cima a fondo, seduta sui gradini, nel vento che soffiava da nord.
Quel dramma inconsueto e di grande bellezza rese sopportabili le cose che erano accadute quel
giorno, e quel che rese sopportabile era un'altra famiglia sbagliata; del primo errore non ero
responsabile, ma tutti i figli adottivi tendono a incolparsi. Il secondo fallimento, invece, era tutto da
imputare a me.
Avevo le idee confuse sul sesso e sulla sessualit, e mi preoccupavo di problemi concreti del
tipo Dove vivere? Cosa mangiare? Come prendere un diploma?
Non c'era nessuno che potesse aiutarmi, ma i versi di T.S. Eliot mi furono d'aiuto.
Cos, quando sento dire che la poesia  un lusso, o un'opzione, un prodotto riservato alla classe
media colta, che non dovrebbe essere letta a scuola perch non  essenziale, tutte le cose stupide e
bizzarre che si dicono sulla poesia e sul posto che occupa nelle nostre vite, mi viene il sospetto che la
gente che parla cos abbia avuto la vita facile. Una vita dura ha bisogno di una lingua dura perch duro
 il linguaggio della poesia. Ecco cosa ci offre la letteratura: una lingua che ha il potere di dire le cose
come stanno.
Non  un luogo dove nascondersi.  un luogo dove ritrovarsi.
Era giunto il momento di andar via, e per molti motivi. I libri avevano avuto la meglio su di me,
e mia madre aveva avuto la meglio sui libri.
Lavoravo al mercato tutti i sabati e anche di gioved e di venerd, dopo la scuola,
impacchettando la merce. Con i soldi che guadagnavo mi compravo dei libri. Li introducevo in casa di
soppiatto e li nascondevo sotto il materasso.
Chiunque abbia un letto singolo di misura standard e una collezione di tascabili di misura
standard sapr che sotto il materasso possono starci vari strati di settantadue libri. Cos, a poco a poco,
il mio letto si sollevava, come quello della Principessa sul Pisello, e ben presto finii per dormire pi
vicino al soffitto che al pavimento.
Mia madre era un tipo sospettoso, ma se anche non lo fosse stata era evidente che sua figlia si
stava innalzando nel mondo.
Una notte entr in camera mia e vide l'angolo di un tascabile che spuntava da sotto il materasso.
Lo prese e lo esamin con la sua torcia. Una scelta sfortunata: Donne innamorate, di D.H. Lawrence.
Mrs Winterson sapeva che Lawrence era un satanista e un pornografo. Lo butt gi dalla
finestra, poi frug e rovist sotto il materasso in cerca degli altri facendomi cadere dal letto e lanci in
cortile tutti i miei libri. Io cercavo di afferrarli per salvarli, il cane li prendeva in bocca e correva via,
mio padre se ne stava l in pigiama senza intervenire.
Poi Mrs Winterson prese la stufetta portatile a paraffina che usavamo per scaldare il bagno,
scese in cortile, vers la paraffina sui libri e li incendi.
Guardavo le alte fiamme che li divoravano e ricordo di aver pensato al calore e alla luce che
emanavano in quella gelida notte saturnina di gennaio. E per me i libri sono sempre stati luce e calore.
Li avevo ricoperti con la plastica perch erano preziosi. Ora non c'erano pi.
La mattina dopo, brandelli di carta stampata svolazzavano nel cortile e nel vicolo. Puzzle
bruciati di libri. Ne raccolsi qualche frammento.
Forse  questa la ragione per cui scrivo cos, raccogliendo frammenti, dubbiosa di una
narrazione continua. Che cosa dice Eliot? Con questi frammenti ho puntellato le mie rovine
Per un po' rigai dritto, ma intanto avevo fatto una scoperta importante: tutto quello che  al di
fuori di te ti pu essere sottratto, in ogni momento. Solo ci che  dentro di te  al sicuro.
Cominciai a imparare i testi a memoria. Avevamo sempre imparato a memoria lunghi passi
della Bibbia, e pare che le persone legate alle tradizioni orali abbiano pi memoria di chi si affida ai
testi scritti.
C'era un tempo in cui la conservazione dei documenti non era una procedura amministrativa:
era una forma d'arte. I poemi pi antichi venivano composti per commemorare e per ricordare una
vittoria in battaglia, o la vita di una trib. L'Odissea, Beowulf, oltre a essere dei poemi, hanno una
funzione pratica. Se non puoi trascrivere una storia, come puoi tramandarla? La memorizzi. La reciti.
Il ritmo e le immagini della poesia la rendono pi facile da ricordare, pi facile da declamare
rispetto alla prosa. Io avevo bisogno anche della prosa, e cos creai le mie versioni condensate dei
romanzi dell'Ottocento: perseguivo l'effetto magico, senza preoccuparmi troppo della trama.
Avevo dei versi dentro di me, una fila di luci che guidavano il mio cammino. Avevo il
linguaggio.
La narrativa e la poesia sono una terapia, una medicina. Quello che guariscono  la frattura che
la realt crea nell'immaginazione.
Avevo subito un danno e una parte molto importante di me era stata distrutta: era questa la mia
realt, cos era andata la mia vita. Ma nonostante tutto, c'era la persona che sarei potuta diventare, le
sensazioni che avrei potuto provare, e fin quando trovavo le parole per esprimere questa realt, le
immagini per raffigurarla, le storie per narrarla, non ero perduta.
C'era il dolore. C'era la gioia. C'era la gioia dolorosa di cui aveva parlato Eliot. Avevo
sperimentato questa gioia dolorosa salendo sulla collina sopra la nostra casa, camminando su quelle
lunghe strade che sembravano non finire mai e che, partendo dalla citt, arrivavano in cima alla collina.
Le strade non asfaltate. Le strade che scendevano fino ai Factory Bottoms.
Mi guardavo attorno e non mi sembrava di guardare dentro uno specchio o dentro un mondo.
Era il luogo dove mi trovavo, non il luogo dove sarei stata. I libri non c'erano pi, ma erano solo
oggetti: quel che contenevano non poteva andare distrutto altrettanto facilmente. Quel che contenevano
era gi dentro di me, e insieme saremmo andati lontano.
E mentre contemplavo il mucchietto fumante di carta e inchiostro, ancora caldo nel freddo
mattino, compresi che c'era qualcos'altro che potevo fare.
'Fanculo pensai. Li scriver io.
5
Casa
La nostra casa era una casetta in una lunga fila di casette. La strada era selciata, il marciapiede
di solide lastre di pietra di York. La nostra casa, al numero 200, era quasi in cima alla salita.
C'era un corridoio stretto e scuro, con vari ganci appendiabiti e un contatore del gas a moneta.
A destra del corridoio c'era il salotto, con una lampada a stelo, un radiogrammofono, un divano e due
poltrone in similpelle e una vetrinetta.
Proseguendo lungo il corridoio trovavi una scala ripida che portava al piano di sopra. Poi
c'erano il soggiorno, la cucina, il cortile, la carbonaia e il gabinetto esterno, che chiamavamo Betty.
Di sopra c'erano due stanze, una sulla destra e una sulla sinistra. Quando compii quattordici
anni, dalla stanza umida e piena di spifferi sulla sinistra vennero ricavati una cameretta per me e un
bagno per tutta la famiglia. Fino ad allora avevamo usato il vaso da notte. Fino ad allora, dormivamo
tutti e tre nella stessa stanza. C'erano il letto matrimoniale dove dormiva mio padre, e dove dormiva
mia madre quando lui non c'era, e un letto singolo addossato al muro dove dormivo io. Ho sempre
avuto il sonno pesante.
Nello spazio tra i letti c'era un tavolino con una lampada a forma di mappamondo dalla mia
parte, e, dalla sua, un orologio sveglia con ballerina rotante e una lampada da comodino.
Mrs Winterson aveva un debole per gli apparecchi elettrici multiuso di pessimo gusto.  stata
una delle prime donne ad avere un corsetto riscaldato. Purtroppo quando si surriscaldava emetteva un
bip per avvisare chi lo indossava. Dato che per definizione il corsetto lo portava sotto la sottoveste, il
vestito, il grembiule e il cappotto, l'unica cosa che poteva fare per rinfrescarsi era togliersi il cappotto e
andare in cortile. Se pioveva le toccava rifugiarsi nella Betty.
Era un bel gabinetto, con le pareti dipinte di bianco e una torcia appesa dietro la porta. Io ci
portavo i libri e stavo l a leggere di nascosto, adducendo problemi di stitichezza. Era un rischio, perch
Mrs Winterson era una fanatica delle supposte e dei clisteri. Ma c' sempre un prezzo da pagare per la
propria arte
La carbonaia non era un bel posto: era umida, sporca, fredda. Odiavo essere rinchiusa l dentro,
molto pi che essere chiusa fuori di casa, sui gradini. Quando succedeva, gridavo e battevo sulla porta,
ma non serviva a niente. Una volta riuscii a buttarla gi, ma poi le presi. La mamma non mi picchiava
mai. Aspettava che tornasse mio padre e gli diceva quanti colpi doveva darmi, e con che cosa, se usare
la bacchetta di plastica, la cinghia o semplicemente le mani.
A volte passava un giorno intero prima che la punizione fosse somministrata e io facevo fatica a
collegarla alla colpa, e la punizione mi sembrava arbitraria e insensata. Non li rendeva pi autorevoli. E
dopo un po' non la temevo nemmeno pi. Non modificava il mio comportamento. Me li faceva odiare,
non sempre, e il mio odio era quello degli inermi, un odio sordo che a tratti divampava e che a poco a
poco divenne il fondamento della nostra relazione. Un odio fatto di carbone, che bruciava lentamente
come il carbone, e si ravvivava ogni volta che c'era un'altra colpa, un altro castigo.
La classe operaia del nord dell'Inghilterra viveva in un mondo di brutalit quotidiana. Gli
uomini picchiavano le donne  o, come diceva D.H. Lawrence, gli davano una bella battuta  per
tenerle al loro posto. Molto pi di rado, ma si sapeva che succedeva, erano le donne a picchiare i mariti,
e se lo facevano in nome del principio morale del me lo sono meritato  perch si erano ubriacati,
perch erano andati a donne o si erano giocati i soldi che servivano a mandare avanti la casa  allora gli
uomini non reagivano e si rassegnavano.
I bambini prendevano sberle quasi tutti i giorni, e ogni tanto venivano picchiati. Ma tra di loro
si azzuffavano sempre  anche le femmine  e io ho imparato a non dare troppa importanza al dolore
fisico. E anch'io picchiavo le mie ragazze, fino a quando ho capito che non era una cosa accettabile.
Ancor oggi, quando sono in collera, avrei voglia di prendere a pugni la persona che mi fa arrabbiare.
Non si risolvono cos le cose, lo so, e ci ho messo molto a riconoscere la violenza che avevo
dentro di me, che non era blanda. Ci sono persone che non commetterebbero mai un omicidio. Io non
sono una di queste persone.
 meglio saperlo. Meglio sapere chi sei, e cosa c' dentro di te, quel che puoi fare, che potresti
fare se ti provocano fino all'esasperazione.
Mio padre cominci a picchiare la sua seconda moglie qualche anno dopo che si erano sposati.
Lillian mi chiam a casa, nei Cotswolds, e disse: Tuo padre mi ha tirato addosso della roba. Io ho
ricambiato.
Loro due vivevano in un alloggio protetto per anziani, un contesto improbabile per una scena di
violenza domestica, e mio padre aveva settantasette anni. Non la presi sul serio. Cosa mai potevano
tirarsi addosso? Le dentiere?
Sapevo che lui picchiava mia madre prima che trovassero Ges e so che sia lei sia sua madre le
prendevano da mio nonno, ma quand'ero bambina mio padre mi picchiava solo se glielo ordinava la
mamma.
Il giorno seguente decisi di andare ad Accrington. Appena arrivai, dopo quattro ore di viaggio,
lui venne spedito a comprare pesce e patatine. Lillian fece il t e me lo diede in un bicchiere di plastica.
C'erano cocci di stoviglie dappertutto.
Guarda che fine ha fatto il mio servizio da t disse Lillian. Fra l'altro l'ho comprato e pagato
coi miei soldi, non con i suoi.
Era profondamente offesa, soprattutto perch Mrs Winterson aveva collezionato per tutta la vita
le porcellane Royal Albert, un orrendo servizio da tavola con stucchevoli motivi floreali esposto nella
vetrinetta. Lillian aveva convinto mio padre a venderlo e a ricominciare da capo.
Lillian aveva dei lividi. Mio padre sembrava imbarazzato.
Lo portai in macchina nel Trough of Bowland. Lui amava le colline e le vallate del Lancashire,
come le amavo io. Quando era un uomo forte mi caricava sul portapacchi della bicicletta e pedalava per
dieci miglia, fino a Pendle Hill. Lasciavamo l la bici e camminavamo per tutto il giorno. Sono stati i
momenti pi felici della mia infanzia.
Mio padre era un tipo taciturno, goffo e insicuro nel parlare, mentre io e la mamma eravamo
svelte di lingua e irrefrenabili nei nostri litigi e negli scambi di battute. Io per credo che sia stato lo
stile di conversazione di Mrs Winterson, simile a quello dei Testimoni di Geova  un soliloquio durato
tutta una vita, in realt , a ridurlo al silenzio pi di quanto non fosse nella sua natura.
Gli chiesi spiegazioni di tutti quei cocci e mio padre non disse niente per una mezz'ora, poi si
mise a piangere. Bevemmo un po' di t dal thermos e lui mi parl della guerra.
Aveva partecipato allo sbarco in Normandia. Era nella prima ondata di assalto. Non avevano
munizioni, solo le baionette. Aveva ucciso sei uomini con la sua baionetta.
Mi raccont di quando era tornato a casa in licenza, a Liverpool. Era cos stanco che era entrato
in una casa abbandonata, aveva tolto le tende dalle finestre, si era sdraiato sul divano e le aveva usate
per coprirsi. Era stato svegliato all'alba da un poliziotto che lo scuoteva per la spalla: non sapeva
cos'era successo?
Mio padre si era guardato intorno, mezzo addormentato. Era ancora sdraiato sul divano, coperto
dalle tende, ma la casa non c'era pi. Era stata bombardata nella notte.
Mi raccont di quando, nel periodo della Depressione, lui e suo padre giravano per il porto di
Liverpool in cerca di lavoro. Era nato nel 1919, un bambino concepito nel clima di festa della fine della
Prima guerra mondiale, ma poi si erano dimenticati di festeggiarlo. Si erano dimenticati di occuparsi di
lui. Era della generazione cresciuta in tempo per fare la prossima guerra.
Aveva vent'anni quando fu chiamato alle armi. Conosceva l'abbandono e la povert e sapeva
che dovevi colpire prima di essere colpito.
Tutte quelle esperienze, depositate sul fondo del suo essere, erano riaffiorate, portando con s i
brutti sogni su Mrs Winterson e sui primi anni della loro vita coniugale.
Io le volevo bene continuava a ripetere.
S, le volevi bene, e ora vuoi bene a Lillian, e non devi tirarle addosso la teiera.
Connie non mi perdoner mai di essermi risposato.
Sta' tranquillo, pap. Sar contenta di saperti felice.
Ah no, non credo.
E io penso che ha ragione lui, che non lo perdoner, a meno che il cielo non sia solo il luogo del
riposo eterno, ma anche un centro dove eseguono trapianti di personalit. Decido di non dirglielo.
Mangiamo del cioccolato, in silenzio. Poi lui dice: Ho avuto paura.
Non devi avere paura, pap.
No, no. Fa cenni di assenso, rassicurato, come un bambino.  sempre stato come un bambino,
e a me dispiace non essermi occupata di lui, mi dispiace che ci siano cos tanti bambini di cui nessuno
si occupa, e che dunque non possono crescere. Possono invecchiare, ma non crescere. Per crescere ci
vuole amore. Se sei fortunato, l'amore arriver. Se sei fortunato non colpirai l'amore in faccia.
Disse che non l'avrebbe fatto mai pi. Accompagnai Lillian a comprare nuove stoviglie.
Mi piacciono queste tazze con il beccuccio E a me piaceva che lei chiamasse cos i boccali,
 bella l'idea che in quelle tazze tu possa metterci il becco.
La colpa  di Connie disse. Avrebbero dovuto rinchiuderla per quello che ha fatto a te e a
tuo padre. Lo sai che era matta, vero? Tutti quei deliri su Ges, e le notti in piedi, e quando ti buttava
fuori di casa, e la pistola, e i corsetti riscaldati, e i versetti della Bibbia appiccicati ovunque. Lo sai che
ho costretto tuo padre a grattarli via dalle pareti? Lui ti ha sempre voluto bene, solo che lei non glielo
permetteva. Non voleva che tu te ne andassi di casa.
Lillian, lo sai che non mi ha mai difesa.
Lo so, lo so. Gliel'ho detto e quella casa orribile e quell'orribile porcellana Royal Albert.
Mia madre si era sposata al di sotto della sua condizione. Sposarsi al di sotto della propria
condizione voleva dire non avere denaro e non avere prospettive. Sposarsi al di sotto della propria
condizione voleva dire dimostrare a tutti i tuoi vicini che, pur non essendo messa meglio di loro, eri
migliore di loro. Essere migliore di loro voleva dire avere una vetrinetta.
Ogni penny risparmiato finiva in una scatola di biscotti con la scritta ROYAL ALBERT, e ogni
porcellana Royal Albert finiva nella vetrinetta.
I servizi Royal Albert sono decorati con rose e hanno il bordino d'oro. Va da s che li usavamo
solo a Natale e al compleanno di mia madre, che cadeva in gennaio. Per il resto del tempo erano
esposti.
Eravamo stati contagiati dalla febbre del Royal Albert. Io mettevo da parte gli spiccioli. Mio
padre faceva gli straordinari, e i nostri sforzi erano ripagati perch ogni dono di un piatto o di una
salsiera la faceva felice, per quanto lei lo potesse essere. La felicit era sempre dall'altra parte
dell'antina, ma almeno la poteva vedere al di l del vetro, come un detenuto che riceve la visita
agognata della persona che ama.
Voleva essere felice, e credo che questo fosse uno dei motivi per cui si infuriava con me. Io non
riuscivo a vivere nella pattumiera cosmica chiusa con il coperchio. Se il suo inno preferito era Dio li ha
cancellati, il mio era Esultate, santi del Signore.
Lo canto ancora, e l'ho insegnato ai miei amici e alle mie figliocce, ed  davvero assurdo e, a
mio parere, meraviglioso. Eccolo qui:
Esultate, santi del SignoreNon c' nulla che vi pu turbareNulla che vi pu spaventareNulla che vi far
dubitare.Ricordate che Ges vi salverE chi ha fede in lui esulterQuando l'alba sorger, vi pentiretedi
esservi crucciati.	E cos la mamma cantava al piano Dio li ha cancellati e io, rinchiusa nella
carbonaia, cantavo Esultate, santi del Signore.
Il problema dell'adozione  che non sai mai cosa ti capiter.
A casa vivevamo in modo un po' strano.
Non andai alla scuola materna prima dei cinque anni, perch stavamo dal nonno per assistere la
nonna morente. La scuola avrebbe creato un problema in pi.
Io mi arrampicavo sul lettone della nonna, nel salotto che si affacciava sul giardino di rose. Era
una bella stanza luminosa e io ero sempre la prima a svegliarmi.
Fra noi due c'era la complicit che a volte lega i bambini piccoli e i vecchi. Mi piaceva andare
in cucina, salire in piedi su uno sgabello e preparare i sandwich con la marmellata e la panna, facendo
un sacco di pasticci. Erano l'unica cosa che la nonna poteva mandar gi, per via del cancro alla gola.
Mi piacevano molto, ma del resto mi piaceva qualsiasi cosa si potesse mangiare, e inoltre a quell'ora
non c'erano i Morti che giravano per la cucina. O forse la mamma era l'unica che li vedeva.
Quando i sandwich erano pronti, mi avvicinavo al lettone della nonna  dovevo avere quattro
anni  la svegliavo e li mangiavamo insieme, macchiando le lenzuola di marmellata, e poi ci
mettevamo a leggere. Lei leggeva per me e io per lei. Ero brava a leggere, non puoi non esserlo se la
tua prima lettura  la Bibbia e io ho sempre amato le parole.
La nonna mi aveva comprato tutti i libri della serie Orlando the Marmalade Cat, di Kathleen
Hale, che narravano le avventure di un gatto molto arancione e molto disinvolto.
Erano tempi felici. Un giorno venne a trovarci la mamma del pap. Questa  tua nonna, mi
dissero.
Io risposi: Ce l'ho gi una nonna. Non ne voglio un'altra.
Lei e mio padre ci rimasero male, e il mio rifiuto venne interpretato come un'ulteriore prova
della mia natura malvagia. Ma a nessuno venne in mente che, nel mio ingenuo calcolo aritmetico, il
risultato di avere due madri era che la prima se n'era andata per sempre. Perch con due nonne non
avrebbe dovuto accadere lo stesso?
Avevo paura della perdita.
Quando la nonna mor, fui io a trovarla. Non sapevo che fosse morta. Sapevo solo che non stava
leggendo la storia, n mangiando il sandwich con la marmellata e la panna.
E poi abbiamo fatto i bagagli e abbiamo lasciato la casa del nonno con i tre giardini e il bosco
ripido sul retro.
Siamo ritornati in Water Street. Nella casa due-su e due-gi.
Fu allora, credo, che a mia madre venne la depressione.
Nei sedici anni che ho vissuto a casa dei miei, mio padre o era di turno in fabbrica o era in
chiesa. Questa era la sua routine.
Mia madre stava sveglia tutta la notte ed era depressa tutto il giorno. Questa era la sua routine.
Io ero a scuola, in chiesa, in giro per le colline, oppure leggevo di nascosto. Questa era la mia
routine.
Imparai presto la segretezza. A nascondere il mio cuore. A nascondere i miei pensieri. Ormai
mia madre aveva deciso che ero la Culla Sbagliata e io facevo di tutto per rafforzare la sua
convinzione. Lei mi osservava per cogliere i segni della possessione diabolica.
Quando diventai sorda, non mi port dal medico, perch sapeva che le cause della mia infermit
potevano essere solo due: o era Ges che, nel tentativo di salvare la mia anima indegna, mi tappava le
orecchie per non farmi sentire le cose di questo mondo, o era Satana che bisbigliava cos forte da
perforarmi i timpani.
Fu una vera disdetta diventare sorda pi o meno nello stesso periodo in cui scoprii la mia
clitoride.
Mrs W era a dir poco antiquata. Sapeva che la masturbazione causava la cecit, quindi non le ci
volle molto per concludere che causava anche la sordit.
Non lo trovavo giusto, perch parecchie persone di nostra conoscenza portavano l'apparecchio
acustico e gli occhiali.
In biblioteca c'era un'intera sezione di libri a caratteri grandi. Notai che era accanto ai cubicoli
per lo studio individuale. Si poteva desumere che una cosa portava all'altra.
In ogni caso, fui operata di adenoidi, quindi non erano stati Ges o Satana a tapparmi le
orecchie: la colpa era solo della mia natura abietta.
Quando mia madre mi port in ospedale e mi mise nel lettino del reparto pediatrico, scavalcai
subito le sbarre e le corsi dietro.
Camminava davanti a me con la sua giacca di nylon: alta, massiccia e solitaria. Sento ancora il
pavimento di linoleum lucido e scivoloso sotto i miei piedi nudi.
Panico. Lo provo ancora adesso. Dovevo aver pensato che mi avesse riportato indietro, che
volesse darmi un'altra volta in adozione.
Ricordo quel pomeriggio in ospedale, mi avevano dato l'anestetico e io mi ero messa a
inventare una storia su un coniglietto senza pelo. La mamma gli aveva dato un giubbetto ornato di
gioielli, ma una faina glielo aveva rubato. Era inverno
Dovr finire questa storia, prima o poi
Mi ci  voluto molto tempo per capire che esistono due tipi di scrittura: una la scrivi tu, l'altra
scrive te. Quella che scrive te  pericolosa. Ti porta dove non devi andare. Ti fa vedere quel che non
vuoi vedere.
Dopo l'episodio delle adenoidi e del coniglio, decisero di mandarmi alla scuola materna. Ero
preoccupata, perch mia madre la chiamava il Vivaio, e quando le chiesi che cosa fosse esattamente un
Vivaio mi rispose che era quel che sarebbe stato il nostro lavello se lei non ci avesse versato la
candeggina.
Mi raccomand di stare alla larga dagli altri bambini, che evidentemente erano sopravvissuti al
trattamento con la candeggina, e in effetti mi sembravano tutti molto pallidi.
Alla scuola materna leggevo, scrivevo, facevo le somme, nient'altro. Me la cavavo bene, ma le
maestre non la pensavano cos:  quello che succede ai bambini cattivi. Avevo accettato il marchio di
bambina cattiva. Meglio avere un'identit che non averne nessuna.
Passavo il tempo a disegnare l'Inferno e portavo a casa i disegni per mostrarli alla mamma.
C'era una bella tecnica per disegnare l'Inferno: prendevo un foglio, tracciavo delle strisce nei colori pi
brillanti dell'arcobaleno, poi le coprivo passandoci sopra un pastello a cera nero. Infine prendevo uno
spillo e incidevo la carta. Nei punti in cui il nero veniva scalfito riapparivano i colori. Uno scenario
drammatico e di sicuro effetto, specialmente per le anime smarrite.
Quando lasciai la scuola materna con una nota di infamia per aver bruciato la cucina giocattolo,
la direttrice, che si vestiva sempre di tweed nero perch era in lutto per la Scozia, disse a mia madre che
avevo una personalit dominante e aggressiva.
Aveva ragione. Picchiavo gli altri bambini, femmine e maschi, e quando non capivo che cosa
mi dicevano durante la lezione non esitavo a uscire dall'aula, e se gli insegnanti cercavano di farmi
tornare indietro li morsicavo.
Mi rendo conto che il mio non era un comportamento ideale, ma mia madre credeva che fossi
posseduta dal demonio e la direttrice della scuola era in lutto per la Scozia. Era difficile essere normali.
Tutte le mattine mi svegliavo da sola per andare a scuola. Mia madre lasciava sul tavolo una
scodella di cornflakes e un thermos con del latte. Non avevamo il frigo e per gran parte dell'anno non
ci serviva: la casa era fredda, il nord dell'Inghilterra era freddo, e il cibo che compravamo lo
mangiavamo subito.
Mrs Winterson aveva un repertorio di storie terrificanti sui frigoriferi: sprigionavano gas che ti
stordivano, nel motore andavano a infilarsi i topolini, i sorci venivano attratti dai topolini morti i
bambini ci rimanevano intrappolati senza scampo; conosceva due persone il cui figlio pi piccolo era
entrato nel frigorifero per giocare a nascondino ed era morto congelato. Avevano dovuto sbrinare il
frigo per tirarlo fuori. Dopo la disgrazia, il tribunale port via gli altri figli della coppia. Non capivo
perch non avessero semplicemente portato via il frigo.
Tutte le mattine, quando scendevo dabbasso, soffiavo sul fuoco per farlo ripartire e leggevo il
biglietto lasciato sul tavolo: c'era sempre un biglietto ad attendermi. Il biglietto cominciava con una
generica raccomandazione sulla pulizia personale  MANI, FACCIA, COLLO E ORECCHIE  e
proseguiva con un monito della Bibbia, per esempio Cercate il Signore. Oppure Vegliate e pregate.
Il monito variava ogni giorno. Le parti da lavare restavano le stesse.
Quando compii sette anni, a casa nostra arriv una cagnolina, e avevo l'incarico di portarla a
fare il giro dell'isolato e di darle da mangiare prima di andare a scuola. Cos l'elenco divent:
LAVARSI, PORTARE FUORI LA CAGNOLINA, DARLE DA MANGIARE, LEGGERE.
Tornavo a casa per la seconda colazione, come nel nord chiamano il pranzo, perch la scuola
elementare era l vicino. A quell'ora mia madre era gi in pista: mangiavamo il pasticcio di carne coi
piselli e leggevamo la Bibbia.
Quando sono andata alla scuola media, che era pi lontana, non tornavo a casa per pranzo,
perci non pranzavo. Mia madre si era rifiutata di fornire informazioni sul nostro reddito, cos non ho
avuto diritto alla mensa gratuita, anche se non avevamo i soldi per pagare i pasti. Di solito mettevo
nella cartella due fette di pane bianco con un po' di formaggio e mi arrangiavo cos.
Nessuno lo trovava strano e non lo era. Erano molti i bambini che non mangiavano in modo
adeguato.
Di sera noi mangiavamo in modo adeguato perch avevamo l'orto e le nostre verdure erano
buone. Mi piaceva coltivare le verdure, le coltivo tuttora, e questa attivit mi d un piacere tranquillo.
Avevamo le uova delle nostre galline, ma, dato che la carne ce la potevamo permettere solo due volte la
settimana, la nostra dieta era povera di proteine.
Il gioved sera mangiavamo sempre le cipolle o le patate del nostro orto. Mio padre veniva
pagato di venerd e il gioved seguente i soldi erano gi finiti. D'inverno finiva anche il credito del
contatore del gas e di quello dell'elettricit, cos le cipolle e le patate non erano mai ben cotte e noi le
mangiavamo nell'oscurit rischiarata dalla lampada a paraffina.
Tutti quelli che abitavano nella nostra strada erano nelle medesime condizioni. I blackout del
gioved erano un evento frequente.
Non avevamo la macchina, n il telefono, n il riscaldamento. D'inverno, sui vetri delle finestre
si formava il ghiaccio.
Avevamo sempre freddo, ma ci eravamo abituati. Mio padre da piccolo girava scalzo, dunque
perlomeno i nostri piedi avevano fatto qualche progresso.
In casa c'era un focolare con il carbone, e io avevo imparato a prepararlo e ad accenderlo gi a
cinque anni, quando avevamo lasciato la casa del nonno, che aveva i termosifoni, per tornare nella
nostra casetta umida e piena di spifferi. Mio padre mi aveva insegnato a fare il fuoco e io ero molto
fiera delle mie dita scottate e dei capelli bruciacchiati.
Era mio compito arrotolare i pezzi di carta, metterli a mollo nella paraffina e riporli, uno sopra
l'altro, in una scatola di latta sigillata. Mio padre raccoglieva la legna e la tagliava. Il carbonaio, un ex
spasimante di mia madre, le regalava sacchi di quel materiale che chiamavano polverino. Lei riteneva
che quegli omaggi fossero un insulto alla sua dignit morale, ma li accettava.
Quando mia madre andava a letto  pi o meno alle sei di mattina  spargeva il polverino sul
fuoco per tenerlo basso e caldo, e mi lasciava dei pezzi di carbone per riaccenderlo alle sette e mezzo.
Restava sveglia tutte le notti ad ascoltare trasmissioni segrete che annunciavano il Vangelo alla Russia
sovietica, al di l della Cortina di Ferro. Impastava torte, cuciva, lavorava a maglia, rammendava e
leggeva la Bibbia.
Era una donna molto sola. Una donna sola che desiderava soltanto che qualcuno la conoscesse.
Ora io credo di conoscerla, ma  troppo tardi.
O forse no?
Freud, uno dei grandi maestri della narrativa, sapeva che il passato non  compiuto, come il
tempo lineare sembra suggerire. Possiamo sempre ritornare. Possiamo raccogliere quello che abbiamo
fatto cadere. Possiamo riparare quello che altri hanno rotto. Possiamo parlare con i morti.
Mrs Winterson si lasciava alle spalle le cose che non sapeva fare.
E una di queste era farci sentire a casa.
Il filosofo rumeno Mircea Eliade parla della casa  in senso ontologico, non solo geografico  e,
con una bella espressione, la definisce il centro del reale.
La casa, ci dice,  l'intersezione di due linee: una verticale, l'altra orizzontale. La linea verticale
ha il paradiso, o l'aldil, a una estremit, e il mondo dei morti all'altra. Il piano orizzontale  costituito
dai traffici di questo mondo, che non si fermano mai: i nostri traffici e quelli degli altri che si
affaccendano attorno a noi.
La casa  il luogo dell'ordine. Un luogo dove l'ordine delle cose si ricompone  i vivi e i morti,
lo spirito degli antenati e degli abitanti attuali  e dove si concentra e trova pace tutto l'andirivieni.
Si pu andarsene di casa solo quando c' una casa da dove andarsene. E l'addio alla casa non
implica solo una separazione geografica o spaziale, ma una separazione emotiva, voluta o non voluta.
Decisa o ambivalente.
Per il profugo, per il senzatetto, la mancanza di questa coordinata cruciale, di uno spazio dove
collocare la propria personalit, ha gravi conseguenze. Nel migliore dei casi bisogner che venga a patti
con la sua condizione, che la compensi. Nel peggiore dei casi, un deportato, nel senso letterale di
persona portata altrove, non sapr mai orientarsi, perch non c' un vero Nord. Non c' un punto
cardinale. La casa  molto pi di un rifugio: la casa  il nostro centro di gravit.
I popoli nomadi imparano a portare con s le loro case, e gli oggetti familiari vengono ridisposti
o ricostruiti di luogo in luogo. Quando traslochiamo, portiamo con noi l'idea della casa, un'idea
invisibile ma di grande forza. Per salvaguardare la nostra sanit mentale e la continuit delle nostre
emozioni non dobbiamo necessariamente rimanere nella stessa casa o nello stesso luogo, ma abbiamo
bisogno di una solida struttura interiore, e questa struttura  costituita anche da ci che avviene fuori di
noi. Il dentro e il fuori delle nostre vite sono i gusci dove impariamo a vivere.
La casa per me  stata problematica. Non ha rappresentato l'ordine, non ha significato la
sicurezza. Me ne sono andata a sedici anni, sono stata in tanti posti, e poi, finalmente, quasi per caso,
ho trovato e abitato due case, entrambe modeste, una a Londra e una in campagna. Non le ho mai
condivise con nessuno.
Non posso dire di esserne felice. Ho vissuto con qualcuno, e l'ho fatto per tredici anni, ma ci
sono riuscita solo riservandomi molto spazio. Non sono un tipo disordinato, anzi, e mi piace cucinare e
pulire; il problema  che mi  difficile tollerare la presenza costante di un'altra persona. Preferirei che
non fosse cos, perch vorrei davvero vivere con la persona che amo.
Solo che non credo di esserne capace.
Dunque  meglio che io accetti questa mia inadeguatezza, il mio bisogno di mantenere la
distanza e di proteggere la mia privacy.
Mrs Winterson non aveva mai rispettato la mia privacy. Frugava tra le mie cose, leggeva i miei
diari, i miei quaderni, le mie storie, le mie lettere. Non mi sono mai sentita al sicuro in casa e quando
lei mi ha costretta ad andarmene mi sono sentita tradita. L'orribile sensazione di non avere mai avuto
radici e di non poterle mettere mai ora  mitigata dal fatto che possiedo due case e che posso entrarci e
uscirne a mio piacimento.
Non ho mai avuto la chiave della casa in Water Street. Potevo entrarci solo se lo decideva lei,
altrimenti dovevo restare fuori. Non so perch mi piacciono ancora tanto i gradini d'ingresso: sembra
una cosa perversa, dal momento che ho passato un sacco di tempo seduta l fuori, ma le due parti della
casa che mi erano pi care ad Accrington sono quelle di cui ancora oggi non so fare a meno.
La soglia e il focolare.
Le mie amiche mi prendono in giro perch lascio sempre aperta la porta di casa fin quando non
 ufficialmente ora di andare a letto o fin quando non nevica fin dentro la cucina. La prima cosa che
faccio al mattino, appena sveglia,  aprire la porta sul retro. La seconda, d'inverno,  accendere il
fuoco.
Tutte le ore passate senza far niente, seduta sui gradini, mi hanno dato il senso dello spazio
liminale. Mi piace il modo in cui i gatti amano stare un po' dentro e un po' fuori, per assecondare sia il
loro lato domestico sia quello selvatico, e anch'io mi sento selvatica e domestica. Posso stare in casa,
ma solo se la porta  aperta.
E immagino che sia questa la chiave: nessuno mi chiuder pi dentro, n fuori. La mia porta 
aperta, e sono io ad aprirla.
La soglia e il focolare sono spazi mitici. Entrambi hanno connotazioni sacre e cerimoniali, nella
storia del nostro mito personale. Varcare la soglia significa entrare in un altro mondo  nel mondo
interiore o in quello esteriore  e non possiamo mai sapere davvero cosa c' dall'altra parte della porta
fino a quando non la apriamo.
Tutti noi sogniamo porte familiari e stanze sconosciute. Il regno di Narnia si raggiunge
attraverso una porticina nascosta in un armadio. Nella favola di Barbabl c' una porta che non deve
essere aperta. I vampiri non possono oltrepassare una soglia cosparsa di aglio. Apri la porta della
piccola Tardis, la macchina del tempo, e dentro troverai uno spazio vasto e mutevole.
L'usanza di portare in braccio la sposa nella sua nuova casa  un rito di passaggio: ci si 
lasciati alle spalle un mondo e si entra in un altro. Ancor oggi, lasciare la casa dei nostri genitori  un
atto che significa molto di pi che prendere una valigia e andarsene.
La porta di casa nostra pu essere un dolce miraggio, oppure una visione che ci terrorizza: di
rado  solo una porta.
Gli sconfinamenti e le retromarce, i mondi diversi, gli spazi significativi, sono le coordinate di
ciascuno di noi, e nella mia narrativa ho cercato di renderle paradigmatiche.
Le storie personali hanno un senso per gli altri quando diventano paradigmi e parabole.
L'intensit di una storia  per esempio la storia che ho raccontato in Non ci sono solo le arance  si
libera in uno spazio pi grande di quello che occupava in quel tempo e in quel luogo. La storia varca la
soglia che collega il mio mondo al vostro. Ci incontriamo sui gradini della storia.
I libri per me sono una casa. I libri non fanno una casa, sono una casa, nel senso che, cos come
apri una porta, apri un libro e ci entri. Dentro trovi un'altra dimensione temporale e un'altra dimensione
spaziale.
Trovi anche un calore, un focolare. Mi siedo a leggere un libro e avverto una sensazione di
tepore. Come mi succedeva in quelle fredde notti passate sui gradini d'ingresso.
Mrs Winterson ha vissuto nella casa di Water Street dal 1947 al giorno della sua morte, nel
1990. Quella casa era un santuario per lei? Non credo. Era il luogo dove voleva essere? No
Detestava gli spazi angusti e squallidi, eppure non poteva ambire ad altro. Nel corso degli anni
mi sono comprata un paio di case grandi solo per provare ad avere qualcosa che sarebbe piaciuto a lei.
In realt, io ho gusti pi sobri, ma non lo sapevo prima di avere comprato e venduto case per
compiacere il fantasma di mia madre.
Come quasi tutti, ho vissuto a lungo con mio padre e mia madre  cos che comincia Non ci
sono solo le arance, e nel finale la ragazza, che chiameremo Jeanette, torna a casa e vede che quasi
nulla  cambiato: c' un nuovo organo elettrico che aggiunge un po' di bassi e di percussioni ai canti
natalizi, ma per il resto la vita  quella di sempre, con la figura monumentale della madre china nella
casetta piena di porcellane Royal Albert e di apparecchi elettrici, impegnata ad annotare i conti della
chiesa sul libro mastro, o a fumare di nascosto, di notte, in una nuvola di insetticida, le sigarette che
tiene in una scatola con su scritto ELASTICI.
Come succede a molti, se volgo lo sguardo al passato la casa paterna mi appare congelata nel
tempo, o meglio fuori dal tempo.  un'immagine nitida, immutata, e vi si pu accedere solo aprendo
una porta della mente.
Apprezzo il fatto che le societ preindustriali, e ancor oggi le culture religiose, distinguano due
dimensioni temporali: il tempo lineare, che  anche ciclico perch la storia si ripete bench sembri
progredire, e il tempo reale, che non  soggetto all'orologio o al calendario, ed era il luogo dell'anima.
Il tempo reale  reversibile e redimibile.  questo il motivo per cui, nei riti religiosi, un evento che 
accaduto una volta viene rivissuto, come succede a Pesach, a Natale, a Pasqua, o, nella tradizione
pagana, nei riti della Mezza Estate e nell'agonia del dio morente. Prendendo parte al rituale usciamo
dal tempo lineare ed entriamo nel tempo reale.
Il tempo  ingabbiato solo quando viviamo in un mondo meccanizzato. Allora ci trasformiamo
in controllori dell'orologio e servitori del tempo. Come il resto della nostra vita, il tempo diventa
uniforme e standardizzato.
Quando me ne sono andata di casa, a sedici anni, ho comprato un piccolo tappeto. Era il mio
mondo arrotolato.
Lo srotolavo in qualunque stanza, in qualunque alloggio provvisorio dove mi sia capitato di
abitare. Era la mappa di me stessa. Invisibili agli occhi degli altri, ma racchiuse nel tappeto, erano tutte
le stanze in cui avevo vissuto, per qualche settimana, per qualche mese. Quando dormivo per la prima
volta in un luogo estraneo, mi sdraiavo sul letto e traevo conforto nel guardare il tappeto: mi ricordava
che avevo tutto ci che mi serviva, anche se quel che avevo era cos poco.
A volte ci tocca vivere in posti precari e provvisori. Posti inadatti. Posti sbagliati. A volte il
rifugio sicuro non ci  di aiuto.
Perch me ne sono andata di casa a sedici anni?  stata una di quelle scelte importanti che
cambiano per sempre la tua vita. Se mi guardo indietro, mi sembra di essermi spinta ai confini del buon
senso, mentre la cosa sensata da fare sarebbe stata rimanere tranquilla, tirare avanti, perfezionare l'arte
della menzogna e rimandare la fuga.
Ho constatato che optare per la scelta pi sensata  una buona idea soltanto quando ci si trova di
fronte a decisioni irrilevanti. Per le questioni cruciali, che possono cambiarti la vita, bisogna rischiare.
E poi c' la sorpresa: quando rischi, quando fai la cosa giusta, quando ti spingi fino ai confini
del buon senso e ti avventuri in un territorio estraneo, lasciandoti alle spalle gli odori familiari, le luci
conosciute, non provi una grande gioia, un'energia infinita.
Sei infelice. Le cose peggiorano.
 il tempo del lutto. Della perdita. Della paura. Ci trafiggiamo di domande. E poi ci sentiamo
colpiti e feriti.
E allora saltano fuori tutti i codardi che ci dicono: Visto? Te l'avevo detto.
In realt, non ci avevano detto niente.
6
Chiesa
Questa non  una chiesa, sono due case attaccate.
La Chiesa pentecostale Elim, in Blackburn Road, ad Accrington,  stata il centro della mia vita
per sedici anni. Non aveva banchi, n altare, n navata o presbiterio, non aveva vetrate e nemmeno le
candele o l'organo.
C'erano sedie di legno pieghevoli, un lungo pulpito basso, pi simile a un palcoscenico che alla
tradizionale cassa sostenuta da colonne, un pianoforte da pub e una vasca.
La vasca veniva riempita d'acqua per le funzioni battesimali. Cos come Ges aveva battezzato
i suoi discepoli nel Giordano, anche noi immergevamo i fedeli in una profonda pozza di acqua tiepida,
che veniva riscaldata lentamente il giorno prima della funzione.
Ai battezzandi veniva data una scatolina dove riporre la dentiera e gli occhiali. Prima ci
mettevano solo gli occhiali, ma poi successe che Mrs Smalley, aprendo la bocca per lodare il Signore,
perse i denti di sopra. Il pastore non sapeva nuotare, cos un membro del gregge dovette tuffarsi per
recuperarla  nel frattempo noi, a mo' d'incoraggiamento, cantavamo Io vi far pescatori di uomini 
ma l'impressione generale era che, se perdere una dentiera era sfortuna, perderne due sarebbe stata vera
e propria incuria. E cos, chi aveva la dentiera veniva battezzato senza, e all'epoca erano in molti ad
averla.
C'era un acceso dibattito sull'opportunit di venire seppelliti/cremati con o senza la dentiera.
Come molte confessioni evangeliche, la comunit di Elim credeva nella resurrezione dei corpi
nel Giorno del Giudizio; Mrs Winterson non ci credeva, ma non si pronunciava. Il quesito era il
seguente: se ti eri fatto togliere tutti i denti, come si usava fino agli anni Sessanta, nel Giorno del
Giudizio ti sarebbero stati restituiti? E se te li avessero restituiti, quelli finti sarebbero stati d'intralcio?
E se non te li restituivano, ti toccava passare l'eternit senza denti?
C'era chi sosteneva che non aveva importanza, perch nessuno avrebbe mangiato nell'aldil;
altri invece dicevano che era molto importante, perch tutti volevamo fare bella figura al cospetto di
Ges
E il dibattito continuava
Mrs Winterson non voleva che il suo corpo risuscitasse perch non l'aveva mai amato,
nemmeno per un solo istante di un solo giorno. Nonostante credesse alla Fine dei Tempi, intuiva che
l'idea della resurrezione del corpo era priva di fondamento scientifico. Quando le chiesi il perch, mi
rispose che aveva visto i cinegiornali della Path su Hiroshima e Nagasaki, e che sapeva tutto di Robert
Oppenheimer e del Progetto Manhattan. Aveva vissuto la guerra. Suo fratello era stato arruolato
nell'aviazione e mio padre nell'esercito: era la loro vita, non solo la storia. Disse che dopo la bomba
atomica non si poteva pi credere nella massa, che era tutta una questione di energia. Questa vita 
tutta massa. Quando ce ne andremo, saremo solo energia, punto e basta.
Ci ho riflettuto molto spesso. Mia madre aveva compreso un principio infinitamente complesso
e assolutamente semplice. Per lei, le cose del mondo che sarebbero finite, il cielo e la terra arrotolati
come una pergamena, di cui parlava il libro della Rivelazione, erano manifestazioni dell'inevitabile
momento di passaggio dalla massa all'energia. Suo zio, l'amato fratello della sua amata madre, era uno
scienziato. Lei era una donna intelligente e a un certo punto, tra tutta quella folle teologia e il
manicheismo, la depressione e il rifiuto dei libri, della conoscenza, della vita, aveva visto sganciare la
bomba atomica e aveva capito che la vera natura del mondo  l'energia, non la massa.
Ma non cap mai che l'energia avrebbe potuto essere la sua vera natura in questa vita. Che non
doveva essere per forza intrappolata nella massa.
I battezzandi, avvolti in un lenzuolo bianco, intimiditi o spavaldi, dovevano rispondere a una
semplice domanda del pastore: Accetti il Signore Ges Cristo come tuo Salvatore?.
La risposta era: S. Il battezzando entrava nella vasca e, sorretto da due uomini robusti,
veniva immerso nell'acqua: moriva alla vecchia vita, riemergeva in un nuovo giorno. Quando usciva
dall'acqua, bagnato fradicio, gli restituivano i denti e gli occhiali e lo spedivano in cucina ad asciugarsi.
Le funzioni battesimali erano molto seguite, e al termine c'era sempre una cena con sformato di
patate e carne trita.
La Chiesa pentecostale Elim non battezzava i neonati. Il battesimo  riservato agli adulti, o a
coloro che stanno per diventarlo: io avevo tredici anni. Nessuno pu essere battezzato dalla chiesa Elim
se non ha consacrato la sua vita a Ges e non ha pienamente compreso il significato della sua
promessa. L'esortazione che Cristo rivolge ai suoi seguaci affinch nascano due volte  alla nascita
fisica deve fare seguito quella spirituale   coerente con le cerimonie religiose di iniziazione delle
culture pagane e delle societ tribali. Ci deve essere un rito di passaggio tra la vita che ti viene data per
caso e la vita che scegli, e dev'essere vissuto consapevolmente.
Ci sono dei vantaggi psicologici nello scegliere consciamente la vita, e di conseguenza un modo
di vivere, invece di limitarsi ad accettarla come un dono animale governato dai capricci della natura e
del caso. La seconda nascita protegge la psiche favorendo sia la riflessione su se stessi sia la ricerca
del significato.
So che tutto questo pu facilmente diventare l'ennesima lezione imparata a memoria, dove
niente in realt viene scelto e qualsiasi risposta, per quanto stupida, viene preferita a una disamina
obiettiva. Ma il principio resta valido. Ho visto che molti uomini e donne della classe operaia, me
compresa, hanno vissuto una vita pi profonda e pi consapevole di quanto sarebbe stato possibile
senza la Chiesa. Non erano persone istruite, ma lo studio della Bibbia affinava le loro menti. Si
incontravano dopo il lavoro e discutevano animatamente. Il senso di appartenenza a qualcosa di pi
grande e di pi importante li faceva sentire uniti e dava un significato alle loro vite.
La vita senza significato di un essere umano non ha la dignit dell'istinto animale. Non
possiamo soltanto mangiare, dormire, cacciare e riprodurci: siamo creature che cercano un significato.
Il mondo occidentale ha rinunciato alla religione ma non all'anelito religioso; a quanto pare abbiamo
bisogno di uno scopo pi alto, di un senso da dare alle nostre vite, perch il denaro, il piacere, il
progresso sociale non bastano.
Dovremo trovare nuovi modi di trovare un significato, ma non  chiaro come ci riusciremo.
Per i membri della Chiesa evangelica Elim la vita era piena di miracoli, di segni, di prodigi e di
intenti pratici.
Era cos che era cominciato il movimento nel 1915, a Monaghan, in Irlanda, anche se il
fondatore, George Jeffreys, era un gallese. Il nome Elim viene dal libro dell'Esodo, 15,27. Mos marcia
nel deserto con gli Israeliti: sono stanchi e scoraggiati e aspettano un segno da Dio, quando,
improvvisamente, giunsero a Elim, dov'erano dodici sorgenti d'acqua e settanta palme e si
accamparono quivi presso le acque.
Se una gallina non faceva le uova, bastava pregare per lei e di l a poco sarebbe arrivato un
uovo. Nelle funzioni pasquali benedicevamo sempre le galline, e parecchi le avevano; le nostre stavano
nell'orto, molti le tenevano nel cortile sul retro. La visita di una volpe si trasformava subito in una
parabola sui trucchi subdoli di Satana. Una gallina che non faceva le uova malgrado tutte le preghiere
era come un'anima che si era allontanata da Ges, una creatura orgogliosa e improduttiva.
Se stendevi il bucato e si metteva a piovere bastava radunare un gruppetto di fedeli e pregare
perch arrivasse un bel vento secco. Nessuno aveva il telefono, e allora bussavamo dai vicini per
chiedere il loro aiuto. Per Mrs Winterson non lo faceva mai: lei pregava da sola, in piedi, pi simile a
un profeta del Vecchio Testamento che a un umile peccatore in ginocchio.
La sua sofferenza era la sua corazza. A poco a poco divenne la sua pelle. Poi non riusc pi a
togliersela. Mor senza antidolorifici, e nel dolore.
Per gli altri della congregazione, per me, la certezza della vicinanza di Dio dava un senso
all'incertezza. Non avevamo conti in banca, n telefoni, n automobili, n bagni in casa, spesso
nemmeno tappeti, nessuna sicurezza del posto di lavoro e pochissimi soldi. La chiesa era un luogo di
mutuo soccorso e di possibilit immaginative. Nessuno di noi si sentiva intrappolato o senza speranza.
Che importava possedere un solo paio di scarpe e non avere niente da mangiare il gioved sera prima
del giorno di paga? Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia e tutte queste cose vi saranno date
in aggiunta
 un buon consiglio, se il regno di Dio  il luogo che conta veramente, il luogo svincolato dai
fatti e dai calcoli della quotidianit, se  ci che ami disinteressatamente
In un mondo che  diventato strumentale e utilitarista, il simbolo del regno di Dio  ed  un
simbolo, non un luogo  rappresenta la sfida dell'amore all'arroganza del potere e alle illusioni della
ricchezza.
Luned sera: riunione della SorellanzaMarted sera: studio della BibbiaMercoled sera: incontro di
preghieraGioved sera: riunione della Fratellanza/Black & DeckerVenerd sera: gruppo dei giovani
Sabato sera: incontro per il rinnovamento della fede (altra sede)Domenica: giornata comunitaria	Le
riunioni della Fratellanza dedicate al Black & Decker erano incontri finalizzati alla manutenzione
dell'edificio della chiesa o ad aiutare qualcuno dei fratelli con i lavoretti di riparazione in casa. Gli
incontri per il rinnovamento della fede del sabato erano l'evento clou della settimana, perch di solito
prevedevano la visita a un'altra chiesa, o, in estate, una crociata in tenda.
La nostra chiesa aveva un grande tendone e ogni estate c'era la Gloriosa Crociata itinerante. I
miei genitori avevano rinnovato la loro promessa di matrimonio in una tenda della Gloriosa Crociata,
eretta in uno spiazzo sotto il viadotto di Accrington.
Mia madre amava le Gloriose Crociate. Dubito che credesse alla met delle cose a cui si
supponeva credesse, e inoltre si inventava un bel po' di teologia. Ma sono convinta che, dopo la sera
nella tenda in cui lei e mio padre trovarono il Signore, lei avesse rinunciato per sempre alla tentazione
di andarsene con una valigia per non tornare mai pi.
E cos, tutti gli anni, quando Mrs Winterson vedeva il tendone piantato nel campo e sentiva
l'armonium suonare Resta con me, mi afferrava per la mano e mi diceva: Sento l'odore di Ges.
L'odore della tela bagnata (al nord l'estate  piovosa), l'odore della minestra che veniva
preparata per il pranzo, l'odore della carta umida su cui erano stampati gli inni: era quello l'odore di
Ges.
Se si vogliono salvare le anime  e chi non le vuole salvare?  allora una tenda sembra proprio
la struttura temporanea pi adeguata.  una metafora della nostra vita provvisoria, una vita senza
fondamenta, che rischia sempre di essere spazzata via.  una storia d'amore con gli elementi. Il vento
soffia, la tenda ondeggia, chi si sente perduto e solo? Risposta: tutti noi. L'armonium suona Ges  il
nostro grande amico.
Sotto un tendone ti senti in sintonia con gli altri, anche se non li conosci. Essere l, tutti insieme,
crea un legame, e quando vedi le facce sorridenti e senti l'odore della minestra, e la persona seduta
vicino a te ti chiede come ti chiami,  molto probabile che tu voglia essere salvato. L'odore di Ges 
un buon odore.
Il tendone rappresentava quel che la guerra era stata per la generazione dei miei genitori. Non la
vita reale, ma una parentesi in cui le regole della normalit non valevano pi. Ti dimenticavi delle
bollette e delle seccature. C'era uno scopo comune.
Mi sembra di vederli: mio padre con il cardigan e la cravatta di maglia, che, all'ingresso del
tendone, stringeva la mano ai nuovi arrivati; mia madre, a met del corridoio, che li aiutava a trovare
posto.
E poi ci sono io, che distribuisco i fogli degli inni o dirigo i cori; nelle chiese evangeliche si
cantano molti inni in coro, tutti con versi brevi e allegri, con melodie trascinanti, facili da memorizzare.
Come Esultate, santi del Signore.
 difficile cogliere le contraddizioni, a meno che tu non le abbia vissute: il cameratismo, la
felicit semplice, la gentilezza, la condivisione, il piacere di avere qualcosa da fare tutte le sere in una
citt dove non c'era niente da fare poi opponete questo quadro idilliaco alla crudelt del dogma, alla
deprimente rigidit delle regole: niente alcolici, niente sigarette, niente sesso (o, se eri sposato, il
minimo indispensabile), niente cinema (unica eccezione I dieci comandamenti, con Charlton Heston
nel ruolo di Mos), niente letture a parte la letteratura devozionale, niente vestiti costosi (tanto non ce li
potevamo permettere), niente balli (solo in chiesa ballavamo una specie di giga irlandese, foriera di
un'estasi divina), niente musica pop, niente giochi di carte, niente pub, nemmeno per bere un succo
d'arancia. La televisione era ammessa, fuorch di domenica. Di domenica coprivamo l'apparecchio con
un panno.
Ma io ero contenta quando, durante le vacanze estive, cominciava la Gloriosa Crociata e
inforcavo la bicicletta e pedalavo per trenta o quaranta miglia per raggiungere il luogo dove avevano
piantato il tendone; c'era sempre qualcuno ad accoglierti con una salsiccia o un pasticcio di carne e poi
arrivava il momento del raduno, e, ore dopo, quelli che erano arrivati da lontano s'infilavano nei loro
sacchi a pelo e si mettevano a dormire per terra. Poi tornavamo tutti a casa in bicicletta.
Mrs Winterson veniva in autobus da sola cos poteva fumare.
Un giorno arriv con zia Nellie. Fumavano tutte e due e avevano fatto il patto di non dirlo a
nessuno. Zia Nellie prima era metodista, ma poi aveva cambiato idea. La chiamavano tutti zia Nellie
anche se non aveva nessun parente. Credo che fosse nata con quel nome.
Viveva in un quartiere operaio fatiscente di case in pietra, una-su e una-gi. Il gabinetto era in
comune con due vicini. Era molto pulito, i gabinetti erano sempre molto puliti, e in quello c'era una
foto della giovane regina Elisabetta II in divisa militare. Qualcuno aveva scritto sul muro DIO LA
BENEDICA.
Zia Nellie condivideva il gabinetto ma aveva il suo rubinetto privato, anche questo all'esterno,
da cui usciva solo acqua fredda. In casa c'era una stufa di ferro alimentata a carbone su cui erano
appoggiati un grande bollitore di alluminio e un pesante e antiquato ferro da stiro. Secondo noi lo usava
ancora per stirare, ma di sera lo metteva nel letto come fosse uno scaldino.
Nubile, con le gambe arcuate e i capelli crespi, era magra come chi non ha mai avuto
abbastanza da mangiare, e andava sempre in giro con il cappotto.
Quando arrivarono le donne per comporre la salma, dovettero tagliar via i bottoni del cappotto
per toglierglielo e dissero che la stoffa era rigida come un pezzo di lamiera.
Scoprimmo che portava biancheria intima di lana, compreso il bustino, calze di lana e una
specie di sottoveste patchwork fatta di tanti pezzettini: penso che nel corso degli anni ne avesse via via
cuciti di nuovi e sostituito quelli pi vecchi. Aveva una pesante sciarpa di seta da uomo, invisibile sotto
il cappotto, e siccome era un oggetto di lusso ci domandammo se fosse il dono di un amante.
Se aveva avuto un amante, doveva essere stato ai tempi della guerra. La sua amica disse che
tutte le donne ce l'avevano ai tempi della guerra, sia le sposate sia le nubili, era cos che andavano le
cose.
Comunque fosse andata, ora lei aveva addosso la sciarpa, la biancheria intima e il cappotto.
Niente vestito, niente gonna, niente camicetta.
Pensammo che forse negli ultimi tempi stava troppo male per avere la forza di vestirsi, anche se
l'avevamo vista andare in chiesa e al mercato. Nessuno sapeva quanti anni avesse.
Era la prima volta che salivamo in camera sua.
Una stanzetta nuda, con una finestrina tappezzata di carta di giornale per eliminare gli spifferi.
Sul pavimento di assi di legno era steso un tappeto ruvido, di quelli che si fanno in casa con gli avanzi
di cotone, che se ne stava abbandonato l come un cane triste.
C'era un letto di ferro su cui erano ammucchiate trapunte bitorzolute, di quelle che bastava
un'anatra sola a imbottire.
C'era una sedia su cui era posato un cappello polveroso. C'era un vaso da notte. Sulla parete
c'era una fotografia di zia Nellie da giovane, con un vestito a pallini bianchi e neri.
C'era un armadio e nell'armadio c'erano due completi puliti di biancheria intima rammendata e
due paia di calze di lana pesanti. Il vestito a pallini bianchi e neri era appeso e avvolto nella carta da
pacchi. Vi erano stati applicati dei sottoascella, come si faceva prima dell'invenzione del deodorante.
Di sera bastava lavare i sottoascella insieme alle calze.
Guardammo da ogni parte ma c'era poco da guardare. Zia Nellie teneva sempre addosso il
cappotto perch non aveva vestiti.
Le donne la lavarono e le misero il vestito a pallini. Mi mostrarono come rendere presentabile il
cadavere. Non era il primo che vedevo: mi ero seduta a mangiare i sandwich con panna e marmellata
sul letto della Nonna Morta, e al nord, negli anni Sessanta, le bare venivano lasciate aperte per tre
giorni in casa e nessuno ne rimaneva turbato.
Ma toccare un cadavere ti d un senso di straniamento  per me  cos ancor oggi , la pelle 
subito diversa e tutto si rattrappisce. Eppure non consegnerei mai a un estraneo il corpo di una persona
amata perch lo lavi e lo vesta.  l'ultima cosa che puoi fare per quella persona, l'ultima cosa che
potete fare insieme, che possono fare i vostri due corpi insieme. No, non  una cosa da lasciare a un
estraneo
Zia Nellie era povera, eppure due volte alla settimana radunava tutti i bambini del vicinato che
riusciva a far entrare nella sua unica stanza al pianterreno e preparava una zuppa di cipolle o di patate. I
bambini si portavano la loro scodella e lei serviva la zuppa con il mestolo.
Insegnava loro le canzoni e raccontava le storie della Bibbia, e trenta o quaranta bambini
affamati facevano la coda fuori da casa sua e a volte portavano qualcosa che gli avevano dato le loro
madri  una ciambellina, caramelle  e le dividevano fraternamente. Avevano tutti i pidocchi. Le
volevano bene e lei voleva bene a loro. Chiamava la sua catapecchia buia e umida, con una sola
finestrella e le pareti annerite, l'Angolo del Sole.
 stata la mia prima lezione d'amore.
Avevo bisogno di lezioni di amore. Ne ho bisogno ancora, perch non c' niente di pi semplice
e di pi difficile dell'amore. L'amore incondizionato  quel che un bambino dovrebbe ricevere da un
genitore, anche se raramente  cos. Per me non  stato cos, ed ero una bambina molto nervosa e
guardinga. Ero anche una piccola teppista: non avrei mai permesso agli altri bambini di picchiarmi, n
mi avrebbero mai visto piangere. Non potevo rilassarmi a casa, n sparire in uno spazio tranquillo dove
essere sola in presenza di altri. Come avrei potuto, con i Morti che giravano per la cucina, e i topi
travestiti da ectoplasmi, e le tempeste di accordi al pianoforte, e la pistola del tempo che fu, e mia
madre, una catena montuosa che ti sbarrava la strada, e il suo perenne rimuginare, e la paura al
momento di andare a dormire  se mio padre era di turno e lei veniva a letto voleva dire la luce accesa
tutta la notte e lei che leggeva i libri sul Giudizio Universale  e l'Apocalisse sempre imminente be',
di certo casa mia non era un posto dove rilassarsi.
Molti bambini lasciano qualcosa da mangiare per Babbo Natale quando si cala gi dal camino.
Io preparavo dei regali per i Quattro Cavalieri dell'Apocalisse.
Arriveranno stanotte, mamma?
Non chiedere per chi suona la campana.
Mrs Winterson non aveva una personalit rassicurante. Se le chiedevi un po' di conforto non te
lo dava mai. Non le chiesi mai se mi voleva bene. Mi voleva bene nei giorni in cui ne era capace. Sono
assolutamente convinta che non riuscisse a fare di pi.
Quando l'amore  inaffidabile, e tu sei una bambina, finisci per credere che sia questa la vera
natura dell'amore. Solo da adulti vediamo gli errori dei nostri genitori. All'inizio, l'amore che ricevi 
l'amore che rimane in te.
Non sapevo che l'amore potesse avere una sua continuit. Non sapevo che si potesse fare
affidamento sull'amore. Il Dio di Mrs Winterson era il Dio del Vecchio Testamento e pu darsi che
modellare la propria personalit su una divinit che esige l'amore assoluto dai suoi figli, ma al tempo
stesso non ha nessuno scrupolo ad annegarli (vedi l'arca di No), a uccidere quelli che provocano la sua
ira (vedi Mos) e a permettere che Satana rovini la vita del pi innocente degli uomini (vedi Giobbe),
sia controproducente per l'amore.
 vero, Dio diventa meno severo grazie al suo rapporto con gli esseri umani, ma Mrs Winterson
non era un tipo interattivo: non amava gli esseri umani e non si  mai trasformata, n  migliorata. Mi
umiliava e poi mi faceva una torta per rimediare, e molte volte, dopo avermi chiuso fuori di casa, o
nella carbonaia, la sera seguente mi portava a mangiare pesce e patatine e ci sedevamo sulla panchina
davanti alla friggitoria a guardare il viavai della gente.
Per gran parte della mia vita mi sono comportata pi o meno come lei, perch era quella la
lezione che avevo appreso sull'amore.
Se a questo si sommano il mio carattere focoso e l'intensit dei miei sentimenti, l'amore si
trasforma in un'arma piuttosto pericolosa. Non mi sono mai intossicata di droghe, ma d'amore, di un
amore sconsiderato e folle, pi simile a un danno che a una cura, a un crepacuore che a un cuore sano.
E ho combattuto, ho sferrato attacchi e anch'io il giorno dopo ho cercato di rimediare. E me ne sono
andata senza una parola e senza pentirmene.
L'amore  vivido. Non ho mai voluto la versione sbiadita. L'amore  forza alla massima
potenza. Non ho mai voluto la versione diluita. Non mi sono mai sottratta all'enormit dell'amore, ma
non sapevo che l'amore potesse essere affidabile come il sole. Il sorgere quotidiano dell'amore.
Zia Nellie trasformava l'amore in zuppa. Non voleva ringraziamenti e non stava facendo una
buona azione. Di marted e di gioved nutriva d'amore tutti i bambini che riusciva a trovare, e se anche
i Quattro Cavalieri dell'Apocalisse avessero buttato gi il gabinetto esterno, irrompendo coi loro
destrieri nella cucina dal pavimento in pietra, lei li avrebbe accolti con una scodella di zuppa.
Qualche volta andavo anch'io nella sua casetta, ma non mi sono mai soffermata a riflettere sul
senso del suo gesto. Solo pi tardi, molto pi tardi, mentre cercavo di reimparare l'amore, ho
cominciato a pensare a quella semplice continuit e a quello che significava. Forse se avessi avuto dei
figli l'avrei capito prima, o forse li avrei feriti come io ero stata ferita.
Non  mai troppo tardi per imparare ad amare.
Ma  uno sforzo che spaventa.
In chiesa sentivamo parlare dell'amore tutti i giorni, e un giorno, dopo l'incontro di preghiera,
una ragazza pi grande di me mi baci. Scoprii me stessa e il mio desiderio. Avevo quindici anni.
M'innamorai cos'altro potevo fare?
Eravamo come qualsiasi altra coppia di ragazzi dell'et di Romeo e Giulietta: ci guardavamo
trasognate, ci incontravamo in segreto, ci scambiavamo bigliettini a scuola, parlavamo di quando
saremmo fuggite lontano e avremmo aperto una libreria. Prendemmo l'abitudine di dormire insieme a
casa sua, perch sua madre faceva il turno di notte. Poi una sera fu lei a venire a dormire da me in
Water Street, un evento raro, perch Mrs Winterson non amava avere ospiti.
Ma Helen venne da me e, con la complicit della notte, ci infilammo nello stesso letto. Poi ci
addormentammo. Arriv mia madre con la sua torcia. Ricordo di essermi svegliata con la luce puntata
sulle nostre facce, simile a un faro che illuminava prima il volto di Helen e poi il mio. La torcia che
perlustrava il nostro lettino e lampeggiava alla finestra come un segnale.
Era un segnale. Era il segnale alla fine del mondo.
Mrs Winterson era un'escatologa. Credeva nella Fine dei Tempi e la metteva in scena. A casa,
le nostre emozioni erano quasi sempre estreme. Spesso tutto sembrava definitivo, senza ritorno.
Quando mi sorprese a rubare dei soldi disse: Non mi fider mai pi di te. E cos fece. Quando seppe
che tenevo un diario disse: Non nascondevo mai nulla a mia madre per io non sono tua madre,
vero?. E smise di esserlo. Le dissi che volevo imparare a suonare il suo piano e lei dichiar: Quando
sarai tornata da scuola l'avr venduto. E mantenne la parola.
Ma se rimanevo sdraiata a letto, fingendo di non vedere la torcia, fingendo di dormire, e poi mi
rintanavo di nuovo nell'odore di Helen, sarei riuscita a convincermi che non era successo niente,
perch in verit non era successo niente. Non quella notte.
Non potevo immaginare che le aveva permesso di rimanere a dormire da noi solo perch voleva
delle prove. Aveva intercettato una lettera. Ci aveva viste mano nella mano. Aveva visto come ci
guardavamo. La sua mente corrotta non poteva concepire lo spazio libero e pulito che ci eravamo
ritagliate.
La mattina dopo non disse nulla e rest in silenzio anche per i giorni seguenti. Non mi parlava
quasi mai, ma spesso sembrava perdersi dentro se stessa. C'era una gran calma, come prima di
un'incursione aerea.
E poi l'incursione aerea si scaten.
Accadde durante una funzione della domenica mattina, uguale a tante altre. Ero arrivata tardi e
mi accorsi che tutti mi guardavano. Dopo i canti e le preghiere, il pastore disse che due membri del
gregge si erano macchiati di un peccato abominevole. Lesse il versetto della Lettera ai Romani 1,26: Le
loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura
Appena sentii quelle parole capii cosa sarebbe accaduto. Helen scoppi in lacrime e corse fuori
dalla chiesa. A me venne ordinato di andare a parlare con il pastore. Era un uomo paziente, giovane.
Non credo che volesse uno scandalo. Era Mrs Winterson a volerlo, con il sostegno di un buon numero
di quelli della vecchia guardia. Era necessario un esorcismo.
Nessuno riusciva a credere che una ragazza devota come me potesse avere avuto rapporti
carnali  e per giunta con una persona del suo stesso sesso  a meno che non ci fosse lo zampino del
Diavolo.
Dissi che il Diavolo non c'entrava niente. Dissi che amavo Helen.
Il mio atteggiamento di sfida peggior la situazione. Non sapevo di avere un demone dentro di
me, invece Helen individu subito il suo e disse che si era impossessato di lei, s, s, era quella la verit.
La odiai perch si era arresa. L'amore valeva cos poco da poter essere rinnegato in un istante?
La risposta era s. L'errore che avevano fatto quelli della congregazione era dimenticare che io
ero stata rinnegata appena ero venuta al mondo. Al momento della mia nascita l'amore non aveva retto,
e ora si era creato un nuovo strappo. Non volevo credere che l'amore fosse fatto di un materiale cos
delicato. Mi ci aggrappai con pi forza, perch Helen aveva mollato la presa.
Mio padre era contrario all'esorcismo, ma non fece niente per opporsi. Rimase in fabbrica oltre
il normale orario di lavoro e fu mia madre che accolse gli anziani per il rito di preghiera e di rinuncia.
Loro avrebbero pregato e io rinunciato: loro fecero la loro parte ma io non feci la mia.
Ci si aspettava che il demone saltasse fuori e magari desse fuoco alle tende, oppure che entrasse
nel cane, facendogli schiumare bava, e cos si sarebbe dovuto sopprimerlo. C'erano stati casi di demoni
che si erano insediati nei mobili. C'era un radiogrammofono abitato da un demone; ogni volta che la
povera proprietaria si sintonizzava su Songs of Praise, udiva solo schiamazzi folli. Vennero asportate le
valvole, che furono benedette, e quando vennero reinserite nell'apparecchio il demone si dilegu. Forse
era solo un filo staccato, ma nessuno ci pens.
I demoni fanno marcire le provviste, si appostano negli specchi, si annidano a frotte nei Luoghi
di Perdizione  nei pub, nelle agenzie di scommesse  e prediligono le macellerie.  per via del
sangue
Quando mi chiusero in salotto per una prigionia di tre giorni  con le tende chiuse, a digiuno e
al freddo  ero sicura di non essere posseduta da alcun demone. Dopo tre giorni, durante i quali gli
anziani si erano alternati a pregare per me, impedendomi di dormire se non per poche ore, cominciai a
credere di avere l'inferno intero nel cuore.
Alla fine di questa ordalia, visto che non cedevo, venni ripetutamente picchiata da uno degli
anziani. Stavo sovvertendo il disegno di Dio, in cui erano previsti soltanto rapporti sessuali normali,
non me ne rendevo conto?
Ribattei che mia madre non andava a letto con suo marito, era un rapporto sessuale normale
quello?
L'anziano mi costrinse a inginocchiarmi affinch mi pentissi delle mie parole, e io vidi il
rigonfiamento nei suoi pantaloni. Tent di baciarmi. Disse che sarebbe stato meglio che baciare una
donna. Molto meglio. Mi cacci la lingua in bocca. Gliela morsicai. Sangue. Un sacco di sangue. E poi
svenni.
Mi risvegliai nel mio letto, nella stanzetta che mia madre aveva ricavato per me quando aveva
ottenuto una sovvenzione per farsi mettere il bagno in casa. Amavo la mia camera, ma non era un luogo
sicuro. La mia mente era lucida e sgombra. Forse erano solo i morsi della fame, ma sapevo cosa
dovevo fare. Avrei fatto quello che volevano loro, ma solo in apparenza. Dentro di me avrei costruito
un altro s, invisibile agli altri. Come dopo il rogo dei libri.
Mi alzai. C'era del cibo pronto. Lo mangiai. Mia madre mi diede un'aspirina.
Le chiesi scusa. Disse: Ce l'hai nel sangue.
Ti riferisci a mia madre?
Andava gi con gli uomini a sedici anni.
Come fai a saperlo?
Non rispose. Disse: Non uscirai pi da questa casa, n di giorno n di notte, se non prometti di
non rivedere mai pi quella ragazza.
Dissi: Prometto di non rivederla mai pi.
Quella sera andai a casa di Helen. Le luci erano spente. Bussai. Non ebbi risposta. Attesi a
lungo, e finalmente lei usc dalla porta sul retro e mi raggiunse. Si appoggi al muro intonacato di
bianco senza guardarmi.
Ti hanno picchiata? chiese.
S. E a te?
No ho raccontato tutto tutto quello che abbiamo fatto
Era una cosa che riguardava solo noi, non loro.
Ho dovuto dirglielo.
Baciami.
Non posso.
Baciami.
Non venire mai pi. Ti prego, non venire mai pi.
Mi avviai verso casa, prendendo la strada pi lunga per evitare che qualcuno mi vedesse tornare
dalla casa di Helen. La friggitoria era aperta e io avevo abbastanza soldi per le patatine. Ne comprai un
cartoccio e mi sedetti su un muretto a mangiarle.
Dunque era cos: altro che Heathcliff e Catherine, Romeo e Giulietta, altro che amore aperto
davanti a noi come una strada che attraversa il mondo. Pensavo che potessimo andare ovunque.
Pensavo che potessimo essere mappa e mondo, strada e bussola. Pensavo che ciascuna di noi due fosse
tutto il mondo per l'altra. Pensavo
Non eravamo amanti, eravamo l'amore.
Lo dissi a Mrs Winterson, non allora, ma in seguito. Lei cap. Era una cosa orribile da dirle.
Proprio per questo gliela dissi.
Ma quella sera c'era solo Accrington coi suoi lampioni, le patatine, gli autobus, e la lenta
camminata verso casa. Gli autobus di Accrington erano dipinti di rosso, di blu e d'oro: i colori dell'East
Lancashire Regiment, ovvero degli Accrington Pals, i Ragazzi di Accrington, famosi per essere bassi di
statura, coraggiosi e condannati. Li avevano massacrati nella battaglia della Somme. Gli autobus
avevano ancora i parafanghi dipinti di nero in segno di rispetto.
Dobbiamo ricordare. Non dimenticare.
Mi scriverai?
Non ti conosco. Non posso conoscerti. Per favore, non tornare pi.
Non so cosa accadde a Helen. Se ne and da Accrington per studiare teologia e spos un ex
soldato che voleva diventare missionario. Li ho incontrati, una volta, anni dopo. Lei era tronfia e
nevrotica, lui sadico e brutto. Ma io me l'aspettavo, vero?
Dopo l'esorcismo, mi rinserrai in una muta tristezza. Prendevo la tenda e andavo a dormire
nell'orto. Non volevo stare vicino a loro. Mio padre era infelice. Mia madre era disturbata. Eravamo
profughi nelle nostre stesse vite.
7
Accrington
Abitavo in una lunga strada che sembrava non finire mai e che partiva dalla citt e arrivava fino
alla collina.
La citt  circondata a est da Hameldon Hill e a sud dalle colline Haslingden. Da queste colline
scendono tre ruscelli in direzione ovest, nordovest e nord, che confluiscono vicino alla vecchia chiesa,
e il fiume cos formato scorre verso ovest fino a immettersi nell'Hyndburn. La citt si  sviluppata
lungo la strada che da Clitheroe va verso Haslingden, in direzione sud, e che qui prende il nome di
Whalley Road, Abbey Street e Manchester Road.A History of the County of Lancastervol. 6, a cura di
William Farrer e J. Brownbill, 1911	Accrington viene menzionata per la prima volta nel Domesday
Book, il censimento voluto da Guglielmo il Conquistatore, in cui  descritta come un luogo circondato
da querce. Il suolo  composto da quell'argilla pesante che  l'habitat preferito delle querce.  un
terreno povero, da pascolo, buono per le pecore, non per essere arato. Ma, come tutto il Lancashire,
Accrington ha fatto la sua fortuna con il cotone.
James Hargreaves, l'analfabeta che nel 1764 aveva inventato il filatoio multiplo, fu battezzato
ad Accrington, dove si spos, anche se veniva da Oswaldtwistle (che si pronunciava Ozzle-tuizzle). Il
filatoio multiplo, che poteva fare il lavoro di otto filatoi, segn l'inizio della prosperit economica del
Lancashire e della sua affermazione nell'industria cotoniera mondiale.
Oswaldtwistle era la cittadina pi vicina ad Accrington e aveva fama di luogo abitato da idioti e
ritardati. La chiamavamo Gobbin-Land, Terra degli Zucconi. Ai tempi della mia infanzia, l c'era una
fabbrica di biscotti per cani, e i bambini poveri andavano fuori dai cancelli in attesa dei sacchi di scarti
con cui si sarebbero sfamati. Se sputi su un biscotto per cani e lo intingi nello zucchero a velo ti sembra
di mangiare un biscotto vero.
Nell'istituto femminile dove frequentai le medie ci ammonivano prospettandoci un futuro nella
fabbrica di biscotti per cani, minaccia che non impediva alle ragazze pi povere di portarsi a scuola i
suddetti biscotti. Il problema era l'inequivocabile forma di osso, e per un po' la scuola adott la politica
del VIETATI I BISCOTTI PER CANI.
Mia madre era una snob e non voleva che mi mischiassi con le ragazze biscotto-per-cani che
venivano da Oswaldtwistle. A dire il vero, non voleva che mi mischiassi con nessuno, e mi ripeteva
sempre: Siamo stati chiamati per stare in disparte. Sembrava volesse dire lontani da tutti e da tutto,
tranne che dalla Chiesa. In una piccola citt del nord dove tutti si fanno gli affari degli altri, stare in
disparte  un lavoro a tempo pieno. Mia madre aveva bisogno di un'occupazione.
Passavamo davanti a Woolworths: Un covo del vizio. Marks & Spencer: Sono stati gli
ebrei a uccidere Ges. L'impresa di pompe funebri e la rosticceria: Hanno un forno in comune. Il
chiosco di biscotti e i suoi proprietari dalla faccia tonda: Incesto. Il negozio di animali: Zoofilia.
La banca: Usura. Il Centro di assistenza ai cittadini: Comunisti. L'asilo nido: Ragazze madri. Il
negozio di parrucchiere: Vanit. E poi l'agenzia dei pegni, dove aveva cercato di impegnare il suo
vecchio dente d'oro massiccio. Infine arrivavamo a una caffetteria, il Palatine, e ordinavamo fagioli in
umido con pane tostato.
A mia madre piaceva mangiare i fagioli in umido con pane tostato al Palatine. Era il suo unico
lusso e lei risparmiava perch potessimo andarci nei giorni di mercato.
Il mercato di Accrington era un grande mercato chiassoso, al coperto e allo scoperto, con
bancarelle stracolme di patate terrose e di grossi cavoli. C'erano banchetti che vendevano prodotti per
la pulizia direttamente dal barile: nessun imballaggio, la candeggina la versavi nella bottiglia che ti
portavi da casa, la soda caustica in un secchio. C'era una bancarella che vendeva soltanto lumache di
mare, granchi e anguille, e una che vendeva biscotti al cioccolato in sacchetti di carta.
Potevi farti fare un tatuaggio, comprare un pesce rosso o farti tagliare i capelli spendendo la
met di quanto ti sarebbe costato da un parrucchiere. Gli ambulanti sbandieravano le loro offerte: Non
ve ne do uno, non ve ne do due, ve ne do tre al prezzo di uno. Come dice, signora? Sette al prezzo di
uno? Quanti figli ha? Sette? E suo marito lo sa? Come dice? Eh gi,  tutta colpa sua.  un uomo
fortunato. Eccola servita, e preghi per la mia anima quando andr al Creatore.
E dimostravano l'efficacia dei loro articoli: Spazza. Aspira. Arriva fino in cima alle vostre
tende e s'infila dietro il forno tutto grazie a questi speciali beccucci. Come dice, signora? Non le
piace il mio beccuccio?.
Quando ad Accrington apr il primo supermercato nessuno ci andava perch, anche se i prezzi
erano bassi, erano fissi. Al mercato non c'era niente di fisso; si contrattava per portare a casa un affare.
Faceva parte del piacere, e il piacere stava tutto nel teatro quotidiano. Ogni banchetto metteva su uno
spettacolo. Anche se eri cos povero che dovevi aspettare la fine della giornata per comprarti qualcosa
da mangiare potevi divertirti, al mercato: c'era gente che conoscevi e c'era sempre qualcosa da vedere.
Non mi piace fare la spesa al supermercato, neanche se devo comprare cose che non trovo
altrove, come il cibo per gatti e i sacchetti per la spazzatura. La mia avversione  in gran parte motivata
dal fatto che l non ferve nessuna forma di vita. La monotona apatia dell'esistenza non deriva solo dai
lavori ripetitivi e dalla noia della televisione, ma soprattutto dalla perdita della vita fervida per le
strade: niente pi pettegolezzi e incontri, niente pi giornate caotiche e rumorose che facevano spazio a
tutti, a chi aveva denaro e a chi non l'aveva. Se non potevi permetterti di riscaldare la casa potevi
sempre rifugiarti nel mercato coperto; prima o poi qualcuno ti avrebbe offerto una tazza di t.
Funzionava cos.
Mrs Winterson non voleva farsi vedere mentre andava a caccia di affari, preferiva lasciare
quell'incombenza a mio padre e se ne andava alla caffetteria Palatine. Si sedeva di fronte a me davanti
alla vetrina appannata, fumando le sue sigarette e progettando il mio futuro.
Quando sarai grande sarai una missionaria.
Dove andr?
Lontano da Accrington.
Non so perch odiasse Accrington quanto la odiavo io, ma la odiava, eppure non se ne andava.
Quando me ne andai io, fu come se l'avessi liberata da un peso e al tempo stesso tradita. Desiderava
che io fossi libera e faceva di tutto perch non accadesse mai.
Accrington non ha molte cose di cui andare fieri. Ha la peggiore squadra di calcio al mondo 
l'Accrington Stanley  e una notevole collezione di vetri Tiffany donati da Joseph Briggs, un nostro
concittadino che era riuscito ad andare altrove, era diventato famoso e aveva fatto fortuna a New York,
dove aveva lavorato da Tiffany.
Se dei pezzettini di New York erano arrivati ad Accrington, pezzi molto pi grossi di
Accrington erano arrivati fino a New York. Fra le sue tante peculiarit, Accrington annoverava la
produzione dei mattoni pi duri del mondo: nell'argilla pesante del suo suolo c' del minerale di ferro,
che conferisce a quei mattoni un'inconfondibile tinta rosso acceso nonch una straordinaria resistenza.
Sono conosciuti come mattoni Nori perch qualcuno, sostenendo che erano duri come il ferro,
vi aveva stampato per errore la parola Iron a rovescio: da qui il nome Nori.
Migliaia di quei mattoni finirono a New York e furono usati per le fondamenta dell'Empire
State Building, il grattacielo alto 443 metri. Se pensi al film King Kong ti viene in mente Accrington.
Grazie ai mattoni Nori il gorilla ha potuto tenere sospesa Fay Wray nel vuoto. Nel piccolo cinema della
nostra citt c'erano delle proiezioni speciali di King Kong, accompagnate da un documentario che
parlava dei mattoni. Nessuno di noi era mai stato a New York, ma ci sentivamo tutti artefici in prima
persona della sua fama di citt pi moderna del mondo, con l'edificio pi alto del mondo che poggiava
sui mattoni di Accrington.
Quei celebri mattoni vennero impiegati anche nel nostro paese. Walter Gropius, l'architetto del
Bauhaus, us i mattoni Nori per l'unico edificio a uso abitativo che progett in Gran Bretagna, al
numero 66 di Old Church Street, nel quartiere di Chelsea, a Londra.
Se l'Empire State Building era molto ammirato, nessuno aveva una grande opinione del lavoro
di Gropius, bench tutti lo conoscessero. C'erano cose di cui potevamo andare fieri, ad Accrington.
I profitti delle fabbriche e dell'industria del cotone finanziarono la costruzione del mercato
coperto e del municipio, del Victoria Hospital e della scuola serale, e in parte, in un secondo tempo,
della biblioteca pubblica.
Sembra cos facile oggigiorno distruggere le biblioteche  spogliandole dei libri  e affermare
che i libri e le biblioteche non contano nulla nella vita della gente. Non si fa che parlare di disagio
sociale e di alienazione, ma come potrebbe essere altrimenti, dal momento che la nostra idea di
progresso cancella i luoghi che tanto hanno fatto per tenere unita la gente?
Nel nord ci si incontrava in chiesa, al pub, al mercato, e in quegli edifici filantropici dove era
possibile proseguire la propria istruzione e coltivare i propri interessi. Ora, forse,  rimasto solo il pub,
ma in pratica non  rimasto niente.
La biblioteca era la mia porta per l'altrove. Ma c'erano anche altre porte  non imponenti o
istituzionali, ma piccole e nascoste.
C'era un negozio di rigattiere, sotto il viadotto di Accrington, che vendeva oggetti usati e che
doveva essere l'ultimo discendente dei robivecchi dell'Ottocento. C'era il carretto del robivecchi che
girava per le strade quasi tutte le settimane, e la gente ci buttava le cose che non voleva pi e
contrattava per portarsi a casa le cose che desiderava. Non ho mai saputo come si chiamasse il
robivecchi, ma ricordo che aveva un piccolo Jack Russell, di nome Nip, che stava sempre sul carretto,
abbaiando e facendo la guardia alla merce.
Sotto il viadotto c'era una porta di acciaio pesante come quella di una prigione. Appena entravi
ti trovavi in un corridoio mummificato dal cui soffitto pendevano materassi di crine pi morti che vivi.
Il rigattiere li appendeva a ganci da macellaio come fossero carcasse, facendo passare i ganci nelle
molle d'acciaio.
Il corridoio terminava in una piccola stanza dove venivi assalito da esalazioni che ti toglievano
il respiro. Le esalazioni provenivano da una stufa a fiamma libera che il rigattiere usava per scaldarsi,
da cui usciva un getto rabbioso di gas e di fuoco.
In un posto cos potevi trovare carrozzine anteguerra con ruote grandi come macine e la capote
di tela con raggi di acciaio. La tela era ammuffita e lacera, e a volte lui metteva nelle carrozzine una
bambola di porcellana dall'occhio malevolo e diffidente. Aveva centinaia di sedie, la maggior parte
zoppe, come sopravvissuti a una fucilazione. Aveva gabbie per canarini arrugginite e animali
impagliati che perdevano il pelo, coperte lavorate a maglia e scaffali a rotelle. Aveva tinozze zincate e
assi per lavare, presse da stiro a manovella e padelle sanitarie.
Se riuscivi a farti strada tra le lampade a stelo vittoriane con i paralumi frangiati e le coperte
patchwork abbandonate, se strisciavi sotto le credenze di noce senza ante e i banchi di chiesa tagliati a
met, se ti appiattivi per sgusciare tra le tombe calde, secche e soffocanti, di coperte ancora intrise di
tubercolosi e di lenzuola che incombevano come fantasmi  la biancheria perduta delle file di
disoccupati che vendevano tutto e dormivano in un sacco , uno spettacolo che grondava infelicit,
allora, solo allora, scavalcati tricicli con una sola ruota e cavalli a dondolo senza criniera e palloni da
calcio bucati con gli intarsi di cuoio sporchi, arrivavi ai libri.
ChatterBox Annual, 1923. The Gollywog News, 1915. Empire for Boys, 1911. Empire for
Girls The Astral Plane, 1913. Come allevare una mucca. Come allevare un maiale. Come tenere una
casa.
Mi piacevano quei volumi, perch rimandavano a una vita semplice: bastava solo decidere cosa
tenere, animali, casa, moglie o api, e i libri ti spiegavano come fare. Ti infondevano sicurezza.
E in mezzo a quel guazzabuglio, il roveto ardente: le opere complete di Dickens, delle sorelle
Bront, di Sir Walter Scott. Costavano poco e io le compravo, sgattaiolando nel dedalo di stanzette
ingombre dopo il lavoro, sapendo che il rigattiere non avrebbe chiuso, che si sarebbe attardato ad
ascoltare i suoi vecchi dischi d'opera sul radiogrammofono con le manopole di bachelite e il braccio
che si muoveva da solo per toccare la nera superficie ruotante del vinile.
Che far senza EuridiceDove andr senza il mio benEuridice! Oh Dio, rispondiIo son sempre il tuo
fedel.Ah non m'avanza pi soccorso, pi speranza n dal mondo n dal ciel.	Era Kathleen Ferrier
a cantarla, il contralto nato a Blackburn, a cinque miglia da Accrington. La telefonista che aveva vinto
una gara di canto ed era diventata famosa come Maria Callas.
Mrs Winterson aveva sentito cantare Kathleen Ferrier alla Blackburn Town Hall, e le piaceva
eseguire le sue canzoni al piano. Cantava spesso, nel suo stile, la famosa aria Che far senza Euridice
dall'Orfeo ed Euridice di Gluck.
Non avevamo tempo per la morte. La guerra sommata all'Apocalisse, sommata alla vita eterna,
rendeva risibile l'idea della morte. Morte/Vita. Che importanza aveva, se avevi la tua anima?
Quanti uomini hai ucciso, pap?
Non me lo ricordo. Venti. Ne ho uccisi sei con la baionetta. Le munizioni le davano agli
ufficiali, non a noi. Ci dicevano: Non abbiamo munizioni, imbracciate le baionette.
Lo sbarco in Normandia. Mio padre sopravvisse. Tutti i suoi amici morirono.
Nella guerra precedente, la Prima guerra mondiale, Lord Kitchener aveva deciso che se gli
uomini si conoscevano gi ed erano amici avrebbero combattuto meglio. Accrington mand 720 soldati
 gli Accrington Pals  a Serre, in Francia. Si addestrarono sulla collina alla fine della mia strada e
partirono per diventare eroi. Il primo luglio 1916, nella battaglia della Somme, avanzarono in linee
compatte verso le mitragliatrici tedesche che li abbattevano. 586 di loro furono uccisi o feriti.
Io e il rigattiere ci sedevamo vicino al radiogrammofono. Mi diede da leggere una poesia su un
soldato morto. Disse che era stata scritta da Wilfred Owen, un giovane poeta morto nel 1918. Ora
conosco i primi versi, a quei tempi non li conoscevo, ma i versi finali restarono impressi dentro di
me
E nei suoi occhi / si accendevano le fredde stelle / antiche e aride / In cieli diversi.
Ero spesso fuori di notte  quando rientravo a casa o quando ero chiusa fuori sui gradini  cos
ho passato molto tempo a guardare le stelle e a chiedermi se in cieli diversi dal cielo di Accrington
brillavano le stesse stelle.
Gli occhi di mia madre erano come fredde stelle. Lei apparteneva a un cielo diverso.
A volte, quando era rimasta in piedi per tutta la notte, la mattina la trovavo l ad aspettare che
aprisse il droghiere, e poi si metteva a fare la crema di uova. Le mattinate della crema di uova mi
innervosivano. Tornavo da scuola e non trovavo nessuno: mio padre era al lavoro e lei si era
eclissata. Cos io andavo nel vicolo dietro casa e scavalcavo il muro per vedere se aveva lasciato
aperta la porta di servizio. Di solito nei giorni in cui si eclissava la lasciava aperta, e trovavo la crema
di uova sul tavolo, coperta con un tovagliolo, e qualche soldo per andare a comprare un pasticcio di
carne o verdure.
L'unico problema era che la porta principale era chiusa, perci mi toccava scavalcare di nuovo
il muro, tornare con il pasticcio e sperare di non schiacciarlo mentre scavalcavo nuovamente. Per me
prendevo quello ripieno di cipolle e patate, per mio padre quello di cipolle e carne.
Dal droghiere sapevano sempre che lei si era eclissata.
Connie torner domani. Torna di sicuro. Torna sempre.
Era vero. Tornava sempre. Non le ho mai chiesto dove andava e ancor oggi non lo so. E non
mangio pi la crema di uova.
C'erano tanti piccoli negozi, ad Accrington. La gente li apriva nelle stanze al pianterreno e
viveva al piano di sopra. C'erano panetterie e rosticcerie, fruttivendoli e negozietti che vendevano
dolciumi sfusi.
Il miglior negozio di dolci era gestito da due signore che forse non erano solo amiche. Una era
giovane, e l'altra portava sempre un passamontagna di lana, non di quelli che coprivano tutta la faccia,
ma comunque un passamontagna. E aveva i baffi. Del resto, erano molte le donne ad avere i baffi.
Nessuno di mia conoscenza si depilava, in nessuna parte del corpo, e nemmeno io mi ero mai depilata
prima di presentarmi a Oxford irsuta come un lupo mannaro.
Sospetto che mia madre avesse visto The Killing of Sister George (1968), dove Beryl Reid 
una lesbica mascolina, chiassosa e sfrontata, che tormenta la sua amante bionda, una ragazza pi
giovane chiamata Childie.  un film straordinario e inquietante, ma di certo non poteva conquistare
Mrs W alla causa dei diritti gay.
Amava andare al cinema, anche se non era permesso e non se lo poteva permettere. Tutte le
volte che passavamo davanti al cinema Odeon, guardava attentamente i manifesti e non escludo che
qualche volta, durante una delle sue eclissi, si rifugiasse proprio l.
Comunque fosse, un bel giorno mi proib di frequentare il negozio di dolciumi. Fu un brutto
colpo, perch le due proprietarie mi regalavano sempre qualche caramella gommosa. Quando insistetti
per sapere la ragione di quel divieto mia madre mi rispose che coltivavano passioni contro natura; nella
mia ingenuit, pensai che mettessero degli additivi chimici nei dolci.
I miei altri negozi preferiti, che mi erano ugualmente vietati, erano i selling-out shops, le
rivendite di alcolici, che ora si chiamano off-licences, dove donne coi foulard in testa arrivavano con le
borse a rete per comprare bottiglie di birra scura.
Bench mi fossero vietati, era l che Mrs Winterson si riforniva di sigarette, e spesso mi
mandava a comprarle dicendo: Di' che sono per tuo padre.
Tutte le bottiglie di alcolici avevano il vuoto a rendere e, a quei tempi, era richiesto il
pagamento di una cauzione che ti veniva restituita quando riportavi la bottiglia; ben presto scoprii che
le bottiglie rese erano conservate in casse dietro il negozio, e che era facile prenderne un paio e
renderle un'altra volta.
I selling-out shops erano pieni di uomini e donne che bestemmiavano, facevano discorsi sconci
e scommettevano sulle corse dei cani: questo, pi gli spiccioli che rimediavo e il gusto del proibito, li
rendeva luoghi assai eccitanti.
Quando ci ripenso, mi chiedo perch mi fosse concesso di andare nei selling-out shops a
comprare sigarette e mi fosse proibito accettare dolci in regalo da due donne che erano felici insieme,
anche se una di loro non si toglieva mai il passamontagna.
Credo che Mrs Winterson avesse paura della felicit. Ges doveva renderti felice ma non ci
riusciva, e se aspettavi sempre l'Apocalisse che non arrivava mai, era logico sentirsi delusi.
Per lei l'aggettivo felice significava cattivo/sbagliato/peccaminoso. O semplicemente stupido.
Invece nel concetto di infelicit sembrava implicita un'idea di virt.
Ma c'erano delle eccezioni. La Tenda del Vangelo era un'eccezione, la porcellana Royal Albert
era un'eccezione, e lo era anche il Natale. Mia madre amava il Natale.
Davanti al mercato coperto c'era sempre un enorme albero di Natale, e l'Esercito della Salvezza
suonava canti natalizi per buona parte del mese di dicembre.
Nel periodo delle feste si usava molto il sistema del baratto. Noi offrivamo cavolini di Bruxelles
provenienti dal nostro orto, mele avvolte in carta di giornale per fare la salsa di mele, e il meglio della
nostra produzione annuale, l'acquavite di ciliegie fatta con le ciliegie morelle dell'albero del cortile,
messe a macerare per sei mesi in fondo a una credenza che portava dritto nel regno di Narnia.
Scambiavamo i nostri prodotti con filetti di anguilla affumicata, croccanti come cubetti di vetro,
e con un pudding avvolto nella tela, un pudding preparato come si deve, duro come una palla di
cannone, screziato di frutta come l'uovo di un uccello gigantesco. Quando lo tagliavi, le fette erano
compatte, e noi ci versavamo sopra l'acquavite di ciliegie e poi gli davamo fuoco: mio padre spegneva
la luce e la mamma lo portava in sala da pranzo.
Le fiamme illuminavano il suo viso. Il fuoco di carbone illuminava me e mio padre. Eravamo
felici.
Ogni anno, il 21 di dicembre, la mamma si metteva il cappotto e il cappello e usciva senza dire
dove andava. Intanto io e mio padre addobbavamo il salotto con i festoni di carta, preparati da me,
attaccandoli agli angoli del soffitto fino a farli arrivare al lampadario. Mia madre tornava, portando con
s una tempesta di grandine, o forse quello era il tempo atmosferico che le si confaceva. Dalla sua
borsa spuntava un'oca, la testa floscia che penzolava come un sogno che nessuno ricordava pi. Mi
consegnava oca e sogno, e io la spennavo, buttando le piume in un secchio. Le tenevamo per imbottire
tutto quello che doveva essere reimbottito e accantonavamo il grasso denso che colava dall'oca, per
arrostire le patate nel lungo inverno. A parte Mrs W, che aveva un problema alla tiroide, tutti gli altri
che conoscevamo erano magri come chiodi. Avevamo bisogno del grasso d'oca.
Il Natale era l'unico periodo dell'anno in cui mia madre incedeva nel mondo come se il mondo
non fosse una Valle di Lacrime.
Si vestiva elegante e veniva al concerto che si teneva nella mia scuola, e vestirsi elegante
significava per lei mettersi la pelliccia di sua madre e un cappellino con piume nere. Il cappello e la
pelliccia risalivano agli anni Quaranta, ed eravamo negli anni Settanta, ma lei faceva la sua figura e
aveva sempre avuto un bel portamento, e, dato che fino agli anni Ottanta tutto il nord dell'Inghilterra
era nella decade sbagliata, nessuno ci faceva caso.
I concerti della scuola erano estremamente ambiziosi: la prima parte prevedeva l'esecuzione di
musiche impegnative come il Requiem di Faur o la Corale di sant'Antonio, e richiedeva il pieno
dispiego del coro e dell'orchestra nonch, spesso, l'apporto di un paio di solisti della Hall Orchestra di
Manchester.
La nostra insegnante di musica suonava il violoncello nell'Hall Orchestra. Apparteneva a
quella generazione di donne intrappolate nella loro irrequietezza, che sono mezze matte proprio perch
irrequiete, e mezze genio per lo stesso motivo. Voleva che le sue allieve conoscessero la musica, che la
cantassero, senza scendere a compromessi.
Ci incuteva terrore. Quando si metteva al piano durante le assemblee suonava Rachmaninov, i
capelli neri sciolti sullo Steinway, le unghie sempre dipinte di rosso.
L'inno della Accrington High School era Lodiamo gli uomini famosi, una pessima scelta per
una scuola femminile, ma che ebbe il merito di fare di me una femminista. Dov'erano le donne famose
 dov'erano le donne  e perch non le lodavamo? Promisi a me stessa che sarei diventata famosa e che
sarei tornata l per essere lodata.
Era un'evenienza improbabile, dal momento che ero una studentessa disattenta e problematica,
e che le mie pagelle erano sempre un disastro. Non riuscivo a concentrarmi e non capivo quasi niente di
quello che mi dicevano.
Eccellevo solo in una cosa: nelle parole. Avevo letto di pi, molto di pi, di tutte le altre, e
sapevo come funzionavano le parole, cos come i maschi sanno come funzionano i motori.
Ma era Natale e la scuola era illuminata a festa e Mrs Winterson indossava la sua pelliccia e il
cappellino di piume e mio padre si era lavato e rasato per bene, e io camminavo fra loro due e tutto
sembrava normale.
 la tua mamma? mi chiese qualcuno.
Pi o meno risposi.
Anni dopo, quando tornai ad Accrington terminato il mio primo trimestre a Oxford, scesi dal
treno e camminai sotto la neve per la lunga strada che sembrava non finire mai, contando i lampioni.
Arrivai nei pressi del numero 200 di Water Street e la sentii ancor prima di vederla. Poi la vidi dalla
finestra, di spalle: era molto dritta, molto imponente e suonava In the Bleak Midwinter al suo nuovo
organo elettrico, con una melodia jazz e le percussioni.
La guardai dalla finestra. L'avevo sempre guardata al di l di un vetro  c'era una barriera tra
noi, trasparente ma reale  e lo dice anche la Bibbia, vero? che noi vediamo oscuramente, attraverso un
vetro.
Era mia madre. Non era mia madre.
Suonai il campanello. Lei si gir a met. Entra, entra, la porta  aperta.
8
L'Apocalisse
Mrs Winterson non era una persona ospitale. Se qualcuno bussava alla nostra porta si
precipitava in corridoio brandendo l'attizzatoio e lo infilava minacciosamente nella buca della posta.
Io le ricordavo che spesso gli angeli si presentavano sotto mentite spoglie e lei rispondeva che
era vero, ma che di certo non avrebbero scelto abiti sintetici.
Era cos inospitale anche perch non avevamo il bagno in casa e lei se ne vergognava. Non
erano in molti ad averlo, ma a me non era permesso invitare le compagne di scuola per paura che
chiedessero di andare al gabinetto, nel qual caso avrebbero dovuto uscire in cortile e avrebbero fatto la
terribile scoperta.
Ma quello era il minore dei mali. Per i non credenti, una prova ben pi grande del dover usare
una latrina in cortile erano le sorprese che vi avrebbero trovato una volta entrati.
Non ci era permesso comprare libri ma vivevamo in un mondo di carta stampata. Mrs
Winterson scriveva dei moniti e li appendeva ovunque.
Sotto il mio attaccapanni c'era un cartello che diceva: PENSA A DIO NON ALL'IO.
Sopra la cucina a gas, sulla carta dei sacchetti del pane, c'era la scritta: NON DI SOLO PANE
VIVE L'UOMO.
Ma nel gabinetto appena aprivi la porta ti trovavi davanti un cartellone. Chi faceva i suoi
bisogni in piedi leggeva: RIMANETE SALDI E IRREMOVIBILI NEL COMPIERE L'OPERA DEL
SIGNORE.
Chi si sedeva leggeva: FONDER LE VOSTRE VISCERE COME CERA.
Questo secondo monito era una pia illusione: mia madre aveva sempre problemi ad andare di
corpo. Forse era per via della pagnotta di pane bianco, bench non si dovesse vivere di solo pane.
Quando andavo a scuola, la mamma mi metteva dei foglietti con le citazioni dalla Bibbia nelle scarpe
da hockey. Quando ci sedevamo a tavola, accanto ai nostri piatti c'era sempre un rotolino preso dalla
Scatola delle Promesse. La Scatola delle Promesse  una scatola piena di rotolini di carta con versetti
della Bibbia, come i motti di spirito che trovi arrotolati nei petardi di Natale, solo che qui non c'era
niente da ridere. I rotolini sono disposti in piedi nella scatola e tu chiudi gli occhi e ne scegli uno. Ti
pu capitare un versetto confortante: IL VOSTRO CUORE NON SIA TURBATO E NON TEMA. O
minaccioso: LE COLPE DEI PADRI RICADRANNO SUI FIGLI.
Ma allegri o deprimenti che fossero quei rotolini, erano pur sempre una lettura e leggere era
quello che volevo fare. Ero nutrita e calzata di parole, e le parole mi fornivano degli indizi. Frammento
dopo frammento, sapevo che mi avrebbero condotta altrove.
Mrs Winterson era contenta di aprire la porta di casa solo quando sapeva che avrebbe ricevuto
la visita dei Mormoni. Si piazzava in corridoio e, prima ancora che lasciassero cadere il batacchio,
spalancava la porta sventolandogli in faccia la sua Bibbia e minacciandoli di dannazione eterna. I
Mormoni rimanevano interdetti perch erano convinti di avere l'esclusiva della dannazione eterna. Ma
Mrs Winterson era una candidata pi adatta per quel lavoro.
Se era di umore socievole e qualcuno bussava alla porta, invece di impugnare l'attizzatoio mi
spediva nel vicolo perch, nascosta dietro un angolo, sbirciassi in strada per scoprire chi fosse il
visitatore. Tornavo di corsa a riferirglielo e a quel punto lei decideva se lasciarlo fuori o farlo entrare,
nel qual caso, mentre io andavo ad aprire la porta, spruzzava in tutta la casa il deodorante che spacciava
per insetticida. Nel frattempo il visitatore, scoraggiato, era tornato sui suoi passi ed era gi arrivato
quasi in fondo alla strada, e a me toccava rincorrerlo per riportarlo indietro, e mia madre fingeva di
essere sorpresa e compiaciuta da quella visita inattesa.
Tutto quel trambusto non mi dispiaceva, perch cos avevo l'opportunit di salire al piano di
sopra a leggere un libro proibito.
Credo che da giovane Mrs W avesse letto molti libri. Quando avevo circa sette anni mi lesse
Jane Eyre. La considerava una lettura appropriata perch uno dei personaggi, St John Rivers, era un
reverendo, tutto preso dal fervore missionario.
Mrs Winterson leggeva a voce alta, girando le pagine. Nel terribile incendio divampato a
Thornfield Hall, Mr Rochester perde la vista, ma, nella versione di Mrs Winterson, Jane volta le spalle
al suo innamorato ormai cieco e sposa St John Rivers, e i due partono insieme per le terre dei pagani.
Solo quando lessi Jane Eyre per conto mio scoprii quello che aveva fatto mia madre.
E l'aveva fatto molto bene, girando le pagine e improvvisando nello stile di Charlotte Bront.
Quando diventai pi grande, il libro scomparve misteriosamente, forse perch lei non voleva
che lo leggessi da sola.
Presumevo che nascondesse i libri cos come nascondeva tutto il resto, compreso il suo cuore,
ma la nostra casa era piccola e io la perlustrai da cima a fondo. Saccheggiavamo forse tutte e due la
casa, ostinate, cercando prove dell'esistenza dell'altra? Credo di s: mia madre lo faceva perch per lei
rimanevo fatalmente una sconosciuta, e mi temeva. Io lo facevo perch non avevo idea di cosa
mancasse, ma sentivo la mancanza di quel che mancava.
Giravamo l'una attorno all'altra, guardinghe, stremate, struggendoci di desiderio. Arrivammo a
essere vicine, ma non abbastanza, e poi ci spingemmo per sempre una lontana dall'altra.
Un giorno trovai un libro, anche se preferirei non averlo trovato: era nascosto in un cassettone
sotto alcuni indumenti di flanella, ed era un manuale di sesso degli anni Cinquanta. Titolo: Come
soddisfare vostro marito.
Quel tomo terrificante forse poteva spiegare perch Mrs Winterson non aveva avuto figli.
Conteneva disegni stilizzati in bianco e nero, elenchi e suggerimenti, e molte delle posizioni descritte
sembravano pubblicit di un famoso gioco per bambini degli anni Sessanta, Twister, in cui i giocatori
dovevano assumere posizioni scomode, al limite del tormento fisico.
Mentre meditavo sugli orrori dell'eterosessualit, capii che non dovevo affliggermi per i miei
genitori. Mia madre di certo non l'aveva letto, forse l'aveva aperto solo una volta, e, rendendosi conto
dell'enormit del compito richiesto, l'aveva subito richiuso. Il libro era piatto, intonso. A qualunque
cosa mio padre avesse dovuto rinunciare, e io ho la certezza quasi assoluta che non abbiano mai fatto
sesso, non aveva sicuramente passato le notti con Mrs Winterson che teneva il suo pene in una mano e
il manuale nell'altra, leggendo le istruzioni.
Ricordo che lei mi aveva raccontato di quando, poco dopo le nozze, mio padre era tornato a
casa ubriaco e lei lo aveva chiuso fuori dalla camera da letto. Lui aveva buttato gi la porta e lei aveva
buttato l'anello nuziale fuori dalla finestra. L'anello era rotolato nella cunetta del marciapiede. Lui era
andato a cercarlo. Lei aveva preso l'autobus notturno per Blackburn. Questa storia mi veniva raccontata
come esempio edificante dei miglioramenti che la scoperta di Ges porta in un matrimonio.
L'unica educazione sessuale che mia madre mi aveva dato era stata l'ordine: Non permettere
mai a un ragazzo di toccarti l. Non capivo cosa volesse dire. Credevo che alludesse alle mie
ginocchia.
Sarebbe stato meglio per lei se mi fossi innamorata di un ragazzo invece che di una ragazza?
Forse no. Ero sconfinata nel luogo delle sue paure: il terrore del corpo, il suo matrimonio sterile,
l'umiliazione patita da sua madre, sposata con un donnaiolo volgare. Il sesso la disgustava. E ora,
quando mi vedeva, vedeva il sesso.
Avevo fatto una promessa. E in ogni caso Helen se n'era andata. Ma adesso ero io a essere
cambiata: volevo condividere la mia nudit con qualcuno. Ero cambiata: mi era piaciuto sentire la pelle
di un'altra sulla mia, il suo sudore, i nostri baci, i nostri orgasmi. Volevo il sesso e volevo la vicinanza.
Era inevitabile che mi sarei trovata un'altra amante. Lei lo sapeva. Mi spiava. Era inevitabile
che lei lo facesse accadere.
Avevo finito gli esami della scuola dell'obbligo, ed erano andati piuttosto male. Avevo preso
voti molto bassi e la mia scuola era stata chiusa, o per meglio dire era stata trasformata in una
comprehensive school, che non prevedeva gli ultimi due anni di istruzione superiore. Era una riforma
voluta dal governo laburista. Per prendere un diploma avrei dovuto frequentare l'istituto tecnico e dopo
qualche mugugno Mrs Winterson aveva dato il suo consenso, a patto che di sera e il sabato lavorassi al
mercato per portare a casa un po' di soldi.
Ero contenta di lasciare la vecchia scuola e ricominciare da capo. Ma gli altri dubitavano delle
mie capacit. Per loro il fuoco che mi ardeva dentro era solo rabbia e insofferenza. Non sapevano
quanti libri avessi letto o cosa scrivessi nelle lunghe giornate che passavo da sola sulle colline. Lass,
con la citt ai miei piedi, volevo vedere pi lontano di quanto avessero visto gli altri. Non era
arroganza, la mia: era desiderio. Io ero tutta un desiderio, un desiderio di vita.
Ed ero sola.
Mrs Winterson l'aveva avuta vinta: la sua solitudine, impossibile da infrangere, ci aveva
imprigionati tutti.
Era arrivata l'estate, ed era giunto il momento della nostra vacanza annuale a Blackpool.
La vacanza prevedeva un viaggio in autobus fino alla rinomata localit balneare e una settimana
in una pensione in una viuzza: la vista mare costava troppo. Mia madre passava le giornate sulla sedia a
sdraio a leggere libri di letteratura sensazionalistica sull'inferno e mio padre passeggiava. Amava
passeggiare.
Di sera andavamo a giocare alle slot-machine: non era considerato un gioco d'azzardo vero e
proprio. Se vincevamo, compravamo pesce e patatine.
Quand'ero bambina, ero felice di tutto ci e credo che anche loro fossero felici durante quella
breve e spensierata settimana di vacanza, l'unica in tutto l'anno. Ma le nostre vite si erano rabbuiate.
Dopo l'esorcismo dell'anno prima eravamo stati tutti male.
Mia madre aveva cominciato a rimanere a letto tutto il giorno per giorni di fila e mandava suo
marito a dormire al piano di sotto perch diceva che vomitava.
Poi diventava iperattiva e stava alzata tutta la notte a lavorare a maglia, a fare torte o ad
ascoltare la radio. Mio padre andava al lavoro  doveva farlo  ma non si dedicava pi al suo hobby:
modellare animaletti di creta che poi cuoceva nel forno della centrale elettrica. Era sempre pi
silenzioso. Nessuno parlava. E arriv il momento di partire per il mare.
Non mi venivano pi le mestruazioni, avevo avuto la mononucleosi ed ero sfinita. Mi piaceva
andare a scuola e lavorare al mercato, per dormivo troppo e per la prima volta, ma non per l'ultima,
sentivo chiaramente delle voci che non erano dentro la mia testa, o meglio che dichiaravano di essere
fuori dalla mia testa.
Chiesi di rimanere a casa.
Mia madre non disse niente.
La mattina della partenza, prepar due valige, una per mio padre e una per lei, e uscimmo di
casa. Li accompagnai alla stazione degli autobus. Chiesi le chiavi di casa.
Lei rispose che non si fidava a lasciarmi a casa da sola. Mi avrebbe ospitata il pastore, avevano
gi preso accordi.
Non me l'avevi detto.
Te lo dico adesso.
Arriv l'autobus. La gente cominci a salire.
Dammi le chiavi. Io ci vivo in quella casa.
Torneremo sabato.
Pap
Hai sentito cosa ha detto tua madre
Salirono sull'autobus.
Mi vedevo con una ragazza che non era ancora alle superiori; io compio gli anni a fine agosto,
dunque sono sempre stata la pi giovane della mia classe. Questa ragazza, Janey, li compiva in ottobre,
dunque era una delle pi grandi della sua classe. Dal punto di vista scolastico io ero pi avanti di un
anno, in realt ero maggiore di lei solo di due mesi. Avrebbe cominciato la scuola in autunno. Mi
piaceva, ma non avrei mai trovato il coraggio di baciarla. Aveva molti corteggiatori e perfino un
ragazzo fisso. Ma era me che voleva vedere.
Andai da lei e le raccontai quello che era successo e sua madre, una donna di buon senso, mi
permise di dormire nella loro roulotte parcheggiata davanti a casa.
Ero furiosa. Andammo a fare due passi e io scardinai il cancello di una fattoria e lo scagliai nel
fiume. Janey mi cinse la vita con un braccio. Dai, forziamo la porta.  casa tua.
Cos quella sera scavalcammo il muro del vicolo. Mio padre teneva degli attrezzi in una piccola
rimessa e io presi il piede di porco e il martello da carpentiere e aprii la porta della cucina.
Eravamo entrate.
Ci sentivamo spensierate come due bambine. Eravamo due bambine. Scaldammo un pasticcio
di manzo Fray Bentos  lo vendevano in una scatoletta a forma di piattino  e aprimmo un barattolo di
piselli. In citt c'era una fabbrica di conserve e la roba in scatola costava poco.
Bevemmo quella bibita che piaceva a tutti, la sarsparilla, che sapeva di liquirizia e di melassa:
era nera, frizzante, e veniva venduta in bottiglie senza etichetta da una bancarella del mercato. La
compravo sempre quando avevo i soldi, e la compravo anche per Mrs Winterson.
La casa aveva un aspetto gradevole. Mrs Winterson aveva tappezzato le stanze. Era abile nel
misurare la carta da parati e ad applicarla. Mio padre aveva il compito di mescolare la colla, di tagliare
le strisce secondo le sue indicazioni e di porgergliele. Lei le stendeva sulla parete da cima a fondo e ci
passava sopra il grande pennello per far uscire le bolle d'aria.
Naturalmente, tutta l'operazione veniva svolta nel suo inconfondibile stile. Essendo
un'ossessiva compulsiva, non poteva fermarsi fin quando non aveva finito.
Ero tornata a casa e lei era sulla scala che cantava Terr la tua ancora nelle tempeste della
vita?
Mio padre voleva cenare perch doveva andare al lavoro, ma non c'erano problemi, la cena era
in caldo nel forno.
Scendi, Connie?
Scender quando avr finito.
Io e lui ci sedemmo in salotto a mangiare lo stufato di carne con le patate, in silenzio. Sopra di
noi, il fruscio del pennello.
Non mangi, Connie?
Non preoccuparti per me. Manger un panino qui sulla scala.
Cos le preparammo un panino, glielo portammo e glielo passammo, come se dessimo da
mangiare a una bestia feroce in uno zoo safari. Stava seduta l, con un foulard sui capelli per non
rovinare la permanente, la testa che sfiorava il soffitto, e mangiava il suo panino, guardandoci.
Mio padre and al lavoro. La scala si spost qua e l nella stanza, ma lei non scese. Andai a
dormire e quando mi alzai per andare a scuola lei era ancora sulla scala, con in mano una tazza di t.
Era rimasta lass per tutta la notte? Ci era salita quando mi aveva sentito scendere?
Comunque, il salotto aveva una nuova tappezzeria.
Io e Janey eravamo due ragazze introverse e serie, tutte e due con gli occhi scuri, ma lei aveva
un carattere pi allegro. Suo padre aveva un buon lavoro ma temevano che potesse perderlo. Anche sua
madre lavorava, pur avendo quattro figli. Lei era la primogenita. Se suo padre fosse rimasto
disoccupato, Janey avrebbe dovuto smettere di studiare e trovarsi un impiego.
Tutta la gente che conoscevamo usava il denaro contante e non avere denaro contante
significava non avere denaro. Farsi prestare soldi era considerata l'anticamera della rovina. Mio padre
mor nel 2008, e non aveva mai avuto un bancomat o una carta di credito. Aveva soltanto un conto in
una banca fondiaria, dove versava i suoi risparmi.
Janey sapeva che suo padre aveva contratto un debito e che ogni venerd arrivava un uomo per
riscuotere le rate. Aveva paura di quell'uomo.
La rassicurai: non doveva avere paura, perch nel futuro noi due non avremmo mai pi avuto
paura.
Ci tenevamo per mano. Fantasticavo di avere una casa mia, dove sarei stata libera di andare e
venire, di invitare chi volevo, una casa da cui la paura era bandita per sempre
Sentimmo aprire la porta d'ingresso e un abbaiare di cani. La porta del salotto si spalanc e due
dobermann entrarono nella stanza, sollevandosi sulle zampe e ringhiando. Janey url.
Dietro ai dobermann c'era zio Alec, il fratello di mia madre.
Mrs Winterson aveva previsto che sarei tornata a casa. Sapeva che avrei scavalcato il muro sul
retro. Aveva pagato una vicina perch la chiamasse al telefono alla pensione di Blackpool per
avvertirla. La vicina mi aveva visto arrivare, era andata alla cabina telefonica, aveva chiamato
Blackpool e aveva parlato con mia madre. Mia madre aveva telefonato a suo fratello.
Lei lo odiava. Era il loro unico legame, un odio feroce. Lui aveva ereditato l'officina di
riparazioni del padre e a lei non era rimasto niente. Dopo tutte le cure prodigate alla madre, tutti gli
anni passati a occuparsi del padre, a cucinargli i pasti e a fargli il bucato, non le era rimasto niente,
neanche il becco di un quattrino, solo quella misera casa, mentre suo fratello faceva soldi con il garage
e con il distributore di benzina.
Mi ordin di andarmene. Gli risposi che poteva scordarselo. Mi disse che mi avrebbe aizzato
contro i cani. Non scherzava. Mi disse che ero un'ingrata.
Io gliel'ho detto a Connie che l'adozione non era una buona idea. Non sai mai cosa ti capita.
Crepa.
Cosa hai detto?
Crepa.
Un ceffone tremendo. Janey piangeva forte. Mi aveva spaccato il labbro. Zio Alec era
paonazzo, fuori di s.
Ti do cinque minuti. Se al mio ritorno non sarai fuori di qui ti pentirai di essere nata.
Ma io non me n'ero mai pentita e non intendevo certo cominciare adesso.
Usc e lo sentii salire in macchina e mettere in moto. Corsi di sopra, presi qualche vestito, poi
entrai nella Dispensa del Tempo di Guerra e tirai fuori una montagna di scatolette. Janey le mise nella
sua borsa.
Scavalcammo di nuovo il muro sul retro, per non farci vedere. Che tornasse pure, trascorsi i
cinque minuti di ultimatum: avrebbe gridato al vento.
Sentivo freddo al cuore. Sentivo un vuoto dentro. Avrei potuto ucciderlo. L'avrei ucciso.
L'avrei ucciso senza provare nulla.
I genitori di Janey erano usciti, c'era la nonna a badare ai suoi fratelli, che dormivano gi. Mi
sedetti sul pavimento della roulotte. Janey mi raggiunse e mi prese tra le braccia, poi mi baci, un vero
bacio.
Io piangevo e la baciavo; ci spogliammo, ci stringemmo nel lettino della roulotte, e io ricordai,
il mio corpo ricord, come ci si sentiva a essere in un luogo e sentirsi veramente l, presente, non
guardinga, non preoccupata, non con la testa da un'altra parte.
Ci eravamo addormentate? Probabilmente s. I fari di una macchina illuminarono la roulotte.
Erano i suoi genitori che rincasavano. Sentii il cuore che mi batteva troppo forte, ma i fari non erano
una minaccia. Eravamo salve. Eravamo insieme.
Aveva seni bellissimi. Era tutta bella, con un folto triangolo di peli neri e una peluria nera sulle
braccia e sul ventre che disegnava una linea dall'ombelico al pube.
Quando ci svegliammo, la mattina presto, lei mi disse: Ti amo. Ti ho sempre amata.
Avevo troppa paura dissi.
Non c' nulla da temere rispose. Non pi.
E la sua limpidezza era come l'acqua, fresca, profonda, trasparente. Niente colpa, n paura.
Si confid con sua madre, e lei le raccomand di non dire niente al padre, di stare attenta che
non ci scoprisse.
Prendemmo le nostre biciclette. Pedalammo per venti miglia e facemmo l'amore sotto una
siepe. La mano di Janey era coperta di sangue. Mi erano tornate le mestruazioni.
Il giorno dopo partimmo per Blackpool in bicicletta. Affrontai mia madre e le chiesi perch
l'aveva fatto. Perch non mi aveva dato le chiavi di casa? Perch non si fidava di me? Non le chiesi
perch non mi amava pi. Amore era una parola che non potevamo pi usare. Non si riduceva tutto alla
domanda Mi ami?, Non mi ami?. L'amore non era un'emozione: erano le macerie lasciate da una
bomba.
Guard Janey. Guard me. Disse: Non sei mia figlia.
Non aveva pi nessuna importanza. Era troppo tardi per frasi del genere. Avevo trovato un mio
linguaggio, e non era il suo.
Io e Janey eravamo felici. Andavamo a scuola. Ci vedevamo tutti i giorni. Avevo trovato una
Mini scassata e mi esercitavo a guidare su uno sterrato. Vivevo nel mio mondo di libri e di amore. Il
mondo era vivido e intatto. Mi sentivo di nuovo libera, forse perch ero amata. Comprai dei fiori per
Mrs Winterson.
Quando tornai a casa, quella notte, i fiori erano in un vaso sul tavolo. Li guardai nel vaso
c'erano solo i gambi. Aveva tagliato le corolle e le aveva buttate nel focolare. Il carbone era pronto per
essere acceso, e sui pezzi neri disposti in bell'ordine c'erano le corolle bianche dei garofanini.
Mia madre era seduta sulla sedia, in silenzio. Nemmeno io parlai. Guardai la stanza, piccola e
linda, le anatre d'ottone che spiccavano il volo sulla mensola del camino, lo schiaccianoci d'ottone a
forma di coccodrillo accanto all'orologio, lo stendibiancheria che potevamo abbassare e alzare davanti
alla fiamma del focolare, la credenza con le nostre fotografie. Era qui che vivevo.
Mi disse: Non serve a niente. So chi sei.
Non credo proprio.
La tocchi. La baci. Vi mettete nude. A letto insieme. Credi che non lo sappia?
Ecco, era fatta. Nessuna bugia, questa volta. Nessun alter ego. Nessun segreto.
Mamma io amo Janey.
E cos le salti addosso i vostri corpi caldi, le mani dappertutto
La amo.
Ti ho dato una possibilit. Sei ritornata nelle grinfie del Diavolo. Adesso ascoltami bene, o
esci da questa casa e non torni mai pi o smetti di vedere quella ragazza. Lo dir a sua madre.
Lo sa.
Cosa?
Sua madre lo sa. Non  come te.
Mrs Winterson rimase a lungo in silenzio, poi si mise a piangere.  un peccato. Finirai
all'inferno. I lussuriosi vanno dritti all'inferno.
Salii al piano di sopra e riempii una valigia. Non avevo idea di cosa avrei fatto.
Quando scesi, mia madre era seduta immobile, a guardare nel vuoto.
Allora vado dissi.
Non rispose. Uscii dalla stanza. Percorsi il corridoio scuro, sfiorando i cappotti appesi ai ganci.
Non c'era niente da aggiungere. Ero gi sulla porta e la sentii arrivare dietro di me. Mi voltai.
Jeanette, mi vuoi dire perch?
Perch cosa?
Lo sai
Ma io non so il perch non so chi sono, perch non le vado bene. Non so cosa vuole, o perch
non sono quella che vuole. Non so cosa voglio o perch lo voglio. Ma una cosa la so: Quando sono
con lei sono felice. Felice.
Mia madre annu. Sembrava che capisse e io pensai davvero, per quella frazione di secondo, che
avrebbe cambiato parere, che avremmo parlato, che per una volta saremmo state dalla stessa parte della
parete di vetro.
Attesi.
Disse: Perch essere felice quando puoi essere normale?.
9
Narrativa inglese A - Z
La biblioteca di Accrington aveva una copia di molti libri. Aveva una copia dell'Autobiografia
di Alice B. Toklas (1932).
A sedici anni ero arrivata solo fino alla M, se non si contava Shakespeare, che non fa parte
dell'alfabeto, cos come il nero non  un colore. Il nero  tutti i colori e Shakespeare  tutto l'alfabeto.
Leggevo le sue opere teatrali e i suoi sonetti cos come ogni mattina mi vestivo. Non ci domandiamo
mai Oggi mi vestir?. (Nei giorni in cui non ci vestiamo siamo troppo malridotti, mentalmente o
fisicamente, per porci questa domanda, ma affronteremo questo discorso in seguito.)
M era il poeta seicentesco Andrew Marvell. Dopo il mio incontro con T.S. Eliot sui gradini
della biblioteca, avevo deciso di aggiungere la poesia alla mia lista di letture. La poesia  pi facile da
imparare della prosa. Una volta che l'hai imparata, la puoi usare come una luce e come un laser: ti
rivela la situazione in cui ti trovi e ti aiuta a sondarla.
Marvell ha scritto una delle poesie pi belle della lingua inglese: Alla sua amante ritrosa.
Comincia cos: Sol che avessimo mondo e tempo sufficienti
 un obiettivo ambizioso avere mondo e tempo sufficienti; io ero giovane, quindi avevo tempo,
ma sapevo che dovevo trovare un mondo sufficiente. Non avevo nemmeno una stanza tutta per me.
A darmi speranza erano i versi finali.  una poesia sulla seduzione, e da questo deriva il suo
fascino, ma  anche una poesia sulla vita, che celebra l'amore e il desiderio e afferma che il desiderio 
una sfida all'idea stessa di mortalit.
Non possiamo rallentare il tempo, dice Marvell, ma possiamo inseguirlo. Possiamo farlo
correre. Pensiamo alla clessidra, al clich delle sabbie del tempo che lentamente scorrono, e a tutti quei
desideri faustiani di immortalit: se solo il tempo potesse fermarsi, se solo potessimo vivere per
sempre.
No, dice Marvell, non vi angustiate, capovolgete la clessidra, vivete il tempo con tutta
l'esuberanza di cui siete capaci. Ecco come si esprime, molto meglio di me:
Ravvolgiamo ogni nostra forza ed ogni nostra dolcezza in un unico globo;ed avventiamo i nostri piaceri
con rude violenzaoltre i ferrei cancelli della vita.Cos, sebbene non possiamo indurre il nostro sole a
star fermo, almeno lo faremo correre. 	Leggetelo a voce alta. E guardate cosa fa Marvell
terminando il verso con la parola sole. Ci costringe a una pausa di un nanosecondo, cos il sole si
ferma davvero, e poi il verso riprende la sua corsa.
Pensai: Se non posso rimanere dove sono, e davvero non posso, allora impegner tutte le mie
energie nell'andare.
Cominciavo a rendermi conto di essere in buona compagnia. Spesso gli scrittori sono esuli,
outsider, fuggitivi, naufraghi. Questi scrittori erano miei amici. Ogni libro era un messaggio in una
bottiglia. Aprilo.
M era Katherine Mansfield, l'unico scrittore che Virginia Woolf abbia invidiato ma io non
avevo ancora letto Virginia Woolf.
In ogni caso io non ragionavo ancora in termini di genere o di femminismo. L'unica mia
coscienza politica era quella di appartenere alla classe lavoratrice. Per avevo notato che le donne
erano meno numerose e molto distanziate sugli scaffali, e quando provai a leggere i libri sulla
letteratura (un errore da evitare), non potei non notare che quei libri erano scritti da uomini, e che
parlavano di uomini che scrivevano.
Non me ne preoccupavo: rischiavo di annegare e chi  disperso in mare non si chiede se il legno
a cui si aggrappa  di olmo o di quercia.
Katherine Mansfield era un'altra scrittrice tubercolotica, come Lawrence e Keats, e grazie a
tutti loro non mi vergognavo pi della mia tosse cronica. Katherine Mansfield, una scrittrice i cui
racconti sono quanto di pi lontano ci possa essere stato dalla mia esperienza di vita di sedicenne.
Ma era proprio questo il punto. Leggere cose inerenti ai fatti della tua vita non serve a molto. I
fatti, dopotutto, sono solo fatti, e quella parte di te, appassionata e fremente di desiderio, non ne sar
soddisfatta. Ecco perch  cos liberatorio leggere dentro noi stessi, leggerci come un'opera di fantasia
e non solo come una sequenza di fatti. Pi leggiamo, pi diventiamo liberi. Emily Dickinson non lasci
quasi mai la sua casa di Amherst, nel Massachusetts, ma quando leggiamo La mia vita era stata  un
fucile carico, sappiamo di avere scoperto un'immaginazione che far detonare la vita, che non si
limiter ad abbellirla.
Cos continuavo a leggere. E leggevo, superando la mia storia, la geografia dei miei luoghi, le
storie di trovatelli e quelle dei mattoni Nori, il Diavolo e la culla sbagliata. I grandi scrittori non erano
lontani: erano ad Accrington.
La biblioteca pubblica di Accrington utilizzava la classificazione decimale Dewey, perci i libri
erano meticolosamente catalogati, a esclusione della narrativa di puro intrattenimento, che tutti
disprezzavano. Cos, i Romanzi d'Amore erano contrassegnati da un'etichetta rosa ed erano sistemati
in ordine non alfabetico negli scaffali dei Romanzi d'Amore. I Racconti di Mare subivano la stessa
sorte, per avevano l'etichetta verde. L'Horror aveva l'etichetta nera. I Gialli avevano l'etichetta
bianca, ma la bibliotecaria non avrebbe mai catalogato romanzi di Raymond Chandler o di Patricia
Highsmith sotto quella voce: erano opere letterarie, cos come Moby Dick non era un Racconto di Mare
e Jane Eyre non era un Romanzo d'Amore.
Anche l'Umorismo aveva una sua sezione e i libri erano contrassegnati da un'etichetta
ondulata arancione, con la striscia di un fumetto. Negli scaffali dell'Umorismo, non ho mai saputo n
come n perch, c'era Gertrude Stein, forse perch quel che scriveva sembrava non avere senso
Be', forse era vero, spesso aveva scritto cose senza senso, anche se lo aveva fatto per motivi
sensati, ma Autobiografia di Alice B. Toklas  un libro delizioso, che segna un momento di grande
innovazione nella letteratura inglese, proprio come Orlando (1928), di Virginia Woolf.
Woolf defin il suo romanzo una biografia, e Stein scrisse l'autobiografia di qualcun altro. Le
due scrittrici compressero lo spazio tra i fatti e la finzione: l'eroina di Orlando era Vita Sackville-West,
un personaggio realmente esistito, mentre quella di Stein era Alice B. Toklas, la sua amante.
Certo, Daniel Defoe defin Robinson Crusoe un'autobiografia ( la stessa Stein a ricordarcelo) e
Charlotte Bront non pot che definire Jane Eyre una biografia, dal momento che alle donne era
precluso il diritto di inventarsi le cose, tantomeno di inventarsi storie dalla morale poco ortodossa se
non dubbia.
Invece Woolf e Stein fecero la scelta radicale di ricorrere a personaggi realmente esistiti e di
confondere i fatti delle loro esistenze: in Orlando ci sono le foto di Vita Sackville-West e
nell'Autobiografia c' Alice Toklas, la scrittrice fittizia, che  l'amante di Stein ma non la scrittrice
vera
Per me, che ero affascinata dal problema dell'identit, dal modo in cui ciascuno si definisce,
questi libri furono fondamentali. Leggere se stessi come un'opera di fantasia e non solo come una
sequenza di fatti  l'unico modo per lasciare aperta la narrazione, l'unico modo per evitare che la storia
ci sfugga procedendo per conto proprio, per approdare, il pi delle volte, a un finale che nessuno vuole.
La notte in cui me ne andai di casa mi accorsi di essere stata ingannata, o di essere caduta in una
trappola: ero stata costretta alla fuga, non da Mrs Winterson, ma dalla cupa narrazione della nostra vita
insieme.
Il suo fatalismo era invincibile. Lei era un buco nero che inghiottiva tutta la luce. Era fatta di
materia oscura e la sua forza era invisibile, evidente solo negli effetti che provocava.
Cosa sarebbe cambiato se fossimo state felici? Cosa sarebbe cambiato se i nostri rapporti
fossero stati limpidi, chiari, positivi?
Non si pu attribuire tutto alla biologia, alla natura o alla cultura. Ora so che noi guariamo
quando siamo amati e quando amiamo gli altri. Non guariamo fondando una societ segreta di cui
siamo i soli membri, rimuginando incessantemente sull'altro che potremmo ammettervi, per poi
restarne inevitabilmente delusi. Mrs Winterson aveva fondato la sua societ segreta e voleva che io ne
facessi parte. Era un credo compulsivo che anch'io ho messo in pratica per lungo tempo. Ovviamente 
il fondamento dell'amore romantico: tu + io contro il mondo. Un mondo dove ci siamo solo noi due.
Un mondo che in realt non esiste, ma che noi abitiamo. E quando uno di noi due delude l'altro
E uno di noi due sicuramente deluder l'altro.
Quando me ne andai, quella notte, desideravo l'amore e la lealt. La grande aspirazione della
mia natura doveva incanalarsi in un imbuto stretto, e cos si travas nell'idea dell'altro, il quasi
gemello, che sarebbe stato cos vicino a me pur non essendo me. Un'immagine scissa, platonica, di un
essere completo. Un bel giorno ci saremmo ritrovati e tutto sarebbe andato bene.
Dovevo crederci, altrimenti come avrei potuto sopravvivere? E tuttavia andavo incontro alle
temibili perdite che l'amore tutto o niente esige.
Ma  e questa  la cosa importante  a sedici anni non si hanno molte alternative. Ciascuno se
ne va con la sua eredit.
Ma
C' sempre una carta vincente. E la mia erano i libri. Quello che avevo, soprattutto, era il
linguaggio che i libri mi permettevano di usare. Un modo di parlare della complessit. Un modo di
tener desto il cuore all'amore e alla bellezza (Coleridge).
La notte in cui me ne andai di casa vagai quasi fino all'alba. La notte avanzava al rallentatore, e
le notti sono molto pi lente dei giorni. Il tempo non  una costante e i minuti non hanno sempre la
stessa durata.
Quella notte si allungava nella mia vita. Me n'ero andata, cercando di allontanarmi dall'orbita
scura della depressione di mia madre, dall'ombra che proiettava. In realt, non andavo da nessuna
parte. Sarei stata lontana, finalmente libera, o cos mi sembrava, ma la verit  che ci portiamo sempre
tutto con noi. Ci vuole molto pi tempo a lasciare lo spazio psichico che lo spazio fisico.
Trovai riparo nel capanno del campo di bocce e dormii dalle quattro alle sei, svegliandomi
congelata e intorpidita nella luce ottobrina che spuntava tra le nuvole. Mi diressi al mercato, feci
colazione con uova fritte e una tazza di t forte e poi andai a scuola, portando con me i miei pochi
bagagli.
I giorni seguenti furono irti di difficolt. Il padre di Janey aveva deciso che non gli andavo a
genio  succedeva sempre cos coi genitori delle mie amiche  e dunque non potevo pi stare nella
roulotte. Cos andai a dormire nella vecchia Mini scassata con cui mi esercitavo a guidare.
Era un'auto molto affidabile, il cui proprietario era un ragazzo disturbato che frequentava la
nostra chiesa. I suoi genitori erano anziani e non erano religiosi, ma gli volevano molto bene. Me la
lasciava usare perch loro volevano che avesse la macchina, per lui aveva una paura folle di guidare.
La portammo fino a casa di Janey e la parcheggiammo dietro l'angolo.
Per dormire in una macchina ci vuole un piano. Il mio consisteva nel sedermi davanti per
leggere e mangiare e nello sdraiarmi dietro per dormire. Cos mi sembrava di avere il controllo della
situazione. Tenevo le mie cose nel bagagliaio e dopo qualche giorno, pur non avendo la patente, decisi
di guidarla anche in citt.
Lavoravo al mercato tre sere alla settimana, aiutando a smontare i banchi, e anche il sabato dalle
otto di mattina alle sei di sera. Lavoravo in una bancarella di frutta e verdura, cos mi guadagnavo i
soldi per mangiare, per la benzina e per la lavanderia a gettone.
Al sabato io e Janey andavamo al cinema, mangiavamo pesce e patatine e facevamo l'amore
sul sedile posteriore della Mini. Poi lei tornava a casa e io prima di dormire leggevo Nabokov alla luce
della torcia. Non ero contenta di essere arrivata alla N.
Non capivo perch un uomo dovesse trovare cos disgustoso il corpo di una donna adulta.
L'unico aspetto positivo di dover andare ai bagni pubblici per fare la doccia era che potevo guardare le
donne. Le trovavo belle, tutte belle. E il mio apprezzamento era un implicito rimprovero a mia madre:
per lei i corpi erano soltanto brutti e peccaminosi.
Guardare le donne non mi dava un piacere sessuale. Amavo Janey e con lei provavo piacere;
guardare le donne era un modo di guardare a me stessa e, suppongo, un modo di amare me stessa. Non
so come sarebbe stato se avessi voluto i ragazzi, ma non li volevo. Ce n'erano alcuni che mi piacevano,
ma non li desideravo. Non a quel tempo. Non ancora.
Un giorno, a scuola, mentre leggevamo le poesie di Wilfred Owen e Middlemarch per
prepararci all'esame, espressi le mie perplessit su Nabokov. Lolita mi aveva turbato: era la prima volta
che mi sentivo tradita dalla letteratura. Mi ero rivolta alla bibliotecaria  che di solito era affidabile  la
quale mi aveva risposto che anche lei non amava Nabokov, e che erano molte le donne a cui non
piaceva, ma che era meglio non dirlo in presenza di persone di ambo i sessi.
Gli uomini ti darebbero della provinciale, disse, e io le chiesi cosa volesse dire, e lei mi spieg
che indicava qualcuno che veniva dalla provincia. Le chiesi se Accrington era provincia, e lei rispose
che Accrington era oltre la provincia.
Cos decisi di chiedere un parere ai miei insegnanti.
Avevo due insegnanti di letteratura inglese. Uno era un satiro seducente che spos una delle
nostre compagne di classe appena lei raggiunse la maggiore et. Mi disse che Nabokov era davvero
grande e che un giorno l'avrei capito. Odia le donne replicai, senza rendermi conto che in quel
momento ero diventata femminista.
Odia le donne per quello che diventano disse il satiro.  diverso. Ama le donne prima che
diventino quello che diventano.
E poi ci mettemmo a discutere di Dorothea Brooke, la protagonista di Middlemarch, e
dell'ignobile Rosamond, che tutti gli uomini preferivano, forse perch non era diventata come le
altre
La discussione non ci port da nessuna parte e cos andai a saltare sui tappeti elastici insieme a
un paio di ragazze a cui non importava niente di Dorothea Brooke o di Lolita. Loro preferivano saltare
sui tappeti elastici.
I nostri schiamazzi disturbarono Mrs Ratlow, la responsabile del corso di letteratura.
Mrs Ratlow era una donna di mezza et, rotonda come un gatto lanuginoso. Aveva i capelli
lanuginosi e gli occhi truccati di viola. Portava tailleur rossi, di poliestere, e camicette verdi con volant.
Era vanesia, temibile e ridicola, e quando non ridevamo di lei la evitavamo. Ma amava la letteratura.
Nel pronunciare la parola Shakespeare chinava la testa, e nel 1970 era andata a Stratford-on-Avon
per vedere la leggendaria rappresentazione di Sogno di una notte di mezz'estate diretta da Peter Brook e
ambientata in una scatola bianca. Era una specie di Miss Jean Brodie, suppongo. All'epoca non lo
potevo supporre perch non ero ancora arrivata alla S, e quando ci arrivai non trovai Muriel Spark.
Troppo moderna per la Narrativa inglese A - Z.
Per trovai Mrs Ratlow, una vedova con due figli adolescenti pi alti di lei; i due poveri
marcantoni arrivavano sempre a scuola sotto la tempesta di rimproveri della loro madre che, dopo
essersi infilata nel parcheggio, li tirava fuori a viva forza dalla sua piccola Riley Elf. Gridava sempre.
Prendeva il Valium in classe. Ci tirava i libri in testa dicendo che ci avrebbe ammazzate. A quei tempi
le era ancora permesso.
Mrs Ratlow si precipit fuori dall'aula di letteratura inglese, inopinatamente situata vicino alla
stanza dei tappeti elastici. Quando smise di gridare, le dissi che era tutta colpa di Nabokov, e che
dovevo finire la N.
Non stai gi leggendo Wilfred Owen?
Lo so, ma lui scrive poesia. Io sto facendo la Narrativa inglese A - Z. C' una scrittrice che si
chiama Mrs Oliphant
Mrs Ratlow gonfi il petto come un piccione. Mrs Oliphant non c'entra con la letteratura, puoi
fare a meno di leggerla.
Devo leggerla,  nello scaffale.
Spiegati meglio, ragazza disse Mrs Ratlow, improvvisamente interessata, nonostante dovesse
correre a correggere venti saggi su Orgoglio e pregiudizio.
E cos, mio malgrado, tirai fuori tutto: mia madre, la Mini, la biblioteca, i libri. Mrs Ratlow
taceva, il che non era da lei. Poi disse: Vivi in una Mini e quando non sei nella Mini lavori al mercato
per guadagnare dei soldi, oppure sei qui a scuola, e, se non sei qui, sei in biblioteca a leggere la
Narrativa inglese A - Z.
Era un resoconto accurato della mia vita, con la sola eccezione del sesso.
Ora ho aggiunto anche la poesia le dissi, spiegandole di T.S. Eliot.
Mi guardava come se stesse guardando una scena di L'astronave degli esseri perduti, come se
un oggetto dalla forma conosciuta si stesse trasformando sotto i suoi occhi. Poi disse: A casa mia c'
una camera in pi. Il vitto non  compreso e dopo le dieci di sera esigo il silenzio. Ti dar una chiave.
Una chiave?
S.  quell'aggeggio di metallo che apre una porta.
Mi guardava di nuovo come se fossi una ritardata, ma non m'importava. Dissi: Non ho mai
avuto una chiave, a parte quella della Mini.
Andr a parlare con quel bel tipo di tua madre.
Non lo faccia, la prego.
Mi consegn la chiave. Non aspettarti che ti accompagni a scuola. I ragazzi si mettono dietro,
la mia borsa sta davanti. Poi fece una pausa e disse: Nabokov pu essere un grande scrittore o forse
no. Non lo so e non m'interessa.
Devo finire Lolita?
S. Ma non devi leggere Mrs Oliphant. Credo che sabato andr a fare due chiacchiere con la
bibliotecaria. E in ogni caso non sei obbligata a leggere seguendo l'ordine alfabetico.
Provai a spiegarle che avevo bisogno di un ordine  come quello che mi ero data mangiando nel
sedile davanti della Mini e dormendo dietro  ma poi m'interruppi perch le altre avevano ricominciato
a saltare sui tappeti elastici e Mrs Ratlow si stava gi lanciando verso il telo da salto sudato, gridando
qualcosa a proposito di Jane Austen.
Andai in biblioteca con la piccola chiave d'argento al sicuro nella mia tasca.
In quel periodo aiutavo la bibliotecaria a sistemare i libri, un compito che amavo molto perch
mi piaceva trasportarli, sentirne il peso e vedere come s'infilavano alla perfezione negli scaffali.
Mi diede una pila di libri umoristici, quelli con l'etichetta arancione ondulata. E fu allora che
notai Gertrude Stein.
Credevo che fossi arrivata alla N disse la bibliotecaria, la quale, come la maggior parte delle
bibliotecarie, credeva nell'ordine alfabetico.
S, ma sto dando un'occhiata in giro dissi. Me l'ha consigliato la mia insegnante di inglese.
Dice che Mrs Oliphant non  letteratura. Verr a parlargliene.
La bibliotecaria inarc le sopracciglia. Ah s? Non posso dire di non essere d'accordo con lei.
Ma sar davvero possibile saltare dalla N alla P? Certo, la O presenta qualche difficolt.
Anche la N.
Giusto. La letteratura inglese  forse tutta la letteratura  non  mai come ce l'aspettiamo. E
non sempre  di nostro gradimento. Io stessa ho avuto grandi difficolt con la lettera C Lewis
Carroll. Joseph Conrad. Coleridge.
Non era mai una buona idea contraddire la bibliotecaria, ma prima di riuscire a trattenermi
cominciai a recitare:
Sarebbe uno sforzo inefficace,Anche se continuassi a fissare per sempreQuella luce verde che indugia
ad occidente:Per mezzo di forme esterne non posso sperare di conquistareLa passione e la vita che
hanno sorgenti interne.	Lei mi guard.  molto bella.
 Depressione: un'ode, di Coleridge.
Be', forse dovr rivalutare la lettera C.
E io devo rivalutare la lettera N?
Ti do un consiglio: quando sei giovane e ti capita di leggere qualcosa che non ti piace affatto,
mettilo da parte e rileggilo tre anni dopo. Se ancora non ti piace, leggilo dopo altri tre anni. E quando
non sei pi giovane  quando arrivi ai cinquant'anni, come me  rileggi il libro che in assoluto ti era
piaciuto di meno.
Allora rilegger Lolita.
Mi fece uno dei suoi rari sorrisi, cos le chiesi: Posso saltare Mrs Oliphant?.
Credo di s comunque ha scritto una storia di fantasmi molto bella, La porta aperta.
Presi la pila di libri da sistemare negli scaffali. La biblioteca era immersa nel silenzio.
Fervevano le attivit, ma in silenzio, e io pensai che la vita in un monastero doveva essere cos: eri
circondata da altri, potevi contare sulla loro solidariet, ma i tuoi pensieri erano solo tuoi. Alzai lo
sguardo verso la grande vetrata e la bella scala di quercia. Amavo quell'edificio.
La bibliotecaria stava spiegando i vantaggi della classificazione decimale Dewey alla sua
assistente, vantaggi che si estendevano a ogni settore della vita. Era un metodo che aveva un suo
ordine, come l'universo. Aveva una sua logica. Era affidabile. Chi lo usava si elevava moralmente,
perch cos facendo riusciva anche a mettere sotto controllo il proprio caos interiore.
Tutte le volte che sono agitata disse la bibliotecaria penso alla classificazione decimale
Dewey.
E poi che succede? chiese l'assistente, intimidita.
Poi capisco che la mia agitazione  qualcosa che  stato catalogato nel posto sbagliato.
Ovviamente,  stato Jung a spiegarcelo; succede quando il caos dei nostri contenuti inconsci si sforza di
trovare il suo posto nell'indice della coscienza.
L'assistente tacque. Io chiesi: Chi  Jung?.
 un discorso prematuro disse la bibliotecaria. E in ogni caso non lo trovi in Narrativa
inglese A - Z. Devi guardare nella sezione Psicoanalisi, laggi, tra Psicologia e Religione.
Andai a dare un'occhiata. Le uniche persone che si avvicinavano a Psicologia e Religione erano
un uomo con la coda di cavallo e una T-shirt molto sporca, con la scritta EGO sul davanti e ID sul
dietro, e una coppia di donne che fingevano di essere due streghe e che facevano delle ricerche sulla
Wicca nel Nostro Tempo. Li trovai tutti e tre l, a passarsi bigliettini come se non avessero il permesso
di parlare. Jung poteva attendere.
Chi era Gertrude Stein?
Una modernista. Scriveva senza curarsi del significato.
 per questo che  catalogata nell'Umorismo, insieme a Spike Milligan?
La classificazione decimale Dewey ammette una certa discrezionalit.  un altro dei suoi punti
di forza. Ci salva dalla confusione e ci concede una certa libert di pensiero. La collega che mi ha
preceduto avr ritenuto che Gertrude Stein fosse una modernista troppo moderna per la Narrativa
inglese A - Z e in ogni caso, sebbene scrivesse in inglese, o in una specie di inglese, era un'americana e
viveva a Parigi.  morta.
Portai Autobiografia di Alice B. Toklas nella Mini e andai a casa di Mrs Ratlow. Aspettai prima
di entrare. La sentivo sgridare i ragazzi.
Guardai dalla finestra della cucina dentro la linda casetta, che non faceva parte di una fila di
abitazioni, come quelle di Water Street, ma era una specie di cottage con vista sulla campagna. I due
marcantoni stavano cenando e Mrs Ratlow stava stirando e leggendo Shakespeare da un leggio
sistemato accanto all'asse da stiro. Si era tolta la giacca di poliestere e aveva una camicetta a maniche
corte di bri-nylon, il nylon britannico. Le braccia erano grassocce e lentigginose. Il dcollet era
grinzoso, floscio e arrossato. Era tutto quello che Nabokov odiava.
Mentre leggeva Shakespeare le brillavano gli occhi. Ogni volta che finiva di stirare una delle
camicie dei marcantoni s'interrompeva, girava la pagina, appendeva la camicia e ne prendeva un'altra
dalla cesta.
Aveva un paio di pantofole pelose, rosa, che risaltavano sul linoleum bianco e nero.
Mi aveva offerto un'opportunit. Stava arrivando l'inverno, nella Mini faceva sempre pi
freddo e, per via della condensa che durante la notte si formava col mio respiro, mi svegliavo coperta di
goccioline d'acqua, come una foglia al mattino.
Non sapevo se tutto quello che stavo facendo fosse la cosa giusta da fare. Parlavo da sola, a
voce alta, discutendo della mia situazione. In un certo senso ero fortunata, perch la nostra chiesa aveva
sempre enfatizzato l'importanza di concentrarsi sulle cose positive  sui doni ricevuti  non solo su
quelle negative. Ed era quello che facevo quando mi raggomitolavo a dormire nel sacco a pelo. C'erano
cose positive: c'era Janey e c'erano i libri. Essermene andata da casa significava che non dovevo
rinunciare n a lei, n a loro.
Tirai fuori la chiave, poi pensai che era pi educato suonare il campanello. Uno dei marcantoni
venne ad aprirmi. Poi arriv Mrs Ratlow. Voi due, aiutatela con i bagagli, devo sempre fare tutto io?
La mia stanzetta si affacciava sui campi dietro la casa. Impilai i libri e piegai i vestiti: tre paia di
jeans, due paia di scarpe, quattro maglioni, quattro camicie e varie calze e mutande. E un montgomery.
Non c' altro?
Ho anche un apriscatole, qualche stoviglia, un fornellino da campeggio, un asciugamano e un
sacco a pelo, ma li ho lasciati in macchina.
Avrai bisogno di una borsa per l'acqua calda.
Ce l'ho, e ho anche una torcia e lo shampoo.
Bene, allora. Prendi un po' di pane e marmellata e vai a dormire.
Mi guard mentre tiravo fuori Gertrude Stein.
S disse.
Gertrude e Alice sono a Parigi. C' la guerra e loro danno una mano alla Croce Rossa.
Viaggiano in una Ford a due posti che  arrivata via nave dagli Stati Uniti. A Gertrude piace guidare,
ma si rifiuta di fare marcia indietro. Andr solo avanti perch, dice, l'aspirazione del ventesimo secolo
 il progresso.
L'altra cosa che Gertrude si rifiuta di fare  consultare la cartina. Alice Toklas consulta la
cartina e Gertrude a volte segue le sue indicazioni e a volte no.
Cala la notte. Si sentono esplodere le bombe. Alice perde la pazienza. Butta a terra la cartina e
grida a Gertrude: ABBIAMO SBAGLIATO STRADA.
Gertrude va avanti e dice: Giusta o sbagliata, questa  la strada e noi l'abbiamo presa.
10
Questa  la strada
Decisi di fare domanda per studiare letteratura inglese a Oxford perch era la cosa pi folle che
potessi fare. Non conoscevo nessuno che fosse andato all'universit. Anche se le ragazze intelligenti
erano incoraggiate a prendere un diploma per diventare insegnanti o impiegate, Oxford e Cambridge
non erano nella lista delle cose da fare prima di morire.
Nel 1970 era stato approvato l'Equal Pay Act, ma nessuna donna di mia conoscenza
guadagnava quanto un uomo, n credeva che avrebbe dovuto rivendicare quel diritto.
Nel nord industriale dell'Inghilterra, dove era forte l'occupazione operaia nei settori tradizionali
 nelle fabbriche, nelle manifatture, nelle miniere  erano gli uomini ad avere il potere economico.
Le donne tenevano insieme la famiglia e la comunit, ma il loro contributo era invisibile, non
quantificato n retribuito, e neppure socialmente premiato, quindi il mio mondo era pieno di donne forti
e capaci che erano casalinghe e che dovevano rendere conto ai loro uomini. Mia madre rendeva
conto a mio padre. Lo disprezzava (e non era giusto), ma gli riconosceva il ruolo di capofamiglia (cosa
che non era). Questo schema coniugale/domestico si ripeteva ovunque guardassi.
Erano poche le donne che avevano una professione o ruoli di dirigente, e quelle poche non
erano sposate. La maggior parte delle mie insegnanti non era sposata. Mrs Ratlow era vedova, e aveva
la cattedra di inglese, eppure le toccava cucinare per i figli e pulire la casa. Non si concedeva mai una
vacanza, perch, spieg: Quando una donna sola non suscita pi l'interesse del sesso opposto, 
visibile solo quando ha uno scopo. Non me lo sarei mai dimenticato.
Avrebbe potuto essere uno slogan femminista, ma lei non aveva tempo per il femminismo
inteso come movimento. Adorava gli uomini, anche se il fatto di non averne uno la rendeva invisibile ai
suoi stessi occhi, confinandola nel posto pi triste tra tutti i posti invisibili che una donna poteva
occupare. Nel 1970 Germaine Greer aveva pubblicato L'eunuco femmina, ma nessuna di noi l'aveva
letto.
Non eravamo raffinate. Eravamo gente del nord. Non abitavamo in una grande citt come
Manchester, e dalle nostre parti il femminismo non era ancora arrivato.
Generalessa era sempre stato il termine usato in favore e contro la donna di carattere della
classe lavoratrice del nord. La nostra era un'identit scissa. Le donne del nord erano toste e rispettate
per questo, a casa loro e nell'immaginario popolare  basti pensare a tutte quelle cartoline delle localit
marittime che raffiguravano ometti gracili sovrastati da donnoni , e nei circoli operai pieni di
ubriaconi, comici come Les Dawson, in abiti femminili, con foulard e grembiule, parodiavano e
celebravano le donne formidabili che gli uomini amavano, temevano e da cui dipendevano. Eppure, le
stesse donne che in teoria erano pronte a bastonare con un matterello i mariti appena mettevano piede
in casa non avevano nessun potere economico. E se l'avevano lo nascondevano.
Le donne di mia conoscenza che possedevano una piccola attivit, come la bancarella del
mercato dove lavoravo, o la friggitoria dove compravo quasi tutti i miei pasti, fingevano che fosse di
propriet del marito e che loro fossero l solo per dare una mano.
L'unica lezione di educazione sessuale che ci impartirono a scuola non affront problemi di
sesso, bens questioni di economia sessuale. Dovevamo pagare la nostra parte, perch cos si faceva al
giorno d'oggi, ma consegnando i soldi al nostro cavaliere, per far credere che fosse lui a pagare. Per il
momento si trattava solo dei biglietti dell'autobus o del cinema, ma in seguito, quando ci sarebbe
toccato amministrare le spese di casa, avremmo dovuto assicurarci che nostro marito sapesse che era
tutto di sua propriet. Era in gioco l'orgoglio maschile, o perlomeno cos l'aveva definito la nostra
insegnante. Era la cosa pi stupida che avessi mai sentito, una visione retrograda delle relazioni sociali.
Le uniche donne che vivevano con soddisfazione la vita che si erano scelte, senza finzioni
sociali, erano le proprietarie del negozio di dolciumi, peraltro costrette a una finzione sessuale, non
potendo vivere apertamente la loro omosessualit. La gente le prendeva in giro, e una di loro portava
un passamontagna.
Io ero una donna. Una donna della classe lavoratrice. Una donna che voleva amare le donne
senza sentirsi in colpa o essere derisa. Erano questi i tre punti su cui poggiava la mia coscienza politica,
non i sindacati o il conflitto di classe come veniva inteso dai maschi di sinistra.
C'era voluto molto tempo prima che la sinistra accettasse le donne in quanto persone
indipendenti, con uguali diritti, e smettesse di sminuire la loro sessualit considerandola solo una
risposta al desiderio maschile. Non mi riconoscevo nella politica della sinistra. E il mio obiettivo non
era migliorare le condizioni della mia vita: io la volevo cambiare da cima a fondo.
Sul finire degli anni Settanta, apparve sulla scena Margaret Thatcher. Parlava di una nuova
cultura del rischio e della ricompensa che ci avrebbe permesso di ottenere dei risultati, di realizzare i
nostri progetti, se solo eravamo disposti a lavorare sodo e ad abbandonare la rete di sicurezza della
tradizione.
Io me n'ero gi andata di casa. Lavoravo gi di sera e nei weekend per mantenermi agli studi.
Non avevo una rete di sicurezza.
Mi sembrava che la Thatcher offrisse risposte migliori rispetto agli uomini della middle class
che sostenevano il Partito laburista, e agli uomini della classe lavoratrice, che si battevano per un
salario familiare e pretendevano che le loro mogli restassero a casa.
Io non avevo rispetto per la vita di famiglia. Non avevo una casa. Avevo solo una buona dose di
coraggio e di rabbia. Ero un tipo sveglio. Non avevo legami emotivi. Non capivo le politiche di genere.
Ero il prototipo ideale per la rivoluzione Reagan/Thatcher.
Mrs Ratlow mi prepar all'esame di ammissione a Oxford. Venni convocata per un colloquio,
comprai un biglietto dell'autobus e partii.
Avevo fatto domanda per il St Catherine perch suggeriva l'idea di una nuova modernit e
perch era un college misto, nato da una costola della St Catherine Society, una sorta di appendice
triste degli antichi college di Oxford, fondato per gli studenti che non se li potevano permettere.
Ma ora il St Catherine era stato equiparato in tutto e per tutto agli altri college. E forse avrei
potuto andarci.
Scesi dall'autobus e chiesi indicazioni. Mi sentivo come Jude l'Oscuro nel romanzo di Thomas
Hardy, ed ero decisa a non impiccarmi.
Non immaginavo che potesse esistere una citt cos bella, n luoghi come i college, con i cortili
interni e i prati, e quell'atmosfera di quiete animata che ancor oggi trovo cos seducente.
Mi era stata offerta una sistemazione per la notte e potevo consumare i pasti al college, ma ero
troppo intimidita dalla sicurezza degli altri candidati per mangiare con loro.
Nel corso dei colloqui non riuscii a esprimermi con chiarezza. Per la prima volta in vita mia,
avevo la sensazione di essere inadeguata e di parlare in modo inadeguato. Tutti gli altri mi sembravano
rilassati, anche se non sono sicura che lo fossero veramente. So solo che erano vestiti meglio di me e
avevano un accento migliore. Mi rendevo conto di non riuscire a essere me stessa, e non sapevo come
essere me stessa in quella circostanza. Nascosi la persona che ero, ma non avevo nessuno da mettere al
mio posto. Qualche settimana dopo mi comunicarono che non ero stata ammessa.
Ero disperata. Mrs Ratlow disse che dovevamo considerare altre opzioni. Io non ero interessata
ad altre opzioni: ero interessata a Oxford.
Cos misi a punto un piano.
Finalmente avevo preso la patente, avevo venduto la Mini che in realt non era mia e avevo
speso quaranta sterline per una Hillman Imp con le carte in regola. Le portiere non si aprivano, ma il
motore era buono. Se eri disposta a entrarci passando dal lunotto apribile, potevi fare un bel po' di
strada.
Janey disse che mi avrebbe accompagnato, cos prendemmo la mia tenda e partimmo per
Oxford, viaggiando a cinquanta miglia all'ora, la velocit massima della Imp, fermandoci di frequente
per aggiungere benzina, olio, acqua e il liquido dei freni. Ci eravamo portate dietro due uova, nel caso
il radiatore perdesse. A quei tempi si poteva riparare un radiatore rompendoci dentro un uovo, cos
come si poteva sostituire la cinghia della ventola con una calza di nylon, e riparare un cavo della
frizione rotto con due bulloni e una lattina di Tizer (si pratica un foro sul fondo e nella parte superiore
della lattina, si legano i bulloni alle due estremit del cavo, s'infilano nei fori della lattina e sia pure con
un notevole rumore metallico si potr premere il pedale della frizione).
Janey aveva una guida dei campeggi e trovammo un posto economico presso un golf club alla
periferia di Oxford.
Fu un viaggio di quasi nove ore, ma avevamo le nostre scorte di pancetta e fagioli ed eravamo
felici.
Il giorno dopo andai a parlare con il senior tutor e con uno dei docenti di letteratura inglese;
l'altro, per mia fortuna, non c'era.
Avevo il solito problema, mi bloccavo e poi mi mettevo a balbettare Sotto stress divento un
incrocio tra Billy Budd e l'asinello parlante di Shrek.
Allargai le mani disperata e scoprii che i palmi erano lucidi di olio. La Imp perdeva.
Cos mi tocc spiegare tutto alla velocit di Shrek: la Hillman Imp, la tenda, il mio lavoro al
mercato, e anche l'Apocalisse e Mrs Winterson, e la Narrativa inglese A-Z
Avevano gi ricevuto una lettera di Mrs Ratlow, la vidi aperta sulla scrivania. Non sapevo cosa
avesse scritto, ma c'era un accenno a Mrs Oliphant.
Voglio essere una scrittrice migliore di lei.
Non dovrebbe essere troppo difficile. Certo, ha scritto una bella storia di fantasmi
S, La porta aperta. L'ho letta. Fa paura.
Per qualche strana ragione, Mrs Oliphant era dalla mia parte.
Il senior tutor mi spieg che il St Catherine era un college progressista, fondato in tempi
recenti, nel 1962, con lo scopo di ammettere allievi provenienti dalle scuole pubbliche, e uno dei pochi
college misti.
Benazir Bhutto studia qui. E anche Margaret Thatcher, come saprai, ha studiato chimica qui, al
Sommerville.
Non lo sapevo e non sapevo chi fosse Benazir Bhutto.
Non vorresti che una donna diventasse primo ministro?
Certo ad Accrington le donne potevano fare solo le mogli, le insegnanti, le parrucchiere, le
segretarie, oppure le commesse in un negozio. Be', possono anche fare le bibliotecarie, e a me non
dispiacerebbe, ma in realt voglio scriverli io i libri.
Che genere di libri vorresti scrivere?
Non lo so ancora. Scrivo sempre.
Molti giovani scrivono.
Non ad Accrington.
Ci fu una pausa di silenzio. Poi il docente di letteratura inglese mi chiese se ritenevo che le
donne potessero essere grandi scrittrici. La domanda mi lasci perplessa. Non ci avevo mai pensato.
 vero che le troviamo perlopi all'inizio dell'alfabeto: Austen, Bront, Eliot
Ovviamente queste scrittrici le studiamo. Virginia Woolf non  nel piano di studi, anche se la
troverai interessante. Certo che, paragonata a Joyce
Era una presentazione adeguata dei pregiudizi e dei piaceri di un corso di laurea a Oxford.
Uscii dal St Catherine e m'incamminai lungo Holywell Street per andare alla libreria Blackwell.
Non avevo mai visto un negozio con cinque piani di libri. Mi vennero le vertigini, come se avessi
respirato troppo ossigeno. E pensai alle donne. A tutti quei volumi, e a quanto tempo era dovuto
passare prima che le donne potessero scrivere i loro libri. Ma perch erano ancora cos poche le
poetesse e le romanziere, e perch solo un numero ancora pi esiguo era considerato importante?
Ero emozionata, ero piena di speranza, anche se le parole del docente mi avevano turbato. In
quanto donna, ero dunque destinata a essere soltanto un'osservatrice, a non poter dare mai il mio
contributo? Potevo studiare le opere che non avrei mai potuto sperare di scrivere? Dovevo provarci, che
ci riuscissi o no.
E poi, quando raggiunsi il successo e venni tacciata di arroganza, avrei voluto trascinare in
quella libreria tutti i giornalisti che mi avevano fraintesa perch capissero che per una donna, una
donna della classe lavoratrice, voler essere una scrittrice, una brava scrittrice, e credere nel proprio
talento non  una forma di arroganza:  una scelta politica.
Qualsiasi cosa fosse accaduta quel giorno, il responso fu favorevole. Venni ammessa a
frequentare l'anno seguente.
E poi arrivarono le elezioni del 1979. Margaret Thatcher aveva dalla sua la forza e la solidit
delle argomentazioni e sapeva quanto costava un chilo di pane. Era una donna, e io sentivo che, se ce
l'aveva fatta lei, avrei potuto farcela anch'io. Se la figlia di un droghiere poteva diventare primo
ministro, anche una ragazza come me avrebbe potuto scrivere un libro che sarebbe finito negli scaffali
della Narrativa inglese A-Z.
Votai per lei.
Ora  un luogo comune dire che la Thatcher trasform due partiti: il suo, e il Partito laburista,
che era all'opposizione. Si tende a ricordare meno spesso che Reagan negli Stati Uniti e la Thatcher in
Inghilterra ruppero per sempre il consenso postbellico, un consenso durato pi di trent'anni.
Ritorniamo al lontano 1945. Che si fosse di destra o di sinistra, in Gran Bretagna e nell'Europa
occidentale era impensabile ricostruire le societ del dopoguerra servendosi dell'obsoleta e screditata
economia del libero mercato: lavoro non regolamentato, prezzi instabili, nessuna tutela per i malati, per
i vecchi o per i disoccupati. C'era bisogno di case, di posti di lavoro, di protezione sociale, della
nazionalizzazione dei servizi di pubblica utilit e dei trasporti.
Fu un grande passo avanti nella consapevolezza umana dei doveri verso la collettivit;
arrivammo a capire di non dovere qualcosa solo alla nostra bandiera o al nostro paese, ai nostri figli o
alle nostre famiglie, ma anche al nostro prossimo. Societ. Condivisione. Cultura.
Questo passo avanti non fu propiziato dai valori o dalla filantropia vittoriani, e nemmeno dalle
politiche di destra, bens dalle lezioni pratiche che ci aveva impartito la guerra e soprattutto  non
dimentichiamolo  dagli inconfutabili principi del socialismo.
La crisi dell'economia inglese negli anni Settanta, il salvataggio da parte del Fondo Monetario
Internazionale, i prezzi del petrolio alle stelle, la decisione di Nixon di lasciar fluttuare il dollaro, le
insanabili dispute sindacali, e una sorta di dubbio esistenziale che affliggeva la sinistra, permisero alla
destra di Thatcher e Reagan di ignorare i fastidiosi argomenti a favore di una societ equa e ugualitaria.
Avremmo seguito Milton Friedman e i suoi colleghi della Chicago School of Economics, risuscitando
il buon vecchio laissez faire del libero mercato e mascherandolo da nuova via di salvezza.
Benvenuto TINA, There is no alternative, Non ci sono alternative, l'acronimo preferito della
Thatcher.
Nel 1988 Nigel Lawson, il Cancelliere dello Scacchiere nel governo Thatcher, defin il
consenso postbellico l'illusione postbellica.
Non avevo capito che, quando il denaro diventa il valore fondamentale, l'istruzione mira solo a
ci che  utile e la vita dello spirito non viene pi valutata come un bene, a meno che non produca
risultati quantificabili. I servizi pubblici passano in secondo piano.  molto pi difficile vivere una vita
diversa, immune dall'avere e dallo spendere, se non si trovano pi case a buon mercato. Le comunit
vengono distrutte, e rimangono solo infelicit e intolleranza.
Non sapevo che il miracolo economico dell'era Thatcher fosse stato finanziato dalla svendita
del nostro patrimonio nazionale e delle nostre industrie.
Non avevo compreso le conseguenze della privatizzazione della societ.
Passo sotto il viadotto e costeggio i Factory Bottoms. Vedo mio padre, in tuta da lavoro, che
esce dalla porta della chiesa Elim. Ha appena finito di imbiancare. Sollevo il piede dall'acceleratore e
provo l'impulso di fermarmi. Vorrei dirgli addio, ma non lo faccio perch non posso. Mi ha vista?
Chiss. Guardo nello specchietto. Lui sta andando a casa. Io sto andando via.
Mi sono lasciata alle spalle la citt e sto attraversando Oswaldtwistle, dove c' la fabbrica di
biscotti per cani. Vedo dei ragazzini radunati davanti alla porta laterale: aspettano gli scarti rosa e verde
a forma di osso. Ce n' solo uno con un cane al guinzaglio.
Sono al volante del mio furgone Morris Minor  che ha sostituito l'Imp  su cui ho caricato la
bicicletta, un baule di libri, una valigia di vestiti, i panini alle acciughe e le taniche di benzina, novanta
litri, perch nessuno mi ha detto che si pu far benzina in autostrada. Dato che la dinamo  difettosa,
non oso spegnere il motore, cos mi tocca accostare sulla corsia di emergenza, girare di corsa attorno al
furgone, riempire il serbatoio e ripartire. Ma non m'importa.
Vado a Oxford.
11
Arte e menzogne
La nostra prima sera al college, il tutor a cui eravamo state affidate si volt verso di me e disse:
Tu sei l'esperimento della classe lavoratrice. Poi si volt verso la donna che sarebbe diventata ed 
tuttora la mia migliore amica e disse: Tu sei l'esperimento della razza nera.
Capimmo subito che il nostro tutor era un gay malevolo che si sarebbe rifiutato di seguire le
cinque studentesse del nostro corso. Avremmo dovuto istruirci da sole.
Da un certo punto di vista era irrilevante. Eravamo circondate dai libri e non dovevamo fare
altro che leggerli, cominciando da Beowulf e finendo con Beckett, senza badare al fatto che c'erano
solo quattro romanziere  le due Bront, che venivano presentate come una squadra, Jane Austen e
George Eliot  e una sola poetessa, Christina Rossetti. Non  una grande poeta, diversamente da Emily
Dickinson, ma le grandi figure di donne non erano contemplate nel nostro piano di studi. Per quanto
riguardava le donne, Oxford non era una cospirazione di silenzio: era una cospirazione di ignoranza.
Formammo il nostro gruppo di lettura, che ben presto si allarg agli scrittori contemporanei  sia donne
sia uomini  e ai testi del femminismo. All'improvviso mi ritrovai a leggere Doris Lessing e Toni
Morrison, Kate Millett e Adrienne Rich. Erano come una nuova Bibbia.
Nonostante il sessismo, lo snobismo, gli atteggiamenti patriarcali e il disinteresse per il
benessere degli studenti, il grande merito di Oxford era la seriet di intenti e l'indiscussa convinzione
che la vita dello spirito fosse al centro della vita civilizzata.
Anche se il nostro tutor ci denigrava e ci svalutava per il solo fatto che eravamo donne, noi
sentivamo che l'ethos dell'universit ci sosteneva tacitamente nel nostro amore per la lettura, per il
pensiero, per la conoscenza, per la discussione.
E questo per me era un enorme cambiamento. Era come vivere in una biblioteca, il luogo dove
ero sempre stata pi felice.
Pi leggevo, pi avrei voluto confutare la tesi che la letteratura fosse riservata a una minoranza
di persone, ad alcune classi sociali o a chi possedeva una certa cultura. I libri erano anche il mio
patrimonio. Non dimenticher mai l'emozione che ho provato scoprendo che la pi antica poesia in
lingua inglese che ci  stata tramandata, l'Inno di Cdmon, fu composta da un pastore attorno al 680
d.C., a Whitby, dove sorgeva l'abbazia di Whitby, di cui era badessa sant'Hilda.
Pensate una donna potente e un mandriano analfabeta capace di comporre una poesia di tale
bellezza che i monaci la trascrissero e la recitarono ai visitatori e ai pellegrini.
 una bella storia. Cdmon preferiva la compagnia delle mucche a quella dei suoi simili, e non
conosceva poesie o canzoni, e cos, alla fine dei banchetti che si tenevano nell'abbazia, dove tutti erano
invitati a cantare e a recitare, Cdmon scappava sempre e tornava dalle sue mucche, per stare da solo.
Una notte arriv un angelo e lo invit a cantare: se poteva cantare per le mucche, poteva cantare anche
per lui. Cdmon, rattristato, gli disse che non conosceva canzoni, e l'angelo gli chiese di provare a
cantare lo stesso una canzone sulla creazione del mondo. E Cdmon apr la bocca e ne usc la canzone.
(Andate a leggervi il primo accenno a questa storia in Historia ecclesiastica gentis Anglorum, del
Venerabile Beda.)
Pi leggevo, pi mi sentivo collegata, attraverso il tempo, ad altre vite, e in profonda affinit
con esse. Mi sentivo meno isolata. Non stavo andando alla deriva sulla mia piccola zattera nel mare del
presente; c'erano ponti che mi avrebbero condotta sulla terraferma. S, il passato  un paese straniero,
ma lo possiamo visitare, e una volta approdati potremo portare con noi le cose che ci servono.
La letteratura  un terreno comune. Non  un terreno dominato solo da interessi commerciali, n
pu essere prosciugato come la cultura di massa, che sfrutta la novit e passa oltre.
Si parla molto del mondo addomesticato, contrapponendolo al mondo selvaggio. Gli esseri
umani non hanno solo bisogno di una natura selvaggia, ma degli spazi indomiti dell'immaginazione.
Leggere ci porta nei luoghi selvaggi.
Alla fine del mio primo trimestre a Oxford leggemmo i Quattro quartetti di T.S.Eliot.
Noi muoviamo al di sopra dell'alberoin movimento, nella luce sopra le foglieistoriate e udiamo sul
suolo bagnatol sotto, il veltro e il cinghialereiterare la trama di semprema riconciliati tra gli astri.
Pensavo a quella trama: il passato  cos difficile da rimuovere. Rimane sempre al nostro fianco,
come una dama di compagnia, frapponendosi tra noi e la novit del presente, tra noi e le nuove
opportunit.
Mi chiedevo se il passato potesse essere redento, se potesse essere riconciliato, se le guerre
del passato, i nemici del passato, il veltro e il cinghiale, potessero trovare una sorta di pace.
Me lo chiedevo perch pensavo di andare a trovare Mrs Winterson.
L'idea che ci si possa innalzare al di sopra del conflitto  avvincente. Jung sosteneva che un
conflitto non pu mai essere risolto al livello in cui sorge: a quel livello ci sono solo un vincitore e un
perdente, non una riconciliazione. Il conflitto deve essere spostato a un livello superiore, come se
guardassimo una tempesta dall'alto.
Ci sono dei bellissimi versi, alla fine del Troilo e Criseide di Geoffrey Chaucer: Troilo, morto e
sconfitto, viene portato nella Settima Sfera e, abbassando lo sguardo sul mondo sublunare  il nostro ,
ride perch si accorge della sua assurdit, di quanto siano assurde le cose che ci stanno pi a cuore, le
faide che ci dividono, i dissidi che non riusciamo a sanare.
La mente medievale prediligeva l'idea della mutevolezza e presupponeva che tutto quello che
accadeva sotto la sfera della luna fosse caotico e passibile di fraintendimenti. Quando alziamo gli occhi
verso il cielo e le stelle immaginiamo di guardare l'universo dal di fuori. La mente medievale
immaginava di guardarlo dal di dentro: la Terra era uno squallido avamposto  la pattumiera cosmica di
Mrs Winterson  e il centro dell'universo o meglio, al centro c'era il nucleo dell'ordine divino che
procedeva dall'amore.
Mi piace l'idea che l'ordine proceda dall'amore.
In qualche modo, intuivo che avrei dovuto trovare il luogo dove la mia vita poteva riconciliarsi
con se stessa. E sapevo che avrei potuto trovarlo solo attraverso l'amore.
Scrissi a Mrs Winterson, chiedendole se le sarebbe piaciuto che tornassi a casa per le vacanze di
Natale e potevo portare un'amica? Certo, mi rispose, e la cosa mi meravigli.
Non mi chiese cosa avevo fatto dall'ultima volta che ci eravamo viste; non accenn alla
questione felice/normale, n al fatto che me ne fossi andata da casa, o che fossi andata a Oxford. E io
non provai a spiegarglielo. Nessuna di noi due lo trov strano perch nel mondo-Winterson non lo era.
Eccola, con il nuovo organo elettrico e la radio ricetrasmittente che si era costruita, con le cuffie
grandi come dispositivi di rilevamento di forme di vita aliena.
Eccomi, con la mia amica Vicky Licorish. Avevo gi avvisato Mrs W che era nera.
E questo, per cominciare, fu un punto a nostro favore, perch Mrs Winterson amava il lavoro
missionario, ed evidentemente il fatto che la mia migliore amica fosse nera era gi di per se stessa
un'opera missionaria. And a informarsi dai reduci della guerra d'Africa e gli chiese: Che cosa
mangiano?.
Ananas, fu la risposta. Chiss perch. Ci sono gli ananas in Africa? In ogni caso la famiglia di
Vicky veniva da Saint Lucia.
Mrs Winterson non era razzista. La sua era piuttosto una tolleranza di stampo missionario,
venata di paternalismo; in ogni caso, non ammetteva che qualcuno venisse ingiuriato per il colore della
pelle o per l'appartenenza etnica.
Non era da tutti comportarsi cos in un periodo in cui i pachistani arrivavano in gran numero
nelle citt bianche operaie, dove gi scarseggiavano i posti di lavoro. Nessuno parlava dell'eredit
dell'Impero, come non ne parlano ora. La Gran Bretagna aveva colonizzato, posseduto, occupato
mezzo mondo, o quantomeno vi aveva esercitato il suo potere. Avevamo smembrato alcuni paesi
creandone degli altri. Quando una parte di quel mondo che avevamo edificato a forza ci ha chiesto
qualcosa in cambio noi ci siamo indignati.
Ma la Chiesa Elim accoglieva tutti e raccomandava ai suoi fedeli di prodigarsi per i nostri
amici venuti da lidi lontani.
Appena arrivai ad Accrington con Vicky, Mrs Winterson le diede una coperta lavorata a maglia,
perch non patisse il freddo. Loro lo sentono di pi mi spieg.
Mrs Winterson era un'ossessiva e quindi era un anno che lavorava a maglia per Ges.
L'albero di Natale aveva decorazioni fatte a maglia, e il cane aveva un cappottino di lana rossa
con fiocchi di neve bianchi. C'era un presepe fatto a maglia, con tutti i pastori che indossavano sciarpe
perch, nella sua fantasia, Betlemme era una delle fermate dell'autobus che portava ad Accrington.
Fu mio padre ad aprire la porta: sfoggiava un nuovo gilet di maglia con una cravatta di uguale
fattura. Tutta la casa sembrava essere stata rilavorata a maglia.
Pazienza. Non c'era traccia della pistola. Mrs W si era messa la dentiera dei giorni di festa.
Ciao, Vicky disse, accomodati. Ti ho preparato i toast al formaggio con l'ananas.
Vicky pens che fosse una specialit del Lancashire.
Il giorno dopo c'era prosciutto affumicato con ananas, seguito da pezzettini di ananas in scatola.
Poi fu la volta delle frittelle di ananas e della torta all'ananas, dell'ananas alla crema, del pollo cinese
all'ananas, dei cubetti di ananas e di formaggio Cheddar su bastoncini da cocktail infilati in un cavolo
tagliato a met e ricoperto di carta stagnola.
Alla fine Vicky disse: Non mi piace l'ananas.
Fu un errore imperdonabile. Mrs Winterson cambi subito umore e annunci che per il
prossimo pasto avrebbe cucinato polpette di manzo. Bene, rispondemmo noi, per quella sera avevamo
in programma di andare al pub a mangiare scampi e patatine fritte.
Ritornammo a casa verso le dieci e trovammo Mrs Winterson in piedi davanti ai fornelli, pi
cupa che mai. C'era una gran puzza di bruciato, di olio, di grasso e di carne.
Nella piccola cucina con il soffitto spiovente Mrs Winterson rigirava meccanicamente degli
affarini neri grandi come bottoni.
 dalle sei che sto qua a cuocere le polpette disse.
Lo sapevi che uscivamo a mangiare.
E voi sapevate che cucinavo le polpette.
Non sapendo cosa fare, andammo a dormire: Vicky di sopra, nel mio letto, e io in salotto, su un
materassino gonfiabile. La mattina dopo trovammo la tavola apparecchiata per la colazione. Al centro
c'erano una piramide di scatole di ananas e una cartolina vittoriana raffigurante due gatti drizzati sulle
zampe posteriori, rispettivamente vestiti da uomo e da donna. La didascalia recitava: Nessuno ci vuole
bene.
Mentre ci chiedevamo se era meglio correre al lavoro o correre il rischio di prepararci un toast,
Mrs Winterson irruppe nella stanza, afferr la cartolina e la sbatt sul tavolo. Questi siamo io e tuo
padre.
In quel periodo natalizio io e Vicky lavoravamo all'ospedale psichiatrico, il grande edificio
vittoriano dove avevo lavorato e vissuto nel mio anno di pausa. Sorgeva su una vasta estensione di
terreno, aveva la sua autopompa e il suo circolo per i dipendenti. Ospitava i disturbati, i dimenticati, i
danneggiati e i dannati. Alcune delle degenti pi anziane vi erano state rinchiuse perch avevano avuto
un bambino, altre perch avevano cercato di uccidere un bambino, altre ancora vi erano state rinchiuse
con il loro bambino. Era un mondo separato, un mondo di solitudine e di solidariet.
Mi piaceva lavorare l, pulire il vomito e la merda e servire i pasti da enormi vassoi in acciaio.
Facevo turni di dodici ore. Forse quell'enorme follia aveva l'effetto di placare le mie inquietudini.
Provavo compassione. E mi sentivo fortunata.  facile impazzire.
C'era una sola cosa che non sopportavo: i carrelli dei farmaci. I pazienti venivano sedati e
riempiti di tranquillanti: le siringhe sembravano meno aggressive delle celle imbottite e delle camicie di
forza, ma non sono certa che sia cos. Nei reparti c'era odore di Valium e di Largactil, quel farmaco che
fa marcire i denti.
Io e Vicky andavamo a lavorare l tutti i giorni, e quando tornavamo in Water Street fingevamo
di non vedere che c'era un'atmosfera pi folle di quella dell'ospedale. La casa era sempre pi buia e
scricchiolante, come in un racconto di Poe. Le decorazioni natalizie e le luci colorate le davano un'aria
ancora pi inquietante.
Mrs Winterson non ci rivolse la parola per una settimana. Poi, una sera che nevicava, rientrando
incontrammo i cantori dei canti natalizi nella nostra strada. Era il segno che la riunione della chiesa si
sarebbe tenuta da noi.
Mrs Winterson era di buon umore. Si era messa un bel vestito e quando io e Vicky entrammo in
casa ci salut con calore. Vado a prendere il dinner wagon. Volete assaggiare i tortini salati, una delle
mie specialit?
Cos' un dinner wagon? chiese Vicky, associando quella parola ai carri e alle sparatorie del
Far West.
Qui da noi i carrelli portavivande si chiamano cos le spiegai, mentre Mrs Winterson entrava
di gran carriera in salotto con il suo carrello portavivande riscaldato carico di tortini.
In quel momento, un gruppo di cantori rivali si present alla nostra porta. Doveva essere
l'Esercito della Salvezza, ma Mrs Winterson li liquid senza tanti complimenti. Apr la porta e grid:
Ges  qui. Andate via.
Sei stata un po' troppo dura, mamma.
Ho gi sopportato tanto disse, lanciandomi un'occhiata. So che la Bibbia ci dice di porgere
l'altra guancia, ma per oggi ho gi dato.
Vicky era sempre pi a disagio. Una sera, poco prima di Natale, andando a letto aveva scoperto
che nella sua federa al posto del cuscino c'era un mucchio di opuscoli sull'Apocalisse. Stava
cominciando a capire cosa significava vivere alla Fine dei Tempi.
Dev'essere dura la vita nel tuo paese disse Mrs Winterson.
Veramente sono nata a Luton.
La verit era che era dura per Vicky essere l. Era dura per tutti noi. I festoni che pendevano dal
soffitto ricordavano sempre pi i ceppi che incatenano i pazzi furiosi.
Mio padre passava la maggior parte del tempo nella rimessa degli attrezzi sul retro della casa.
Stava facendo un lavoro per la chiesa, una specie di pala d'altare evangelica, presumo. Il pastore gli
aveva commissionato un'opera per la scuola domenicale, che avrebbe abbellito la chiesa senza
assomigliare alle immagini scolpite vietate dal libro dell'Esodo.
A mio padre piaceva modellare statuine di creta e poi dipingerle. Stava lavorando alla statuina
numero sei.
Che cos'? chiese Vicky.
Era uno dei Sette Nani Salvati: Biancaneve non c'era, forse perch evocava l'eresia cattolica
della Vergine Maria. Ogni nano aveva una targhetta con il nome: Speranzoso, Fedele, Allegro, Divino,
Meritevole, Pronto e Volenteroso.
Lui continu tranquillamente a dipingere. La mamma  un po' agitata.
Sapevamo tutti e due cosa voleva dire.
In cucina, Mrs Winterson stava facendo la crema di uova. Girava il cucchiaio nella casseruola
come se stesse mescolando le acque scure di un abisso. Quando le passammo accanto, rientrando dal
cortile, disse, senza alzare gli occhi: Il peccato.  il peccato che guasta tutto.
Vicky non era abituata a uno stile di conversazione fatto di pause di silenzio che duravano per
giorni e improvvisi proclami apocalittici scaturiti da un corso di pensieri che, secondo mia madre, noi
avremmo dovuto condividere. Capivo che Vicky non ce la faceva pi, e intuivo che mio padre stava
cercando di mettermi in guardia. Andai a controllare nel cassetto degli stracci. La pistola non c'era.
Credo che sia venuto il momento di andar via dissi a Vicky.
La mattina dopo annunciai alla mamma che saremmo partite. Lo fai apposta disse.
La casa. Due-su e due-gi. Il lungo corridoio scuro e le stanze anguste. Il cortile con il gabinetto
e la carbonaia, i bidoni della spazzatura e la cuccia del cane.
Arrivederci, mamma.
Non rispose. N allora n in seguito. Non tornai pi. Non la rividi pi.
Intermezzo
Nel mio lavoro, ho duellato con il tempo dell'orologio, con il tempo del calendario, degli
svolgimenti lineari. Il tempo pu fermare ci che accade nel presente, ma il suo dominio  il mondo
esteriore. Nel nostro mondo interiore, sperimentiamo eventi legati a un momento preciso come se
accadessero simultaneamente. Il nostro io non-lineare si disinteressa del quando, ed  molto pi
interessato al perch.
Ho gi superato la met della mia vita biologica e sono circa a met della mia vita creativa.
Misuro il tempo come fanno tutti, anche con l'invecchiare del corpo, ma per sfidare il tempo lineare
tento di vivere nel tempo totale. Riconosco che la vita ha un fuori e un dentro e che eventi separati
dagli anni convivono fianco a fianco nella nostra immaginazione e nelle nostre emozioni.
Il lavoro creativo scavalca il tempo perch l'energia dell'arte non  legata al tempo. Se cos
fosse non saremmo interessati all'arte del passato, se non per motivi storici e documentaristici. Il nostro
interesse per l'arte  l'interesse che abbiamo per noi stessi. Ora e sempre. Nei secoli dei secoli. C'
l'idea che lo spirito umano continui a esistere.  questo che rende sopportabile la nostra morte. Vita +
arte  una turbolenta comunione/comunicazione con la morte.  un incontro di lotta col tempo.
Mi piace questo verso dei Quattro quartetti di T.S. Eliot: Ci che soltanto vive, pu soltanto
morire.  la freccia del tempo, il viaggio dall'utero alla tomba. Ma la vita non  solo una freccia.
Il viaggio dall'utero alla tomba di una vita interessante  ma io non posso scrivere della mia,
non ho mai potuto. Non ai tempi di Non ci sono solo le arance. Non ora. Preferisco continuare a
leggermi come un'opera di fantasia e non come una sequenza di fatti.
Il fatto  che ometter venticinque anni. Forse un'altra volta
12
La traversata notturna
Quando ero piccola  cos piccola che potevo nascondermi sotto i tavoli e arrampicarmi dentro i
cassetti  mi arrampicai dentro un cassetto credendo che il cassetto fosse una nave e il tappeto fosse il
mare.
Trovai il mio messaggio nella bottiglia. Trovai il mio certificato di nascita. Sul certificato
c'erano i nomi dei miei genitori.
Non l'ho mai raccontato a nessuno.
Non avevo mai voluto cercare i miei genitori naturali  se avere due genitori sembrava una
disgrazia, averne quattro sarebbe stato autodistruttivo. Non avevo idea di cosa significasse vivere in
una famiglia. Non immaginavo che si potessero apprezzare i propri genitori, n che loro ti potessero
amare al punto da lasciarti libera di essere te stessa.
Ero una solitaria. Mi ero inventata da sola. Non credevo nella biologia n nella biografia.
Credevo in me stessa. I genitori? A cosa servivano? Solo a ferirti.
Ma a quarant'anni, quando scrissi la sceneggiatura di Non ci sono solo le arance, scelsi di
chiamare Jess la protagonista della serie televisiva. Nel romanzo si chiama Jeanette, ma la tv prende
tutto alla lettera, e gi allora era stato arduo giocare con l'ambiguit, per di pi usando il mio nome,
anche se il libro era stato catalogato sotto la voce Letteratura. Se ora fosse finito sotto la voce
Sceneggiati Televisivi temevo di rimanere indissolubilmente legata a una storia vera.
Cosa che  puntualmente avvenuta ma almeno ci ho provato.
Dovendo scegliere un altro nome, scelsi il nome che avevo letto sul certificato di nascita. A
quanto pareva mia madre si chiamava Jessica e cos chiamai il mio personaggio Jess.
La serie vinse tutto: i Bafta, gli RTS, assegnati dalla Royal Television Society, un premio per la
sceneggiatura al festival di Cannes, vari riconoscimenti internazionali. Inoltre, per il suo contenuto e
per come l'avevamo trattato, suscit un ampio dibattito. Fu una pietra miliare per la cultura gay e spero
che lo sia stata anche per la cultura in senso lato. Credo di s. In un sondaggio del 2008 sulle migliori
fiction della BBC, Non ci sono solo le arance si piazz all'ottavo posto.
Ero convinta che tutto quel clamore, amplificato anche e soprattutto dai tabloid (fine del senso
del pudore e via dicendo), avrebbe raggiunto Jess, mia madre, e che lei avrebbe fatto due pi due.
Invece no.
Avanti veloce.  il 2007 e io non ho ancora fatto nulla per scoprire il mio passato. Non  il mio
passato, vero? L'ho riscritto. Ho aggiunto altri dati. L'ho ridipinto. La vita  fatta di strati,  fluida,
volubile, un insieme di frammenti. Non sono mai riuscita a scrivere una storia con un inizio, uno
sviluppo e una fine secondo i canoni tradizionali, perch non l'avrei sentita vera. Ecco perch scrivo in
questo modo, e il modo in cui scrivo  questo. Non  un metodo: sono io.
Stavo lavorando a un romanzo, Gli dei di pietra.  ambientato nel futuro, anche se la seconda
parte  ambientata nel passato. Il nostro mondo nel suo stato proteiforme viene scoperto da una civilt
avanzata ma distruttiva, il cui pianeta sta morendo. Alcuni prescelti vengono mandati in missione sul
Pianeta Azzurro. Non faranno ritorno.
Quando scrivo un libro, ogni frase si forma nella mia testa come una lingua di terra che emerge
dalle acque. Come le frasi scritte sui muri quando abitavamo al 200 di Water Street: esortazioni,
massime, segnali luminosi di un faro che lampeggiano come moniti e ricordi.
Passione: Ti racconto delle storie. Fidati.
Scritto sul Corpo: Perch  la perdita la misura dell'amore?.
Powerbook: Per evitare di essere scoperta ho scelto la latitanza. Per scoprire quel che voglio
scoprire ho scelto la latitanza.
Weight: L'uomo libero non pensa mai alla fuga.
Gli dei di pietra: Ogni cosa porta per sempre in s l'impronta di ci che  stato prima.
Nel mio romanzo precedente, Il custode del faro, avevo elaborato l'idea di una documentazione
fossile. Ora ero ritornata a quel punto: al senso di qualcosa che era stato riscritto, certo, ma che
rimaneva ancora leggibile. I colori e le forme svelate dalla luce ultravioletta. Il fantasma nella
macchina che irrompe nella nuova registrazione.
Qual era l'impronta?
Stavo vivendo un periodo difficile. La mia relazione con la regista teatrale Deborah Warner, che
durava da sei anni, era tormentata e infelice.
Cercavo di scrivere. Il libro mi incalzava. Il lavoro creativo  una macchina della verit. Volevo
mentire a me stessa, ammesso che le menzogne siano un conforto e una copertura.
Nella primavera del 2007, Lillian, la seconda moglie di mio padre, mor inaspettatamente.
Aveva dieci anni meno di lui, era una donna vitale e allegra. Un intervento di protesi all'anca andato
male aveva causato la cancrena al piede, la cancrena al piede l'aveva costretta all'immobilit,
l'immobilit le aveva causato il diabete, e per via del diabete le avevano consigliato un ricovero
ospedaliero di tre giorni. Tre settimane dopo era uscita dall'ospedale in una bara.
Mio padre e Lillian avevano soggiornato per un breve periodo in una casa di riposo di
Accrington diretta da Nesta, una persona meravigliosa. Prima faceva spettacoli di cabaret sulle navi da
crociera, e ci vuole il senso dell'umorismo per dirigere una casa di riposo. Aveva smesso di raccontare
barzellette per vivere e aveva preso in mano le redini della casa di riposo di propriet della sua
famiglia. Parlammo della situazione, e decidemmo che mio padre si sarebbe trasferito definitivamente
l appena si fosse liberato un posto. Di domenica sarebbe andato in chiesa, a met settimana l'avrebbero
accompagnato a fare una passeggiata, e avrebbe ricevuto molte visite. Una volta al mese avrei fatto il
viaggio di 350 miglia per andare a trovarlo.
Arrivai ad Accrington per sgomberare il suo alloggio e per sistemare quello che c'era da
sistemare con lo stato d'animo assorto che si ha in simili occasioni  l'interminabile burocrazia della
morte.
Tutte le foto erano sparite, portate via dal terribile zio Alec (quello dei dobermann), non so per
quale scopo. Non c'era pi nulla che ricordasse il passato, ma c'era un baule chiuso da un lucchetto.
Un tesoro? Avevo sempre pensato che il tesoro sepolto esistesse davvero
Andai a prendere il cacciavite e il martello che tenevo in macchina e infilai il cacciavite nella
serratura del lucchetto. Si apr di scatto.
Orrore. Il baule era pieno di porcellane Royal Albert, compresa un'alzata per dolci a tre piani.
Perch mio padre aveva nascosto ci che restava del servizio Royal Albert in un baule come quello del
pirata Long John Silver?
C'erano altre stoviglie che mi riportarono ai giorni della mia infanzia. I piatti cottage di Mrs
Winterson, dipinti a mano, con il bordo dorato e al centro un piccolo cottage isolato circondato da un
bosco (abbastanza simile a quello dove vivo ora).
C'erano le medaglie di guerra di mio padre, appunti e lettere di Mrs W, qualche triste effetto
personale, e cose orribili su di me, che gettai subito via; c'erano anche le sue liste della spesa
settimanale e i suoi conti, e, pi triste di tutto, una lettera per il marito, scritta nel suo corsivo inglese
ormai molto incerto, in cui gli spiegava per filo e per segno cosa fare dopo la sua morte: la polizza
assicurativa per pagare il funerale i documenti della pensione l'atto di propriet della casa.
Povero pap. Si sarebbe mai aspettato di sopravvivere a due mogli? A differenza di Mrs
Winterson, Lillian non aveva lasciato istruzioni, ma stavolta ci sarei stata io a occuparmi di tutto.
Alzai il piatto da salmone e l sotto trovai una scatola. Una scatola nascosta in un'altra scatola
non era chiusa a chiave qualche gioiello, qualche busta, altre carte ben ripiegate.
Il primo foglio era un provvedimento del tribunale datato 1960. Il documento con cui venivo
dichiarata adottabile. Il secondo era una specie di Tagliando del Neonato: ero sana e normale. Ero
idonea all'adozione. Ero stata allattata al seno.
E mi era stato dato un nome, che era stato cancellato con violenti tratti di penna.
Inoltre, l'intestazione del foglio era stata strappata, cos non potei leggere il nome del medico o
dell'agenzia di adozione, e anche la parte inferiore era stata strappata.
Guardai il documento del tribunale. C'era un nome anche l  il mio altro nome  cancellato,
illeggibile. Macchine per scrivere e carta giallognola. Vecchia. Sembrava che avesse cent'anni. Io ho
cent'anni. Il tempo  una voragine.
Si  fatto buio. Sono seduta sul pavimento dell'alloggio vuoto, con addosso il cappotto. Mi
sento svuotata di ci che mi era familiare. Ho aperto la porta di una stanza arredata con mobili che non
riconosco. C' un passato, dopotutto, per quanto io l'abbia riscritto.
Come il nome su quei fogli  il nome sovrascritto  il mio passato  l, qui, ed  ora. La
voragine si  chiusa intorno a me. Sono in trappola.
Non so perch questo sia importante. Perch mi faccia sentire cos male. Perch non mi hanno
mai detto niente, mostrato niente? E perch avrebbero dovuto? Un neonato  un neonato. Il neonato
ricomincia da capo. Niente biografia, niente biologia.
A poco a poco, una sequenza di parole riecheggia nella mia mente. Sono frasi dei miei libri:
continuo a scriverne cos un giorno lei legger, alla ricerca di te, alla ricerca di me, credo di essere
stata alla ricerca di noi due tutta la vita.
Ho scritto storie d'amore e storie di perdita, storie di desiderio e di appartenenza. E ora mi
sembra tutto cos chiaro: l'ossessione Wintersonica per l'amore, la perdita e il desiderio.  mia madre.
 mia madre.  mia madre.
La madre  la nostra prima storia d'amore. Le sue braccia. Gli occhi. Il seno. Il corpo.
E se poi la odiamo, ci portiamo dietro quella rabbia e la riversiamo su chi amiamo. E se la
perdiamo, dove la ritroveremo?
Tendo a rielaborare in modo ossessivo i testi canonici e li incastono nei miei libri. La leggenda
del Santo Graal  l: uno sguardo fugace e la cosa pi preziosa al mondo se n' andata per sempre, e
non possiamo far altro che ricominciare a cercarla.
Il racconto d'inverno. La commedia di Shakespeare che preferisco: una neonata abbandonata.
Un mondo malato che non potr essere curato se quello che  perduto non sar ritrovato. Leggete
questo verso. Non dice che era perduto o che  stato perduto. Dice: che  perduto.  la
grammatica stessa a evidenziare la gravit della perdita. Qualcosa che  accaduto molto tempo fa, s,
ma non  relegato nel passato.  il vecchio presente, la vecchia perdita che ogni giorno continua a
ferirci.
Subito dopo quegli eventi cominciai a impazzire. Non c' altro modo di dirlo.
Deborah mi lasci. Ci fu un ultimo terribile litigio, innescato dalle mie insicurezze e dal suo
distacco, e il giorno successivo non stavamo pi insieme. Fine della storia.
Deborah aveva fatto bene ad andarsene. Quel che era cominciato con grandi speranze si era
trasformato in una lenta tortura. Non le rimprovero nulla. Molto di quanto c'era stato tra di noi  stato
splendido. Ma, come avrei scoperto in seguito, io ho dei problemi rispetto alla casa, al mettere su casa,
al mettere su casa con qualcuno. Deborah ama stare fuori di casa e fuori di casa fiorisce.  vagabonda
come un cuculo.
Io amo tornare a casa e la mia idea di felicit  tornare a casa dalla persona che amo. Non siamo
riuscite ad appianare questa differenza e quello che non sapevo era che una cosa lineare come un punto
di vista diverso potesse condurre a una cosa complessa come una rottura. L'abbandono improvviso e
inaspettato, coagulato attorno all'idea/all'impossibilit di mettere su casa, accese una miccia che
crepitava e bruciava facendosi strada verso un'apertura cinta da mura nelle profondit del mio essere.
All'interno di quell'apertura murata, sepolta nel tempo come un eremita, c'era mia madre.
Deborah non intendeva far esplodere la perduta perdita e io non mi rendevo conto che ci fosse
 non secondo modalit razionali  anche se i miei comportamenti ne erano un indizio.
L'angoscia di cercare Deborah e di capire che non avrebbe mai risposto alle mie telefonate, il
disorientamento e la rabbia: tutti questi stati emotivi mi stavano trascinando sempre pi verso la porta
sigillata che mai avevo voluto avvicinare.
Potrebbe sembrare una scelta cosciente. La psiche  pi furba di quanto la consapevolezza
possa ammettere. Seppelliamo le cose cos in profondit che non ricordiamo pi cosa abbiamo
seppellito. I nostri corpi ricordano. Le nostre nevrosi ricordano. Ma noi no.
Mi capitava di svegliarmi di notte e mi ritrovavo carponi che gridavo: Mamma, mamma, tutta
bagnata di sudore.
Arrivavano treni. Le porte si aprivano. Non riuscivo a salirci. Frustrata, cancellavo eventi,
appuntamenti, senza sapere perch. A volte non mi vestivo e non uscivo per giorni interi, a volte
gironzolavo in pigiama nel mio grande giardino, a volte mangiavo, a volte non toccavo cibo, o magari
mi sedevo sull'erba con un barattolo di fagioli e li mangiavo freddi. L'immagine della disperazione.
Se avessi abitato a Londra, o in qualsiasi altra citt, mi sarei uccisa guidando svagata nel
traffico, andando a sbattere con la mia auto, facendomi investire dall'auto di qualcun altro. Pensavo al
suicidio, perch doveva essere una possibilit. Dovevo poterci pensare e, nelle giornate s, ci pensavo
perch mi restituiva il senso del controllo: per un'ultima volta avrei avuto il controllo della mia vita.
Nelle giornate no mi aggrappavo a una fune sempre pi sottile. La fune era la poesia. Tutta la
poesia che avevo imparato a memoria quando dovevo tenere dentro di me la mia biblioteca ora mi si
offriva come una fune di salvataggio.
Di fronte a casa mia c' un prato, poco pi in alto, protetto da un muretto a secco e aperto verso
una distesa di colline. Quando sentivo di non farcela pi, andavo a sedermi sul prato, la schiena
appoggiata al muretto, e stavo l a contemplare il panorama.
La campagna, la natura, i miei gatti e la Narrativa inglese A - Z erano quello a cui potevo
aggrapparmi.
Gli amici restarono al mio fianco e, quando ero in grado di parlare, parlavo con loro.
Ma spesso non ce la facevo. Il linguaggio mi aveva abbandonata. Ero nel luogo dove non avevo
ancora il linguaggio. Il luogo dell'abbandono.
Dove sei?
Ma quello che  veramente tuo non ti lascia mai. Non trovavo le parole per descrivere la mia
situazione, ma ogni tanto riuscivo a scrivere, ed erano lampi di luce che mi mostravano che c'era
ancora un mondo, un mondo giusto e meraviglioso. Avrei potuto essere il razzo che illuminava il mio
percorso. Poi la luce si spegneva.
Avevo gi scritto due libri per bambini: Il re di Capri, un libro illustrato, e un romanzo per
ragazzini un po' pi grandi, Argenta nel tornado del tempo, dove c' un mondo in cui il tempo, come il
petrolio o l'acqua o qualsiasi altra materia prima, si sta esaurendo.
Ho scritto questi libri per le mie figliocce, e per me sia i bambini sia i libri sono una fonte di
gioia priva di complicazioni.
Nel dicembre del 2007 tornai dall'Olanda, dove avevo tenuto una conferenza importante
cercando di comportarmi in modo normale. Ero distrutta, madida di sudore, e una volta entrata in casa
non ebbi nemmeno la forza di accendere il fuoco. Cos mi sedetti senza togliermi il cappotto, con una
scatola di fagioli in mano e i miei due gatti sulle ginocchia.
Mi venne in mente lo spunto per una storia, un racconto di Natale narrato dal punto di vista
dell'asino, che si sarebbe intitolato The Lion, the Unicorn and Me. Quando l'asino alza la testa per
ragliare di gioia, il piede dell'angelo, che penzola dalle travi tarlate della stalla, gli sfiora il naso, e il
suo naso diventa d'oro.
Ero io l'asino. Avevo bisogno di un naso d'oro.
Scrissi fino alle cinque del mattino, poi caddi in un lungo sonno e dormii per quasi
ventiquattr'ore.
Il racconto fu pubblicato dal Times. La vigilia di Natale, una signora molto gentile mi invi
una mail dicendomi che l'aveva fatta piangere e che aveva fatto piangere e ridere anche la sua bambina.
Mi avrebbe fatto piacere se la sua casa editrice l'avesse illustrato e pubblicato?
Ecco come and.
E non fu l'ultima volta che i libri mi salvarono. Se la poesia era una fune, i libri erano zattere.
Nei momenti peggiori, mi reggevo in equilibrio su di un libro e i libri mi portavano in salvo nella
bufera di sentimenti che mi lasciavano bagnata fradicia e tremante.
I sentimenti. Non volevo sentire niente.
L'unica tregua era andare a Parigi e rifugiarsi nella libreria Shakespeare and Company.
Avevo stretto amicizia con la proprietaria, Sylvia Whitman, una giovane donna guidata da una
grande carica vitale e da un entusiasmo che le permettono di superare molte difficolt. Suo padre
George, che aveva aperto la libreria nel 1951, in quella strada nei pressi di Notre-Dame, vive ancora al
piano di sopra, appollaiato lass come una vecchia aquila.
Sylvia mi prenotava una stanza all'hotel Esmeralda, un vecchio albergo privo dei moderni
comfort, vicino alla libreria. In una stanzetta all'ultimo piano, senza tv n telefono, con solo un letto e
una scrivania, e la vista sulla cattedrale, riuscivo a dormire e perfino a lavorare.
Me ne stavo seduta a leggere nel reparto libri antichi della libreria per tutto il giorno e per gran
parte della sera, con il cane di Sylvia accucciato accanto a me. Quando avevo voglia di fare due passi, il
cane, Colette, mi seguiva. Era una via di fuga semplice e sicura.
In libreria non avevo alcuna responsabilit e c'era qualcuno che si prendeva cura di me. Una
volta, quando arrivai con una bronchite, Sylvia mi imped di ripartire. Mi prepar un brodo, fece
cambiare il mio biglietto, mi compr un pigiama e mi costrinse a rimanere a letto.
Era come ai vecchi tempi alla biblioteca di Accrington. Mi sentivo al sicuro. Ero circondata da
libri. Il mio respiro era pi profondo e regolare e non mi sentivo pi perseguitata. Erano momenti
transitori, ma preziosi.
Non miglioravo. Peggioravo.
Non andavo dal medico perch non volevo prendere pillole. Se tutto questo mi doveva uccidere,
che mi uccidesse pure. Se dovevo vivere cos il tempo che mi restava da vivere, allora meglio non
vivere.
Capivo chiaramente che non avrei potuto ricostruire la mia vita o rimetterla in sesto in qualche
modo. Non avevo idea di cosa potesse esserci al di l. Sapevo solo che il mio mondo di prima era
scomparso per sempre.
Mi sentivo come una casa infestata dai fantasmi. Non sapevo mai quando la creatura invisibile
avrebbe colpito e, quando succedeva, era un dolore fisico, un pugno, una specie di torsione nel petto o
nella pancia. Quando arrivava, urlavo per la forza con cui si avventava su di me.
A volte mi rannicchiavo sul pavimento in posizione fetale. Altre volte mi inginocchiavo e mi
aggrappavo a un mobile.
Non  che un breve momento ma sappiate che un altro
Resisti, resisti, resisti.
Il mio amore per la natura non mi aveva abbandonata. La bellezza degli alberi e dei campi, delle
colline e dei torrenti, dei colori che cambiano, dei piccoli animali che vanno e vengono indaffarati. Le
lunghe ore passate a camminare o seduta sul prato, la schiena contro il muretto, osservando le nuvole e
il tempo, mi davano un po' di stabilit. Era proprio perch sapevo che tutto questo ci sarebbe stato
ancora quando io non ci sarei stata pi, che pensavo di potermene andare. Il mondo era meraviglioso.
Io ero solo un minuscolo puntino.
Lungo il sentiero trovai una volpe morta. Nemmeno un segno sul suo robusto corpo rossiccio.
La presi e la adagiai tra i cespugli. Mi sarei accontentata di finire cos.
Sentivo di aver fatto qualcosa di buono nella vita. Non l'avevo sprecata. Potevo andarmene.
Scrissi lettere agli amici e alle figliocce. Ricordo di aver pensato che non avrei dovuto
compilare la dichiarazione dei redditi e dell'Iva. E pensai: Chiss se ti multano se non muori per cause
naturali. L'ufficio imposte di Sua Maest avr da ridire sul fatto che non ho compilato i moduli perch
ho scelto di suicidarmi? Mi sa che  prevista una sanzione.
Cos per un po' mi calmai e sembr quasi che guardandolo in faccia avessi rimandato il
momento della resa dei conti.
Fino agli anni Cinquanta, in Inghilterra la met dei suicidi avveniva con il gas. A quei tempi, il
gas per uso domestico era il gas di carbone, che contiene un'alta percentuale di monossido di carbonio.
Il monossido di carbonio  incolore, inodore e nemico delle creature ossigeno-dipendenti. Provoca
allucinazioni e depressione. Pu farti vedere delle apparizioni; fra l'altro, c' chi sostiene che nelle case
infestate i fenomeni non siano di origine ultraterrena ma chimica. Forse  vero. Il diciannovesimo
secolo  stato il secolo degli spettri e delle presenze misteriose. Il secolo del soprannaturale nella
narrativa e nell'immaginario popolare.
Dracula, La donna in bianco, Il giro di vite, Lo strano caso del dottor Jekyll e di mister Hyde,
le visioni di M.R. James e di Edgar Allan Poe. La moda della seduta spiritica settimanale.
Il secolo delle lampade a gas e dei fantasmi. Forse le due cose coincidevano. La classica
immagine di un uomo o di una donna seduti, di sera tardi, alla luce di una lampada a gas, che vedono
un fantasma: forse era solo un lieve delirio indotto dall'intossicazione da monossido di carbonio.
Negli anni Sessanta, quando si cominci a usare il gas naturale, il tasso di suicidi in Gran
Bretagna diminu di un terzo; forse  per questo che vediamo meno fantasmi e non abbiamo pi
allucinazioni tra le pareti di casa.
Non  pi cos facile suicidarsi con il gas. Il forno non serve allo scopo e le auto moderne sono
dotate di marmitta catalitica.
Io avevo una vecchia Porsche 911.
Hermann Hesse ha detto che il suicidio  uno stato mentale. Ci sono molti grandi personaggi,
teoricamente viventi, che hanno commesso un suicidio peggiore di quello fisico. Si sono dimessi dalla
vita.
Non volevo dimettermi dalla vita. Amavo la vita. Amo la vita. Per me la vita  troppo preziosa
per non essere vissuta pienamente. Pensavo: Se non posso vivere, allora devo morire.
Il mio tempo era scaduto. Era questo il sentimento che mi dominava. La ragazza che era andata
via di casa a sedici anni e aveva sbaragliato tutti gli ostacoli che aveva incontrato sul proprio cammino,
che non aveva avuto paura, che non si era voltata indietro, e che era diventata una scrittrice affermata,
seppure discussa ( brillante, non vale niente), che aveva fatto i soldi, aveva trovato la sua strada, era
stata una buona amica, un'amante volubile e difficile, che aveva avuto un paio di episodi dissociativi e
poi una crisi psicotica, ma che era sempre riuscita a venirne fuori, a risollevarsi e andare avanti: quella
Jeanette Winterson era finita.
Nel febbraio del 2008 tentai di mettere fine alla mia vita. Ero nel box e con me c'era il mio
gatto. Non lo sapevo, quando sigillai la porta e accesi il motore. Il gatto mi graffiava la faccia, mi
graffiava la faccia, mi graffiava la faccia.
Pi tardi, quella sera, sdraiata sulla ghiaia e con lo sguardo rivolto alle stelle  le stelle
miracolose e il bosco che rende pi profonda l'oscurit  sentii una voce. Lo so che si trattava di
un'allucinazione, ma era l'allucinazione di cui avevo bisogno.
Dovete nascere di nuovo. Dovete nascere di nuovo (Giovanni 3,7).
Ero gi nata due volte, no? La madre perduta e la nuova madre, Mrs Winterson: quella doppia
identit, di per se stessa una specie di schizofrenia, il senso che avevo di me stessa di essere una
ragazza che  un ragazzo che  un ragazzo che  una ragazza. Un nucleo duplice.
Poi ebbi un'intuizione. Capii che l'essere nata due volte non aveva a che fare solo con l'essere
viva, ma anche con lo scegliere la vita. Scegliere di essere viva e consapevole di dedicarsi alla vita, con
tutto il suo caos e le sue sofferenze.
Mi era stata data la vita e avevo fatto del mio meglio con quello che mi era stato dato. Ma non
c'era altro da fare l. Ci che era stato portato in superficie dalla coincidenza/sincronia fra il
ritrovamento delle carte dell'adozione e l'abbandono di Deborah era la mia unica e sola possibilit di
avere un'altra possibilit.
Era una fune sospesa nello spazio. Era la possibilit di uccidermi oppure di salvarmi, e credo
fosse una scommessa alla pari, comunque dovesse finire. Era la perdita di tutto attraverso il violento e
invisibile ritorno della perduta perdita. La porta della stanza oscura si era spalancata. La porta in fondo
alle scale dei nostri incubi. La porta di Barbabl con la chiave insanguinata.
La porta si era spalancata. Ero entrata. La stanza non aveva pavimento. Ero caduta, caduta,
caduta.
Ma ero viva.
E quella notte le fredde stelle formarono una costellazione con i frammenti della mia mente
scissa.
Non c'era un collegamento diretto. Lo si capisce leggendo quello che scrivo. Voglio spiegare
cosa succede quando la mente lavora con le sue scissioni.
Nel marzo del 2008 ero a letto in convalescenza e leggevo Dog Years di Mark Doty.
 il mmoire di una vita vissuta con i cani, ma in realt  una storia sul vivere con la vita.
Vivere con la vita  difficile. Di solito facciamo di tutto per non sentire la vita, per essere morigerati o
per essere eccessivi. Per rimanere tranquilli o farci travolgere dalla rabbia. Gli estremi producono lo
stesso effetto, ci isolano dall'intensit della vita.
E gli estremi  sia nella monotonia sia nella furia  riescono a tacitare i sentimenti. So che i
nostri sentimenti possono essere talmente insopportabili che ricorriamo a strategie ingegnose  e
inconsce  per tenerli a bada. Barattiamo i sentimenti: per evitare di sentirci tristi o soli, impauriti o
inadeguati, proviamo rabbia. Pu funzionare anche al contrario. A volte  necessario provare rabbia e
non un senso di inadeguatezza; a volte bisogna provare amore, accettare quello che viene e vincere la
tragica drammaticit della nostra vita.
Ci vuole coraggio per provare un sentimento, per non barattarlo con un altro, o scaricarlo su
un'altra persona. Si sa, vero?, che in una coppia c' sempre quello che piange e s'infuria e l'altro che 
sempre calmo e ragionevole.
Mi resi conto che avevo difficolt a provare dei sentimenti, anche se ne ero sopraffatta.
Spesso sento delle voci. Mi rendo conto che, ammettendolo, finisco nel novero dei pazzi, ma
non me ne importa pi di tanto. Se si crede, come ci credo io, che la mente voglia guarire se stessa, e
che la psiche cerchi la coerenza e non la disintegrazione, non  difficile concludere che la mente
produrr quello che serve per raggiungere il suo scopo.
Si presume che chi sente le voci compia azioni efferate; le sentono gli assassini e gli psicopatici,
e anche i fanatici religiosi e i kamikaze. Ma in passato le voci erano un dono e un privilegio. I visionari
e i profeti, lo sciamano e la guaritrice. E, naturalmente, i poeti. Sentire le voci pu essere una cosa
buona.
Impazzire  l'inizio di un processo. Non dovrebbe esserne il risultato finale.
Lo psichiatra Ronnie Laing, il guru che negli anni Sessanta e Settanta fece diventare di moda la
follia, la considerava un processo che pu portare da qualche parte. Quasi sempre, per, la follia 
talmente terribile per chi la sperimenta, o per chi ne  spettatore, che l'unica soluzione sono i farmaci o
una clinica.
E il nostro parametro per la follia  in continuo mutamento. Con ogni probabilit, la tolleriamo
meno ora di quanto l'abbiamo tollerata in qualsiasi altro periodo storico. Non le diamo spazio. E,
fondamentalmente, non le diamo tempo.
Impazzire richiede tempo. Rinsavire richiede tempo.
C'era una persona in me, una parte di me, o comunque la si voglia chiamare, talmente
compromessa che era pronta a vedermi morta per trovare pace.
Quella parte di me, che viveva sola, nascosta, in una tana abbandonata e sudicia, aveva sempre
trovato la forza di fare incursioni nel resto del territorio. Le mie rabbie violente, il comportamento
distruttivo, il bisogno di distruggere l'amore e la fiducia, cos come l'amore e la fiducia erano stati
distrutti per me. La mia inquietudine sessuale, che non aveva niente di liberatorio. La mancanza di
autostima. Ero sempre pronta a mandare all'aria tutta la mia vita. Non  romantico? Non  il modo in
cui si manifesta lo spirito creativo libero da vincoli?
No.
Lo spirito creativo sta dalla parte della sanit mentale, non  l'artefice della nostra follia:  ci
che cerca di salvarci dalla follia.
La bambina perduta, malvagia e furiosa, che viveva sola sul fondo della palude non era la
Jeanette creativa: era l'effetto collaterale. Era la vittima sacrificale. Mi odiava. Odiava la vita.
Sono moltissime le favole  sono certa che le conoscete  in cui l'eroe, trovandosi in una
situazione disperata, fa un patto con una creatura sinistra per ottenere ci di cui ha bisogno  e ne ha
davvero bisogno  per proseguire il viaggio. Poi, una volta che l'eroe ha conquistato la principessa,
sconfitto il drago, trovato il tesoro, addobbato il castello, ecco che la creatura sinistra ricompare e
rapisce il neonato, o lo trasforma in un gatto o  come la tredicesima fata che nessuno aveva invitato
alla festa  offre un dono avvelenato che uccide la felicit.
Questa deforme creatura assassina, dotata di poteri soprannaturali, deve essere invitata, ma alle
giuste condizioni.
Vi ricordate la principessa che bacia il ranocchio et voil, lui si trasforma in un bellissimo
principe? Ecco,  necessario abbracciare quella cosa viscida e ripugnante che di solito se ne sta nel
pozzo o nello stagno e che mangia lumache. Ma trasformare nuovamente quell'orribile parte ferita in
qualcosa di umano non  un compito adatto all'assistente sociale zelante che c' in ognuno di noi.
 il lavoro pi pericoloso che si possa intraprendere.  come disinnescare una bomba, e la
bomba sei tu.  questo il problema: la cosa orribile sei tu. Pu anche essere scissa, e starsene acquattata
in un angolo del giardino, covando il suo risentimento, ma condivide il tuo sangue e si nutre del tuo
stesso cibo. Un passo falso, e finirai con il precipitare insieme alla creatura.
E  tanto perch lo sappiate  la creatura  molto attratta dal suicidio. La morte fa parte delle
sue competenze.
Parlo cos perch quello che capii, nella mia follia,  che dovevo cominciare a parlare, a parlare
con la creatura.
Ero a letto che leggevo Dog Years e una voce fuori dalla mia testa  non dentro  disse: Alzati
e mettiti al lavoro.
Mi vestii e andai nel mio studio. Accesi la stufa a legna, mi sedetti con addosso il cappotto
perch si gelava e mi misi a scrivere. Inizi come iniziano tutte le cose importanti: per caso.
Da quel momento in poi, ogni giorno, lavorai a un libro per bambini che ho intitolato La
battaglia del sole.
Ogni giorno mi mettevo al lavoro, senza un progetto, senza una trama, per vedere cosa avevo da
dire.
Per questo sono sicura che la creativit sta dalla parte della sanit mentale. Stavo meglio, ed era
stata la possibilit del libro a favorire il miglioramento.
Non c' da meravigliarsi che fosse un libro per bambini. La creatura demente che era in me era
una bambina perduta. Voleva che le raccontassero una storia. L'adulta che era in me gliela doveva
raccontare.
E una delle prime cose che si sono inventate da sole del libro  la Creatura Segata in Due.
La Creatura che entr nella stanza era spaccata in due al centro, cosicch una met aveva un occhio e
un sopracciglio, una narice, un orecchio, un braccio, una gamba, un piede e l'altra met aveva le stesse
cose. Be', quasi le stesse, perch  come se la Creatura non fosse gi abbastanza stupefacente  una
met era maschio e l'altra met era femmina. La femmina aveva un seno. Cio, mezzo seno. Una
mammella, ecco.La Creatura sembrava fatta di carne, come un essere umano, ma quale essere umano
nasce spaccato in due?Gli abiti della Creatura erano bizzarri quanto lei. La met maschile portava una
camicia con una sola manica e un paio di pantaloni alla zuava con una sola gamba, e dove avrebbero
dovuto esserci l'altra manica e l'altra gamba gli abiti erano stati tagliati e ricuciti. La Creatura portava
sopra la camicia un panciotto di pelle che non era stato alterato in alcun modo, per cui dava
l'impressione che met di esso non contenesse alcun corpo (il che era peraltro vero). Sotto i pantaloni
(o forse sarebbe meglio dire il pantalone, visto che aveva una gamba e non due) c'era una calza
allacciata all'altezza del ginocchio e sotto di essa una robusta scarpa di pelle. La Creatura non aveva la
barba, ma portava un orecchino d'oro al suo unico orecchio. L'altra met era altrettanto bizzarra. La
signora indossava mezza gonna, mezza camicia e mezzo cappello sulla sua met testa.Alla vita  o
almeno alla porzione di lei che sarebbe stata una vita  pendeva un grosso mazzo di chiavi. La donna
non portava orecchini, ma la sua mano  pi affusolata dell'altra  aveva un anello a ciascun
dito.L'espressione di entrambe le met del volto era sgradevole.	La Creatura maligna e sgradevole
che viveva dentro di me era contenta che scrivessi La battaglia del sole. Cominciammo a parlare. Mi
disse:  ovvio che Deb ti ha mollato  perch mai avrebbe voluto stare con te? Perfino tua madre ti ha
dato via. Non vali niente. Sono l'unica a saperlo, eppure tu non vali proprio niente.
Scrissi queste frasi nel mio bloc-notes. Decisi che avrei parlato con questo essere selvaggio e
lunatico un'ora al giorno, durante la nostra passeggiata. Non voleva mai passeggiare, ma la
costringevo.
Il suo tono era sempre e soltanto recriminatorio (biasimo, torto, accusa, richieste, colpa). Era
una via di mezzo tra Mrs Winterson e Calibano. La sue risposte preferite erano illogiche. Se le dicevo:
Voglio parlare di quando mi rinchiudevano nella carbonaia mi rispondeva: Andresti a letto con
chiunque, vero?. Se le chiedevo: Perch andavamo cos male a scuola? mi rispondeva: Tutta colpa
delle mutande di nylon.
I nostri dialoghi sembravano quelli di due persone che per comunicare ricorrono ai frasari di
una lingua straniera e dicono cose che nessuno dei due capisce; pensi di aver chiesto la strada per la
chiesa, e invece le tue parole significano: Ho bisogno di una spilla di sicurezza per il mio criceto.
Era una follia  io stessa lo riconoscevo  ma ero decisa ad andare fino in fondo. Potevo farlo
perch scrivere il libro, di mattina, mi dava una pausa di lucidit e nelle sere primaverili ed estive il
giardinaggio mi dava un senso di stabilit. Piantare cavoli e fagioli fa bene. Il lavoro creativo fa bene.
La sessione di follia pomeridiana fungeva da contenitore per la pazzia che aveva dilagato. Non
mi sentivo pi accerchiata n perseguitata. Non venivo pi sorpresa da attacchi di panico che mi
lasciavano tutta sudata, e da paure senza nome.
Perch non ho intrapreso un percorso di analisi insieme alla creatura? L'ho fatto, ma non ha
funzionato. Le sedute sembravano finte. Non riuscivo a dire la verit e, a ogni modo, lei non voleva
venire con me. Sali in macchina NO. Sali in macchina NO.
Peggio che avere a che fare con un bambino piccolo. Lei era una bambina piccola, solo che
aveva anche altre et, perch dentro di noi il tempo non agisce come agisce al di fuori. A volte era una
neonata. A volte aveva sette anni, oppure undici, o quindici.
Qualsiasi et avesse, non ne voleva sapere dell'analisi. Sono seghe mentali. Seghe mentali,
seghe mentali!
Sbattei la portiera. Vuoi imparare a mangiare con forchetta e coltello?
Non so perch dissi una frase del genere. La creatura era una selvaggia.
Io andai in analisi, lei no. Tutto inutile.
Eppure non fu tutto inutile, perch dopo le sedute, a Oxford, ero sempre cos stufa che andavo
alla libreria Blackwell e scendevo nel seminterrato, nella Sala Norrington, a curiosare tra gli scaffali di
psicoanalisi. La Sala Norrington  un posto serio, pensato per studenti e accademici, e contiene tutti i
testi su cervello/mente/psiche/io.
Avevo cominciato a leggere Jung nel 1995 e mi ero comprata le opere complete in edizione
rilegata. Avevo gi tutto Freud in edizione rilegata, e mi ero sempre interessata ai testi che parlavano di
Mente, Corpo, Spirito, perch, se sei cresciuta con la Bibbia, non  che lasci perdere, checch se ne
dica.
Adesso ero in cerca di qualcosa e trovai Neville Symington, un sacerdote diventato analista, che
utilizzava uno stile semplice e diretto e non temeva di parlare di spirito e anima  non in quanto
esperienze religiose, ma come esperienze umane , di dire che siamo qualcosa di pi che corpo e
mente, e io credo sia cos.
Symington mi fu d'aiuto, perch stavo abbastanza bene da volere un quadro di riferimento per
pensare a quello che mi stava succedendo. Prima mi ero tenuta stretta al bordo della scialuppa che era
la mia vita, con la speranza di non essere travolta dall'onda successiva.
Di tanto in tanto, la creatura appariva mentre leggevo, per prendermi in giro, per ferirmi, ma
ora, miracolosamente, riuscivo a chiederle di sparire fino all'incontro successivo, e lei,
miracolosamente, ubbidiva.
Era estate. Avevo quasi terminato La battaglia del sole. Ero solitaria e sola, ma tranquilla e
lucida pi di quanto lo fossi mai stata, dal momento che ero consapevole che una parte di me era in
preda alla follia.
Symington parla di come la parte folle cerchi di distruggere la mente. Era l'esperienza che
avevo vissuto. Ora riuscivo ad arginarla.
Alcuni mesi dopo, durante la nostra consueta passeggiata pomeridiana, accennai al fatto che da
piccole nessuno ci aveva mai coccolato. Dissi ci, non ti. Mi prese la mano. Non l'aveva mai fatto
prima; di solito camminava dietro di me, a qualche passo di distanza, sparando le sue sentenze.
Ci sedemmo tutt'e due e scoppiammo a piangere.
Dissi: Impareremo ad amare.
13
Questo appuntamento ha luogo nel passato
Gentile signora,con riferimento alla Sua richiesta relativa al numero di protocollo in oggetto, il giudice
distrettuale ha valutato la Sua istanza ed espresso le seguenti specifiche:1. La copia del certificato di
nascita non corrisponde al dato allegato al Registro delle Adozioni.2. Nella sezione 8B delle Istruzioni
Pratiche, al punto 1.3, si precisa che la domanda e un documento che attesti l'identit devono essere
inoltrate al Tribunale e che il tribunale vidimer la domanda. Il documento di identit deve essere
prodotto in originale (non in copia).3. Dopo tali adempimenti verr inoltrata una copia con omissis dei
documenti pertinenti, specificati nelle Istruzioni Pratiche. Il fascicolo non pu essere consultato e non
pu essere inviato al ministero degli Interni.Di conseguenza Lei dovr presentarsi personalmente in
Tribunale per fornire un Suo documento di identit in originale e una copia autenticata del dato allegato
al Registro delle adozioni.	Era solo uno dei tanti scambi di corrispondenza con il tribunale dove era
conservato il fascicolo della mia adozione.
Sono una persona intelligente, piena di risorse, ma quel linguaggio tortuoso mi aveva messa
fuori gioco. Non avevo idea di cosa intendessero dire con il dato allegato al Registro delle adozioni, e
ci vollero quattro mail per scoprirlo. Sapevo che cosa significava con omissis, ma mi chiedevo se
fosse un concetto noto a tutti, quindi perch non dire semplicemente un estratto? E mi domandavo
che reazioni potesse suscitare una lettera cos fredda e formale in chi aveva iniziato il percorso
accidentato e angosciante di indagare sulla sua altra vita.
Per il tribunale, i casi di adozione sono soltanto un archivio di dati con implicazioni legali da
trattare con il linguaggio morto e distaccato della legge, in ossequio a direttive pressoch
incomprensibili. Ma questa non  una buona ragione per rivolgersi a un avvocato.  una buona ragione
per rendere il percorso pi semplice e meno indelicato.
Volevo lasciar perdere. Non sapevo neppure perch avevo voluto incominciare.
Sono stata fortunata, perch mi ero innamorata di Susie Orbach. Anche se stavamo insieme da
poco, lei voleva che io mi sentissi al sicuro, con una persona che mi avrebbe sostenuto e che, molto
semplicemente, sarebbe stata al mio fianco. Stiamo insieme diceva, il che ti d dei diritti. E poi
faceva la sua risata aperta e sfacciata.
Dovevo vedere Susie per intervistarla a proposito del suo libro Bodies, una riflessione
sull'impatto della pubblicit e della pornografia sul corpo delle donne e sulla loro autostima.
L'intervista non and in porto, ma poco dopo la conobbi.
Mio padre era morto e il lavoro era passato in secondo piano. Scrissi a Susie per dirle quanto
avevo apprezzato il suo libro, tutti i suoi libri. A diciannove anni avevo letto Fat is a Feminist Issue.
Mentre rileggevo Impossibility of Sex pensavo che mi sarebbe piaciuto scrivere una risposta  nel senso
pi ampio del termine  intitolata The Possibility of Love.
Mi interrogo sempre sull'amore.
Susie mi invit a cena. Si era separata dal marito da due anni, dopo trentaquattro anni di
matrimonio. Da quando Deborah mi aveva lasciato, e dopo il mio crollo psichico, ero rimasta sola.
Cominciavo a stare bene da sola. Ma le cose importanti della vita non si possono pianificare. Fu una
serata molto piacevole, la cena, la conversazione, la luce del tramonto dietro i faggi. Sembra triste
pensai. E mi domandai se lei pensasse lo stesso di me.
Per alcune settimane ci corteggiammo con i font e i pixel delle nostre mail, e mi sembrava
assurdo, perch Susie era etero e io avevo rinunciato a fare opera missionaria con le donne
eterosessuali. Ma fra noi c'era qualcosa e io non sapevo cosa fare.
Andai a pranzo con Ali Smith, la mia amica scrittrice. Lei mi disse: Baciala e basta.
Susie and a New York e parl con sua figlia. Lianna le disse: Mamma, baciala e basta.
E cos fu.
Il conforto della sua presenza mi fece sentire che potevo proseguire la mia ricerca. L'adozione
comincia con la solitudine. Il bambino sa di essere stato abbandonato, ne sono sicura. Ecco perch il
viaggio a ritroso non dovrebbe essere fatto da soli. I momenti di terrore e le paure sono imprevedibili,
incontrollabili. Hai bisogno di qualcuno a cui appoggiarti. Qualcuno che ti sorregga. E Susie mi
sorresse, giorno dopo giorno. Anche alcuni amici fecero la loro parte. Se non altro, la parentesi di follia
e le ricerche sul mio passato mi insegnarono a chiedere aiuto, a non comportarmi come fossi Wonder
Woman.
Avevo confidato i miei timori alla mia amica Ruth Rendell. Mi conosce da quando avevo
ventisei anni e mi aveva prestato il suo cottage quando stavo cercando la mia strada di scrittrice. Ho
scritto Passione a casa sua. Era stata la Mamma Buona, non mi giudicava, mi sosteneva in silenzio, mi
lasciava parlare, essere me stessa.
Ruth  un pari del Partito laburista e dunque  membro della Camera dei Lord. Ha molte
conoscenze e volle aiutarmi. Chiam a raccolta alcune baronesse per una consultazione privata, e il
parere unanime fu che avrei dovuto procedere con la massima cautela.
Sono famosa in Gran Bretagna, e, se avessi trovato mia madre, avrei voluto che lei conoscesse
me, non il mio personaggio pubblico. Inoltre, non avrei potuto sopportare che i giornali si
appropriassero della cosa. Non ci sono solo le arance  la storia di un'adozione, ed  il libro con cui mi
identificano.
Forse sono paranoica, ma  una paranoia giustificata. Mi sono trovata i giornalisti appostati in
giardino, intenzionati a sorprendere le mie compagne, e temevo che alcuni di loro sarebbero stati ben
felici di sorprendere anche le madri perdute.
Ecco perch non me la sentivo di compilare un modulo, inviarlo per posta e andare a raccontare
la mia storia a un assistente sociale, condizione inderogabile, in Gran Bretagna, se si vuole consultare il
fascicolo della propria adozione.
La mia ricerca era complicata dal fatto che, prima del 1976, quei documenti erano riservati e sia
la madre sia il bambino erano protetti dall'anonimato per tutta la vita. Poi la legge cambi e le persone
come me poterono richiedere il loro certificato di nascita ed eventualmente contattare i parenti perduti
da tanto tempo. L'unico problema era che tutto doveva essere fatto alla luce del sole e secondo le
procedure. Mi sembrava spaventoso.
Ruth mi mise in contatto con Anthony Douglas, il responsabile di Cafcass, il servizio di
supporto legale per i minori e le famiglie. Lui stesso era stato adottato, e, quando ci incontrammo,
comprese la mia situazione e si offr di aiutarmi a rintracciare mia madre, per evitare che la cosa
diventasse di dominio pubblico prima che io fossi pronta a parlarne.
Comunicai a Anthony i nomi che avevo portato con me per quarantadue anni, i nomi dei miei
genitori  Jessica e John  e anche i loro cognomi, che per non posso scrivere qui.
Alcune settimane dopo Anthony mi chiam per dirmi che il mio fascicolo era stato trovato, per
pura fortuna: era nel seminterrato dell'Ufficio anagrafe di Southport, che era stato allagato dalla marea,
e gran parte dell'archivio era stata irrimediabilmente danneggiata. Alzai gli occhi al cielo: Mrs
Winterson doveva aver saputo delle mie ricerche e aveva mandato un diluvio.
Una settimana dopo, Anthony mi richiam. Il mio fascicolo era stato aperto, ma i nomi che gli
avevo dato non corrispondevano.
Allora di chi era il certificato di nascita che avevo trovato nel cassetto?
E io, chi sono?
A quel punto fui costretta ad affrontare il rischio che pi temevo, ovvero sottoporre la richiesta
al ministero degli Interni seguendo la normale trafila, vale a dire contattare un assistente sociale
all'Ufficio di stato civile di Southport, nel Lancashire.
Susie si prese un giorno libero per accompagnarmi e decidemmo che l'avrei raggiunta a Londra
la mattina stessa, perch la vigilia di certi eventi  meglio dormire nel proprio letto.
Il treno che volevo prendere fu cancellato, e quello successivo marciava a rilento a causa di un
guasto della motrice. Pi il treno rallentava, pi il mio cuore accelerava. Per caso ero seduta accanto a
una persona che conoscevo di vista, e la sua loquacit aumentava col diminuire della velocit del treno.
Mi resi conto che, una volta arrivata alla stazione di Paddington, avrei avuto quattordici minuti
per raggiungere King's Cross. Impossibile. Londra  cos. In taxi ci sarebbero voluti almeno venti
minuti. La mia unica speranza era Virgin Limobikes, un servizio di mototaxi che avevo gi utilizzato
qualche volta.
Quando schizzai fuori dalla stazione di Paddington, la grossa moto mi stava aspettando. Montai
sul sellino e sfrecciammo a zigzag nel traffico di Londra: non sono una fifona, ma confesso che ho
tenuto gli occhi chiusi.
Otto minuti dopo ero ai binari e mancavano tre minuti alla partenza; vidi Susie, nel suo metro e
sessanta di altezza  gli stivali scamosciati alla cowboy con le perline, la gonna corta, i capelli
scompigliati, una giacca color oro di Calvin Klein, il bel volto gentile  che sbarrava la porta del treno
con il proprio corpo, decisa a non farlo partire senza di me, suadente e perentoria con il controllore
stupefatto. Saltai sul convoglio. Il fischio di partenza risuon.
Stavamo andando all'Ufficio di stato civile con il mio passaporto e i miei due fogli di carta
spiegazzati e mutilati: il provvedimento di adozione e il Tagliando del Neonato. Pesavo due chili e
nove etti.
Susie e io siamo sedute in uno di quegli uffici funzionali uguali in tutto il mondo; scrivania
impiallacciata con gambe di metallo, tavolino basso circondato da orrende sedie semimbottite con
stoffe verde marziano e arancione psicotico. Moquette a riquadri. Schedario e bacheca. Grande
calorifero. Finestre senza tende.
Susie  tra gli psicoanalisti pi bravi del mondo. Quando comincia l'incontro mi sorride, rimane
in silenzio, i suoi pensieri rivolti a me. Lo avverto chiaramente.
L'assistente sociale  una donna affabile e spontanea. Si chiama Ria Hayward.
Ci parla un po' dei dati sensibili, delle varie normative in materia di adozione e delle procedure
per i contatti. Se decido di andare avanti, dovr sbrigare una serie di formalit. Quelle non mancano
mai.
Legge i miei fogli  il provvedimento di adozione e il Tagliando del Neonato  e si accorge che
mia madre mi ha allattato al seno.
Era l'unica cosa che poteva darti. Ti ha dato quello che ha potuto. Non era obbligata a farlo, e
sarebbe stato molto pi facile per lei se non l'avesse fatto. L'allattamento al seno crea un legame molto
forte. Quando ha rinunciato a te avevi sei settimane, eri ancora parte del suo corpo.
Non voglio piangere. Invece piango.
Poi Ria mi passa il suo foglio. Una parte  coperta da un'etichetta adesiva.
Qui ci sono il nome di tua madre e il tuo vero nome. Non li leggo mai, perch penso che la
persona adottata debba essere la prima a conoscerli.
Mi alzo. Non respiro.
 scritto qui?
Susie e Ria mi sorridono, io mi avvicino col foglio alla finestra. Leggo i nomi. E piango.
Non so perch. Perch piangiamo? I nomi sembrano rune.
Scritto sul corpo c' un codice segreto visibile solo in certe luci.
Ria: Ho seguito tante madri che hanno dato in adozione i loro bambini e ti assicuro, Jeanette,
che nessuna di loro vorrebbe mai farlo. Tu eri desiderata, lo capisci, Jeanette?.
No. Non mi sono mai sentita desiderata. Sono la culla sbagliata.
Lo capisci, Jeanette?
No. E per tutta la vita non ho fatto che riprodurre ci che avevo subito. Il successo dei miei libri
mi  sembrato usurpato. Quando i critici e la stampa mi hanno attaccata, ho reagito con rabbia, e no,
non credevo a quello che dicevano di me e del mio lavoro, perch per me la mia scrittura  sempre stata
nitida e luminosa, incontaminata, ma sapevo di non essere desiderata.
E ho sperperato il mio amore dove non poteva essere ricambiato con un sentimento equilibrato
e duraturo, in triangoli coniugali o in rapporti complicati. Non ho saputo amare profondamente quando
avrei potuto, e ho trascinato delle relazioni pi a lungo del dovuto, perch non volevo essere io ad
arrendermi, non volevo mostrarmi incapace di amare.
Ma ero incapace di amare. Se fossi stata in grado di affrontare questa semplice realt, capire che
una donna con la mia storia (con le mie storie, reali e inventate) avrebbe avuto seri problemi con
l'amore, allora, allora cosa?
Certo, siamo tutti esseri umani. Certo, amare  un impulso naturale. L'amore esiste, ma
abbiamo bisogno di qualcuno che ce lo insegni. Vogliamo stare in piedi, vogliamo camminare, ma
qualcuno deve tenerci per mano, darci un po' di equilibrio, guidarci un po', rialzarci quando cadiamo.
Certo, cadiamo. L'amore esiste, ma dobbiamo apprenderlo, conoscerne le sfumature e le
possibilit. Ho imparato da sola a reggermi sulle gambe; non posso imparare da sola ad amare.
Sappiamo come usare il linguaggio. Sappiamo come amare. Abbiamo bisogno dell'aiuto degli
altri per liberare queste capacit.
Scrivendo avevo trovato un modo per parlare d'amore, e questo era un dato di fatto. Non avevo
trovato un modo di amare, e questo stava cambiando.
Sono seduta nella stanza con Susie. Lei mi ama. Voglio accettare il suo amore. Voglio amare
davvero. Penso agli ultimi due anni, a come mi sto sforzando di dissolvere le calcificazioni che
m'induriscono il cuore.
Ria sorride, la sua voce mi arriva da lontano. Tutta questa storia sembra troppo vicina, perch 
cos dolorosa, e troppo distante, perch non riesco a metterla a fuoco.
Ria sorride.
Eri desiderata, Jeanette.
Sul treno che ci riporta a casa, Susie e io apriamo una mezza bottiglia di bourbon Jim Beam.
Regolazione emozionale dice, e poi, premurosa come sempre, mi domanda: Come ti senti?.
Nella logica del corpo, le autostrade delle emozioni hanno la precedenza sui sentieri dei
neuroni. Siamo stati progettati e costruiti per provare sentimenti e non esiste nessun pensiero, nessuno
stato mentale che non sia anche un sentimento.
Nessuno ha limiti nel provare sentimenti, bench tanti di noi si limitino a provarne molto pochi.
I sentimenti spaventano.
O almeno, per me  cos.
Il treno era silenzioso, come i pendolari stanchi che tornavano a casa tardi. Di fronte a me, Susie
leggeva, i suoi piedi allacciati ai miei sotto il tavolino. Pensavo ai versi di una poesia di Thomas Hardy:
Non dirmi addio,n chiamarmi con la voce pi tenera,n esprimere il desiderio di dire qualcosa,mentre
io guardavo la mattina indurirsi sul muro, insensibile e inconsapevoleche la tua grande partenza avesse
luogo in quel momentoe avrebbe tutto cambiato.	L'avevo imparata dopo che Deborah mi aveva
lasciato, ma la grande partenza era gi avvenuta quando avevo sei settimane.
La poesia scopre la parola che scopre il sentimento.
Ria mi aveva indicato il tribunale dove, con ogni probabilit, erano conservati i documenti della
mia adozione. Negli anni Sessanta la vita era pi circoscritta, cos, mentre mi ero preparata a fare
ricerche nella zona di Manchester, salt fuori che le carte erano ad Accrington. C'ero passata davanti
ogni giorno fino a quando non me n'ero andata.
Scrissi per sapere se i documenti erano ancora l.
Un paio di settimane dopo ricevetti la risposta; s, la documentazione era stata trovata e la mia
richiesta di consultazione sarebbe stata vagliata dal giudice.
Non ne fui felice. Ria mi aveva detto che era mio diritto vedere la pratica, anche se non si
poteva sapere a priori cosa contenesse. A volte si vengono a sapere molte cose, altre volte poche. Se
non altro, avrei potuto scoprire il nome dell'agenzia di adozioni che mi aveva affidato ai Winterson  il
nome che era stato strappato dall'intestazione giallastra e sbiadita del Tagliando del Neonato.
Volevo vedere i documenti che mi riguardavano. Chi era questo giudice, questa autorit
maschile sconosciuta? Ero arrabbiata, ma lucida quanto bastava per rendermi conto che stavo
precipitando in una rabbia antica e radioattiva.
Susie era andata a New York ed era rimasta bloccata dalla nuvola di cenere che impediva il
decollo di tutti gli aerei tra l'Europa e l'Atlantico.
Ero sola quando arriv un'altra lettera dal tribunale. Il giudice aveva emesso il verdetto: Il
richiedente deve compilare gli appositi moduli e presentarli.
Prenditi un avvocato, era il consiglio implicito nella lettera.
Mi sedetti sui gradini della porta di servizio, lessi e rilessi quelle parole come uno che non sa
leggere. Il mio corpo era scosso da piccoli tremiti, come quando si rimane impigliati in una recinzione
elettrificata.
Andai in cucina, presi un piatto e lo lanciai contro il muro Il richiedente appositi
moduli presentarli Non  la richiesta di una carta di credito, stronzo.
E mi vergogno di quello che  successo dopo, ma mi sforzer di scriverlo: mi sono fatta la pip
addosso.
Non so come o perch. So che ho perso il controllo della vescica, ero seduta sul gradino, sporca
e bagnata, non avevo la forza di alzarmi per pulirmi e ho pianto come quando piangere  l'unica cosa
che ti rimane.
Non c'era niente a cui aggrapparsi. Non ero Jeanette Winterson nella sua casa con gli scaffali
pieni di libri e i soldi in banca; ero una bambina infreddolita e bagnata e un giudice mi aveva portato
via la mia mamma.
Pi tardi, mi sono lavata e cambiata. Mi sono versata un drink. Ho telefonato a Ria. Mi ha detto:
Non ci sono appositi moduli. Non ti serve un avvocato.  pazzesco. Lascia fare a me, Jeanette. Ci
penso io.
Di notte, a letto, ripenso a quello che  successo.
Questo giudice del tribunale civile, cos competente, ha idea di cosa voglia dire trovarsi
sull'orlo della propria vita e guardare gi nel precipizio?
Non poteva mandarmi gli appositi moduli o indicarmi il sito da cui scaricarli, o farmi
contattare da un funzionario del tribunale che mi spiegasse tutti quei termini in legalese?
Ricomincio a tremare.
La perduta perdita  imprevedibile e devastante. Ero regredita a uno stato di vulnerabilit,
impotenza e disperazione. Il mio corpo reagiva prima della mia mente. In circostanze normali, una
missiva ufficiale, pomposa e oscura, mi avrebbe fatto ridere, e l'avrei affrontata senza drammi. Gli
avvocati non mi spaventano, so che la legge  solenne e concepita per intimorire, anche quando non c'
ragione per incutere timore.  concepita per far sentire inadeguata la gente comune. Io non mi sento
inadeguata, ma mai avrei immaginato di tornare ad avere sei settimane di vita.
Ria si inform e scopr che, dopo il colloquio preliminare con lei, spesso l'iter delle pratiche
metteva a dura prova i richiedenti. Molti rinunciavano.
Decidemmo che, a prescindere dall'esito delle mie indagini, avremmo cercato di elaborare
alcuni principi guida per i tribunali e di fornire indicazioni ai richiedenti, per rendere meno traumatico
quel percorso.
Una funzionaria dell'Ufficio di stato civile, volendo essermi d'aiuto, scrisse al tribunale,
comunicando che il ministero degli Interni aveva gi verificato la mia identit, che lei stessa avrebbe
potuto incaricarsi del mio caso e ricevere personalmente i documenti dal tribunale.
No, rispose il giudice. Non  questa la procedura.
Mi domandai cosa avrebbero preteso da me se fossi vissuta all'estero. Avrei dovuto acquistare
un biglietto aereo, venire qui a sbrigare tutte queste pratiche in un paese straniero, da sola, a meno che
non acquistassi due biglietti aerei? E tutti i bambini nati nel dopoguerra che erano finiti in Australia?
La vita delle persone  meno importante delle procedure
Io e Susie prendemmo un appuntamento al tribunale di Accrington.
Nella sala d'attesa c'erano parecchi ragazzi abbacchiati e in abiti raffazzonati che speravano di
non beccarsi una condanna per guida in stato di ebbrezza. Le ragazze, tutte molto truccate, avevano
l'aria insolente, ma sembravano spaventate dall'imputazione di taccheggio o di disturbo alla quiete
pubblica.
Ci fecero accomodare in una saletta dove gli avvocati incontravano i loro clienti e dopo un po'
arriv il cancelliere del tribunale. Sembrava affannato e scontento. Mi dispiacque per lui.
In una mano teneva una cartelletta logora, nell'altra un grosso manuale procedurale. Sapeva che
sarei stata un osso duro.
Di fatto, vedere i documenti sulla scrivania, le carte con tutti i particolari degli inizi della mia
vita, mi diede una tale angoscia che non riuscii a parlare. Una delle conseguenze pi gravi di questa
esperienza di adozione a ritroso, di questi cavilli alienanti,  che inciampo nelle parole, esito, rallento e
infine rimango muta. La perduta perdita  un dolore fisico,  precedente al linguaggio. Quella perdita 
avvenuta prima che imparassi a parlare, e cos regredisco a quella condizione, mi ritrovo muta.
Susie fu accattivante, determinata, inflessibile. Il pover'uomo non sapeva bene cosa poteva o
non poteva dirci. C'erano cos tante cose che volevo sapere, ma il giudice non aveva ancora dato
l'autorizzazione per la versione con omissis. Avrei dovuto firmare dei moduli, andarmene e aspettare
che la documentazione mi venisse inviata in un secondo momento.
Ma la cartelletta era l, sul tavolo non dopo adesso.
Il cancelliere acconsent a rivelarmi il nome dell'agenzia di adozioni. Era un'informazione
preziosa. Lo scrisse su un pezzo di carta e fotocopi l'originale scritto a mano da un impiegato tanti
anni prima. Oh, quel pezzo di carta sembrava appartenere a un'altra epoca. Tutti i fogli in quella
cartelletta erano ingialliti e scritti a mano.
C' anche la data di nascita di mia madre? Sarebbe utile per trovarla. Scuote la testa. Non me lo
pu dire.
Va bene. D'accordo. Mrs Winterson, la mia madre adottiva, diceva sempre che la mia vera
madre aveva diciassette anni. Conoscendo la sua et, potrei consultare i siti di genealogia, ma il suo
cognome  piuttosto comune e, anche se ho ristretto il campo a due possibilit, non so quale seguire. E
potrebbero essere entrambe sbagliate. Ecco la strada che si biforca. Il punto in cui l'universo si divide.
Aiuto.
Il cancelliere suda. Sfoglia il tomo delle procedure. Susie mi invita a uscire dalla stanza.
Esco come una furia, e l sul marciapiede ci sono i ragazzi che abbiamo visto nella sala d'attesa;
alcuni sono ringalluzziti, altri disperati, tutti fumano e parlano contemporaneamente.
Vorrei essere altrove. Vorrei non aver mai cominciato. Perch ho cominciato?
E ripenso al baule chiuso a chiave con dentro le porcellane Royal Albert, e le carte nascoste in
fondo, e prima ancora il certificato di nascita sbagliato, e chi era la donna che si present alla nostra
porta e spavent Mrs Winterson, provocando la sua rabbia e il suo pianto?
Torno dentro. Susie ha estorto al cancelliere una promessa: andr dal giudice a chiedere quanto
mi pu rivelare del contenuto della pratica. Dobbiamo ripresentarci fra tre quarti d'ora.
Cos usciamo dal tribunale e ci sediamo a un tavolino esterno di un bar che serve il t in grandi
tazze, e io mi rendo conto che questo posto, che sforna hamburger e patatine, era il Palatine, il locale
prediletto da Mrs W, e mi tornano in mente i fagioli in umido su pane tostato, e le visioni
claustrofobiche del mio futuro di missionaria.
Ho dovuto mandarti fuori per farti tacere mi dice Susie. La guardo strabiliata. Pensavo di non
aver aperto bocca. Non ti ricordi cosa hai detto? Cose senza senso. Farneticavi! Quel poveretto
Ma io non farnetico! Mi sento la mente vuota  non un po' vuota, completamente vuota  e mi
sa che sto impazzendo di nuovo. Dovrei fermare tutto, subito. Non sopporto di essere qui ad
Accrington. Non voglio ricordare nulla di quello che  successo qui.
Non c'ero pi tornata dal giorno del funerale di mio padre.
Durante il mio periodo nero, il mio periodo di follia, andavo a trovarlo una volta al mese nel
Lancashire, e ogni tanto lui veniva da me in campagna. Era sempre pi debole, ma era contento di
quelle gite, e nel 2008 lo invitai a trascorrere il Natale da me.
Trovai qualcuno che lo port in macchina a casa mia; lui si sedette davanti al fuoco, a guardare
fuori dalla finestra. Gli era stato sconsigliato di viaggiare, ma era deciso a venire e anch'io lo volevo;
avevo parlato col suo medico il quale mi aveva detto che non mangiava quasi pi.
Al suo arrivo gli chiesi dolcemente se aveva intenzione di morire, lui mi sorrise e rispose:
Non prima di Natale.
Non era solo una battuta. La sera della vigilia capii che non sarei riuscita a portarlo di sopra a
letto, allora sistemai dei cuscini di fronte al caminetto e, con molta fatica, lo spostai dalla poltrona a
quel letto improvvisato ma confortevole, lo spogliai e gli misi il pigiama. Si addorment subito alla
luce del fuoco morente. Io mi sedetti vicino a lui e gli parlai. Mi dispiaceva, gli dissi, che non ci
fossimo rappacificati prima, ma comunque era una cosa bella, una cosa positiva, che l'avessimo fatto.
Andai a dormire. Verso le quattro mi svegliai di soprassalto e scesi al piano di sotto. I gatti
erano sul letto di mio padre, immobili: lui respirava debolmente, ma respirava.
Il cielo era pieno di stelle, che a quell'ora del giorno, o della notte, sono pi basse e luminose.
Aprii le tende per far entrare la loro luce, nel caso si fosse svegliato, in questo mondo o in un altro.
Non mor quella notte, e due giorni dopo Steve, uno della congregazione, venne a prenderlo per
riaccompagnarlo ad Accrington. Erano partiti da poco quando mi accorsi che, con tutta la confusione di
valige, dolci natalizi e regali, non lo avevo salutato. Salii sulla mia Land Rover e li inseguii, ma appena
li raggiunsi, al semaforo sulla collina, scatt il rosso, e non potei che guardarli mentre si allontanavano.
Il giorno dopo mio padre mor.
Andai alla casa di cura ad Accrington. Mio padre era nella sua stanza, rasato alla perfezione e
vestito con cura. Era stata Nesta, la proprietaria, a prepararlo. Lo faccio volentieri spieg. Sento di
doverlo fare. Stai un po' con lui, ti porto il t.
Nel nord dell'Inghilterra c'era un'antica tradizione: quando si voleva esprimere il proprio
cordoglio si serviva il t in tazze molto piccole.
Nesta, una gigantessa, torn con il t in un servizio da casa delle bambole, con le molle per lo
zucchero che sembravano pinzette per le sopracciglia. Si sedette sull'unica sedia della stanza e io presi
posto sul divano accanto al Pap Morto.
Il coroner vuole parlarti disse. Potresti avere avvelenato tuo padre.
Avvelenato?
S. Con una tortina di frutta secca. Il dottore gli aveva raccomandato di non mettersi in
viaggio: arriva da te che sta bene, torna qui e muore. Tutta colpa di Harold Shipman.
Harold Shipman era l'ultimo di una serie di macabri dottori che avevano fatto fuori un gran
numero di pazienti anziani. Ma non aveva fatto fuori mio padre.
Voglio dire aggiunse Nesta che adesso sono diventati sospettosi. Il coroner dovr dare il
nulla osta prima che si possa fare il funerale. Credimi, Harold Shipman ci ha danneggiati tutti.
Riemp un'altra tazzina di t e sorrise a mio padre. Guardalo.  con noi. Si capisce.
Il coroner diede il nulla osta, ma la commedia degli orrori non era ancora finita. Mio padre si
era comprato il suo pezzettino di terra, ma dopo la cerimonia funebre al cimitero ci dissero che
l'assegno che avevo inviato per pagare lo scavo della fossa non era ancora arrivato. L'avevano scavata,
per volevano i soldi. Andai all'ufficio e chiesi cosa dovevo fare. Uno degli impiegati si mise a
spiegarmi dov'era il bancomat pi vicino. Mio padre  l fuori in una bara di salice. Non mi sembra il
momento di andare al bancomat.
Sa, di norma noi chiediamo il pagamento anticipato perch se un parente se la svigna dopo che
abbiamo seppellito il defunto non possiamo mica ritirarlo fuori.
Cercai di rassicurarlo dicendo che non avevo intenzione di svignarmela. Fortuna volle che
avessi in borsa una copia di Non ci sono solo le arance; avevo intenzione di metterla nella bara di mio
padre, ma poi avevo cambiato idea. Gli impiegati rimasero piuttosto impressionati, e uno di loro aveva
visto l'adattamento televisivo, cos, con qualche titubanza, accettarono un altro assegno, e mio padre,
nella sua bara di salice, fu finalmente calato nella tomba che condivideva con la sua seconda moglie.
Secondo la sua volont.
Mrs Winterson riposa un po' pi lontano. Sola.
Era ora di tornare in tribunale. Fammi il favore di stare zitta disse Susie.
Il cancelliere sembrava molto pi sereno. Il giudice l'aveva autorizzato a comunicarmi l'et di
mia madre, anche se non la data di nascita. All'epoca lei aveva diciassette anni. Dunque su questo Mrs
Winterson aveva detto la verit.
Portai Susie a vedere la mia casa al numero 200 di Water Street, la chiesa Elim in Blackburn
Road e la biblioteca, che era stata vergognosamente spogliata di molti dei suoi libri, compresa la
Narrativa inglese A - Z.
Come in quasi tutte le biblioteche, i libri erano diventati meno importanti delle postazioni
internet o dei cd in prestito.
Poi tornammo a Manchester, passando per Blackley, dove era vissuta mia madre. Era l adesso?
Era lei quella donna alla fermata dell'autobus?
Mrs Winterson mi aveva detto che era morta. Era vero? O no?
L'agenzia di adozioni non esisteva pi da tempo, e adesso c'era un'altra pratica polverosa da
rintracciare. Telefonai ai nuovi referenti e, balbettando e farfugliando, comunicai i miei dati.
Ci pu ripetere il nome?
Jeanette Winterson.
No, il suo nome di nascita, quello che dobbiamo cercare in archivio, non Winterson.  lei che
ha scritto Non ci sono solo le arance?
Incubo, incubo, incubo.
Li lasciai ai loro archivi e mi misi a setacciare i siti di genealogia.
Non ho il minimo interesse per la conservazione dei documenti. Brucio le bozze dei miei
romanzi e i miei diari, distruggo le lettere. Non voglio vendere i miei appunti allo stato del Texas, n
che le mie carte personali diventino argomento di tesi di laurea. Non capisco l'ossessione per gli alberi
genealogici. Pi che ovvio, vero?
Esplorando il web dedussi che dopo avermi dato in adozione mia madre doveva essersi sposata.
Sul certificato di nascita non era riportato il nome di mio padre, perci non avevo idea se loro due
fossero rimasti insieme, per cominciare da capo, o se lei avesse trovato qualcun altro sul suo cammino.
Comunque fosse, provai un'avversione istantanea e ingiustificata nei confronti dell'uomo che
aveva sposato, e mi augurai che non fosse mio padre. Non si chiamava Pierre K. King, ma era un nome
del genere, con un assurdo suono francese.
Poi, con grande sollievo, scoprii che lui e mia madre avevano divorziato quasi subito, e che era
morto nel 2009.
Ma a quanto pare avevo un fratello, cio un fratellastro, e avrei fatto meglio a non essere troppo
ostile nei confronti di suo padre, che forse era anche il mio.
Perch avevano deciso di darmi via? Doveva essere stato lui a non volermi, perch non potevo
accettare che l'avesse deciso lei. Avevo bisogno di credere che mia madre mi amava. Era un rischio.
Poteva essere un'illusione. Se mi avevano voluta, perch sei settimane dopo ero diventata un peso?
Mi domandavo se il mio atteggiamento negativo nei confronti degli uomini non derivasse
soprattutto da questi inizi perduti.
Non penso pi male degli uomini, un'altra delle molte cose che sono cambiate nel mio periodo
di follia. Gli uomini che conosco erano stati gentili con me, e avevo capito di potermi fidare di loro. Ma
il cambiamento non riguardava solo loro: la mia compassione abbracciava le sofferenze e le debolezze
di tutti gli esseri umani, uomini o donne che fossero.
Cambiata o no, Jeanette Winterson era molto arrabbiata con il marito di sua madre. Voleva
ucciderlo, anche se era gi morto.
Nessuna notizia dall'agenzia di adozioni. Ho dovuto sgridare me stessa per indurmi a
richiamarli. Mentre faccio il numero cammino su e gi e mi manca il fiato.
Sono molto cortesi, si scusano, avevano perso il mio numero di telefono. Non posso vedere la
pratica, ma pu farlo la mia assistente sociale, a patto che non mi riveli dei particolari sui Winterson:
una regola a mio parere quantomeno strana, dal momento che sono morti entrambi.
Ria scrive chiedendo di poter vedere la pratica, nel frattempo  il mio compleanno, nel
frattempo ho perso le tracce di mia madre, perch le donne cambiano il cognome. Si  risposata? 
ancora viva?
Mi preoccupo. Tutti questi sforzi e magari  morta. Ho sempre creduto che fosse morta una
delle storie di Mrs W.
Per il mio compleanno Susie e io andiamo a New York. Mi dice: Credo che in verit tu sappia
amare.
Davvero?
Non credo che tu sappia come farti amare.
Cosa vuoi dire?
Molte donne sanno dare  ce lo insegnano fin da piccole  ma non imparano mai a ricevere.
Tu sei generosa e gentile, non starei con te se non fosse cos, non mi basterebbero la tua intelligenza e
le tue altre straordinarie qualit; eppure le nostre incomprensioni e le nostre difficolt ruotano sempre
intorno all'amore. Tu non credi nel mio amore, vero?
No io sono la culla sbagliata anche questa storia finir male, come tutte le altre. Nel
profondo del cuore sono convinta che sar cos.
Il lavoro che devo fare adesso, se voglio amare,  credere che la mia vita si aggiuster. Non sar
sola. Non dovr combattere per tutto. Non dovr combattere contro tutto. Non dovr scappare. Posso
fermarmi perch mi  stato offerto l'amore, un amore sano, sicuro, stabile.
E se ci lasceremo, saprai che il nostro  stato un buon rapporto mi dice Susie.
Sei desiderata, lo capisci, Jeanette?
Vado a Liverpool per vedere Ria, che vive l. Mi raggiunge in albergo portandomi l'ennesima
busta, e io ho la bocca secca, come al solito, e il cuore che batte all'impazzata.
Beviamo qualcosa. Ecco un altro vecchio modulo.
Bene mi dice Ria, hai delle credenziali da vera classe operaia. Tuo padre era un minatore!
Era alto un metro e sessanta, guarda, qualcuno lo ha scritto a matita sul retro. Era appassionato di sport.
Aveva venticinque anni e i capelli scuri.
E non  Pierre K. King. Evviva!
Penso al mio corpo. Sono un metro e cinquantadue. Secondo le leggi della genetica le figlie non
diventano pi alte del padre, perci per quanto riguarda l'altezza ho fatto il mio dovere.
Ho il torace molto sviluppato, adatto a strisciare nelle gallerie, a trascinare carrelli di carbone, a
trasportare attrezzi pesanti. Non ho difficolt a sollevare da terra Susie, perch faccio ginnastica ma
anche perch la mia forza  concentrata nella parte superiore del corpo. E ho sempre avuto i polmoni
deboli l'eredit del minatore.
Mi viene in mente che nel 1985, l'anno della pubblicazione di Non ci sono solo le arance,
Margaret Thatcher diede il colpo di grazia al sindacato dei minatori. Mio padre era tra gli scioperanti
che parteciparono ai picchetti?
Finalmente scopro la data di nascita di mia madre;  del Sagittario, come mio padre.
Nel modulo veniva richiesto di specificare la motivazione per l'adozione. Mia madre ha scritto:
 meglio che Janet abbia una madre e un padre.
Navigando tra i siti di ricerche anagrafiche ho scoperto che suo padre era morto quando lei
aveva solo otto anni. E che erano in dieci figli.
 meglio che Janet abbia una madre e un padre.
Dunque ero Janet  un nome non troppo diverso da Jeanette  ed era stata Mrs Winterson a
francesizzarlo. S, certo, non mi stupiva
Non sono autorizzata a dirti molte cose sui Winterson mi spieg Ria. Le informazioni
contenute qui sono riservate. Ma ci sono lettere di Mrs Winterson in cui dice che spera di poter adottare
un bambino, e nella relazione dell'assistente sociale che and a far loro visita si legge che il bagno
esterno della casa  pulito e in buone condizioni e c' una breve annotazione che definisce i tuoi
futuri genitori non proprio di mentalit moderna.
Io e Ria scoppiamo a ridere.  un appunto scritto nel 1959. Se non erano moderni allora, come
avrebbero potuto stare al passo con le rivoluzioni degli anni Sessanta?
C' dell'altro disse Ria. Sei pronta?
No. Non sono affatto pronta. Ordiniamo ancora da bere. In quel momento arriva una regista
teatrale che conosco di vista, anche lei ospite dell'albergo, e ci mettiamo tutte e tre a bere e a
chiacchierare. Vorrei essere un personaggio dei cartoni animati e veder spuntare dal pavimento una
sega che fa un buco circolare attorno alla mia sedia.
Il tempo passa.
Sei pronta?
C' stato un altro bambino prima di te un maschio Paul.
Paul? Paul, il mio buon fratello invisibile? Il bambino che avrebbero potuto avere. Che non
avrebbe annegato la bambola nello stagno, che non avrebbe riempito di pomodori il portapigiama. Il
Diavolo ci ha condotto alla culla sbagliata. Siamo tornati al punto di partenza? Allora il certificato di
nascita che avevo trovato era quello di Paul?
Ria non sa quale sia stato il destino di Paul, ma c' un biglietto di Mrs Winterson, che non sono
autorizzata a leggere, in cui esprime il suo disappunto e spiega che aveva gi comperato i vestiti per
Paul e non poteva acquistarne altri.
Comincio a capire che Mrs Winterson si aspettava di adottare un maschio e, non potendo
permettersi di buttare via i vestiti, mi aveva vestita da maschio Cos all'inizio non ero Janet e
neppure Jeanette, ero Paul.
Oh no, oh no, oh no, e io che credevo che la mia vita fosse imperniata su una precisa scelta
sessuale e sul femminismo e adesso salta fuori che ho iniziato nei panni di un maschio.
Non chiedere per chi suona la campana.
C' un umorismo talmente feroce, in questa spiegazione assurda, che all'improvviso dimentico
la paura e sono felice per le mie madri e le mie identit. La vita  paradossale. Caotica e pazzesca. E
recito a mente i versi di una poesia di Anne Sexton, l'ultima della raccolta The Awful Rowing Toward
God (1975). Si intitola Alla fine del remare. Lei  seduta con Dio e
Vieni un po' qui!, dice Luie allora ci accovacciamo fra gli scoglie giochiamo  udite udite una
mano di poker.Vedo, dice Lui.Vinco io, perch ho una scala reale all'asso.Vince Lui, perch ha in
mano cinque assi.Un jolly era stato annunciato,ma non avevo sentito nulla,perch ero in preda al
terrorequando Lui aveva preso il mazzo e dato le carte.Mentre cala i Suoi cinque assi,come il sorriso mi
smuore sulla boccaper la mia scala reale,Lui comincia a ridereuna risata che rotola come un hula
hoopdalla sua bocca dentro la mia,una risata che me Lo raddoppia addosso,come una giubilatoria pel
nostro doppiotrionfo: allora ridoe ride il molo pescoso e il mare ride.L'Isola ride. L'Assurdo
ride.Adorato mazziere,ti venero per quel jolly,quell'invincibile, eterna, viscerale risatae fortuna in
amore.	E fortuna in amore. S. Sempre.
Susie mi spiega che le madri si comportano in modo diverso con i figli maschi: li toccano in
modo diverso, gli parlano in modo diverso. Ritiene che, se durante la lunga attesa per l'adozione Mrs
W si era preparata psicologicamente ad accogliere un maschio, non sarebbe stata in grado di modificare
il suo atteggiamento mentale per l'arrivo di una femmina. E io, che ero sensibile a tutti i segnali, perch
cercavo di sopravvivere a una perdita, avrei cercato di negoziare tra quello che mi veniva offerto e
quello che mi era richiesto.
Voglio aggiungere che non sono convinta che l'identit personale o sessuale si formi su queste
basi, ma forse nel mio caso ha senso tenerne conto, soprattutto perch Mrs Winterson deve aver fatto
abbastanza confusione per tutte e due.
Si lamentava continuamente perch volevo sempre stare in calzoncini, ma chi me li aveva
messi?
Mi sentivo sollevata, ma non avevo fatto nessun passo avanti nella ricerca di mia madre.
Per fortuna ho un amico con una mente criptica, capace di risolvere i rebus pi complicati, e
molto bravo con il computer. Aveva deciso di ricostruire il mio albero genealogico e pass ore e ore sui
siti anagrafici a caccia di indizi. Dato che gli uomini sposandosi non cambiano cognome, aveva cercato
soltanto i parenti maschi.
Alla fine fece centro: un mio zio. Ricav l'indirizzo dagli elenchi elettorali. Poi rintracci il
numero di telefono. Per tre settimane feci le prove della telefonata. Mi serviva una storia di copertura.
Un sabato mattina mi decisi a chiamare, con il cuore che mi batteva nel petto come quello di un
uccellino morente. Rispose un uomo.
Salve dissi, lei non mi conosce, ma un tempo sua sorella e mia madre erano grandi amiche.
Non era vero, in fondo?
Quale sorella, Ann o Linda? mi chiese.
Ann.
Oh, Ann. Come ha detto che si chiama? Vuole mettersi in contatto con lei?
Mia madre era viva.
Quando misi gi il telefono, ero in preda a un misto di euforia e paura. Mrs Winterson mi aveva
mentito. Mia madre non era morta. E questo voleva dire che avevo una madre. Tutta la mia identit era
costruita sul fatto di essere orfana e figlia unica. Adesso avevo zii e zie e chiss quanti fratelli e
sorelle?
Decisi di scrivere una lettera ad Ann e gliela spedii all'indirizzo dello zio.
Circa una settimana dopo, trovai un messaggio sul mio cellulare, inviato da un numero che non
riconobbi. Iniziava con Mia carissima. Immaginai provenisse da un'agenzia russa di escort e stavo
gi per cancellarlo. Da quando avevano rubato il computer a una mia collega, ricevevo messaggi
strampalati da bellezze del Baltico in cerca di marito.
Susie afferr il telefono. E se fosse di Ann?
Ovvio che non  di Ann! Aprii il messaggio. Il problema era che i messaggi delle bellezze
baltiche cominciavano con frasi del tipo Sei davvero tu? e anche quel messaggio cominciava cos.
Vuoi che chiami questo numero?
S. No. S. No. S. No. S.
Susie scese al pianterreno col mio telefono e io andai a dormire, come faccio sempre quando
non riesco pi a gestire le emozioni.
Susie torn di sopra e mi trov che russavo. Mi scosse, mi svegli. Era tua madre.
Qualche giorno dopo ricevetti una lettera con una mia foto di quando avevo tre settimane: un
faccino preoccupato, pensai. Ma Susie mi spiega che tutti i neonati hanno quell'espressione
preoccupata, e chi ci pu dare torto?
Nella lettera, Ann mi dice che era rimasta incinta a sedici anni e che mio padre aveva i capelli
corvini. Che si era presa cura di me per sei settimane in un istituto per ragazze madri, prima di darmi in
adozione.  stata una decisione difficile. Ma non avevo soldi e neanche una casa.
Mi dice che non ero un segreto, proprio io che, secondo gli insegnamenti di Mrs Winterson,
pensavo che ogni cosa dovesse rimanere segreta: i libri e gli amanti, i veri nomi, le vere vite.
Poi conclude scrivendo: Sei sempre stata desiderata.
Lo capisci, Jeanette? Sei sempre stata desiderata.
14
Uno strano incontro
mia madre m'insegu correndo lungo la strada. Guardatela, sembra un angelo, un raggio di luce,
mentre corre a fianco della mia carrozzina. Io tesi la mano per afferrarla: una luce, un profilo, ma, come
gli angeli e come la luce, scomparve, o forse no, non ancora. Non  lei, sempre pi piccola in fondo alla
strada, come una stella lontana anni luce?Ho sempre creduto che prima o poi l'avrei rivista.Gli dei di
pietra (2007)	Parlavo con Beeban Kidron, la mia amica regista. Ha diretto l'adattamento televisivo di
Non ci sono solo le arance, e ci conosciamo da molto tempo. Siamo tutte e due volubili e complicate 
abbiamo avuto problemi tra di noi e con parecchie persone  ma tutte e due abbiamo siglato una sorta
di accordo con la vita: non un compromesso, un accordo.
Ridevamo di Mrs Winterson, un personaggio mostruoso e impossibile ma assolutamente
perfetto per me, che, come lei, non mi sarei mai potuta rassegnare a una vita in tono minore. Mrs W era
fuggita nel suo mondo interiore, io ero fuggita nel mondo.
Che cosa saresti stata senza di lei? disse Beeban. So che anche tu eri una persona
impossibile, ma perlomeno hai saputo trarne vantaggio. Pensa se fossi stata solo impossibile!
S a Manchester avevo vissuto un'esperienza singolare. Dopo aver inaugurato una mostra di
pittrici surrealiste alla Manchester Art Gallery, di sera tardi ero andata in un bar con gli sponsor.
Era uno di quei bar ricavati da uno scantinato dove un tempo si depositava la spazzatura.
L'opulenta Manchester, la citt alchemica, stava trasformando le sue scorie in oro. Perch
ammucchiare sacchi della spazzatura in cantina se potevi inondarla di luce azzurra, stivarla di una
piramide di sgabelli cromati, rivestire le pareti scrostate di specchi deformanti e far pagare un Vodka
Martini venti sterline?
Un Vodka Martini molto speciale, ovviamente, fatto con una vodka di patate contenuta in una
bottiglia azzurrata e mescolato davanti ai tuoi occhi da un barista effeminato che muoveva le mani con
grazia.
Quella sera avevo un tailleur a righe di Armani, un gilet rosa, scarpe Jimmy Choo e, per ragioni
che non posso spiegare qui, mi ero fatta un'abbronzatura spray.
All'improvviso mi resi conto che non avrei potuto essere in nessun altro luogo che in quel bar,
quella sera. Se non avessi scoperto i libri, se non avessi trasformato la mia stranezza in poesia e la mia
rabbia in prosa, be', non sarei stata una squattrinata qualsiasi. Avrei usato la magia di Manchester per
creare la mia alchimia.
Avrei lavorato nel ramo immobiliare e fatto fortuna. Mi sarei gi rifatta le tette, sarei al secondo
o terzo marito, e avrei una casa in stile ranch, con una Range Rover nel vialetto e una vasca
idromassaggio in giardino. Avrei avuto un pessimo rapporto con i miei figli.
Avrei sempre vestito Armani, sarei sempre stata abbronzata, e avrei bevuto troppi di questi
Vodka Martini in troppi di questi scantinati trasformati in bar azzurri.
Sono il genere di persona che preferisce camminare piuttosto che aspettare l'autobus. Il genere
di persona che cambia strada piuttosto che restare bloccata in un ingorgo. Il genere di persona che
presume di poter risolvere qualsiasi problema. Non riesco a stare in coda  rinuncio, piuttosto  e non
mi fermo davanti a un rifiuto. Che cosa vuol dire no? O hai fatto la domanda sbagliata, o ti sei rivolta
alla persona sbagliata. Trova un modo di farti dire s.
Devi arrivare al s씻 disse Beeban. Un s a quello che sei stata, il che significa venire a patti
con l'antefatto. Non so perch lo fai ora, dopo tutto questo tempo, ma lo stai facendo.
Le strade che si biforcano, credo sia questo il motivo. Continuo a vedere la mia vita che sfreccia
nelle diverse direzioni che avrebbe potuto prendere, secondo il caso o la circostanza, il carattere e il
desiderio, le aperture e gli sbarramenti, i cancelli aperti o chiusi, i percorsi, le strade.
Eppure, sembra inevitabile che io sia quella che sono, proprio come tra tutti i pianeti, in tutti gli
universi, il pianeta azzurro, il pianeta Terra,  la nostra casa.
In questi ultimi anni mi sembra di essere finalmente tornata a casa. Anche se ho sempre cercato
di trovare una casa mia, non mi sono mai sentita a casa con me stessa. Ho faticato molto per essere
l'eroina della mia storia, ma ogni volta che controllavo il registro dei profughi c'era sempre il mio
nome. Non conoscevo l'arte di appartenere.
Desiderare? S. Appartenere? No.
Ruth Rendell mi chiam. Credo che tu debba andare fino in fondo. Ora che hai trovato tua
madre devi vederla. Vi siete sentite per telefono?
No.
Perch?
Ho paura.
Non saresti normale se non avessi paura!
Mi fido di Ruth e seguo (quasi) sempre i suoi consigli. Non era nel suo stile telefonarmi e
sottopormi a un interrogatorio, ma aveva l'impressione che rifuggissi dall'incontro con mia madre. Era
vero. Da un anno mi prodigavo per far arrivare questo momento e, ora che era arrivato, rinviavo.
Che treno prendi?
E va bene va bene.
Va bene. E cos, nonostante la neve e nonostante i telegiornali raccomandassero di non mettersi
in viaggio, presi il treno per Manchester. Decisi di dormire in albergo e di andare a trovare Ann
l'indomani, in taxi.
Mi piace quell'albergo e ci vado spesso. Avevo dormito l la notte prima del funerale di mio
padre.
Il giorno seguente, mentre la bara veniva portata in chiesa, crollai. Erano trentacinque anni che
non mettevo piede in quella chiesa e all'improvviso tutto fu di nuovo presente: l'antico presente
riaffior.
Quando mi alzai dal banco per commemorare mio padre dissi: Della mia vita io rimpiango non
gli errori di giudizio, ma le omissioni di sentimento.
Ripensai a queste parole mentre cenavo nella silenziosa camera d'albergo.
 ancora viva una fantasia popolare, smentita dagli psicanalisti e dagli scienziati, e mai
accettata dai poeti e dai mistici, secondo la quale  possibile formulare un pensiero senza provare un
sentimento. Non  cos.
Quando siamo oggettivi, siamo anche soggettivi. Quando siamo neutrali, siamo coinvolti.
Quando diciamo Penso non lasciamo le emozioni fuori dalla porta. Dire a qualcuno di non vivere le
proprie emozioni  come dirgli di morire.
Le mie omissioni di sentimento erano una conseguenza dell'aver sbarrato la strada a sentimenti
che erano diventati troppo dolorosi. Ricordo di aver visto Toy Story 3 con le mie figliocce, e di aver
pianto quando l'orsacchiotto abbandonato, trasformatosi in tiranno della stanza dei giochi, riassume la
sua filosofia di sopravvivenza: Niente padroni significa niente cuori infranti.
Ma io volevo che qualcuno mi reclamasse.
Avevo scelto il ruolo del Ranger Solitario, non quello di Lassie. Dovevo capire che puoi essere
solitaria e desiderare di essere reclamata. Ancora una volta, prendiamo atto della complessit della vita,
che non  una cosa o l'altra  secondo le vecchie e noiose opposizioni binarie  ma entrambe, in
equilibrio precario.  cos semplice scrivere. Cos difficile fare/essere.
Le persone che ho ferito, gli errori che ho commesso, i danni inferti a me stessa e agli altri, non
erano l'esito di un giudizio sbagliato: erano il luogo dove l'amore si era indurito nella perdita.
Sto uscendo da Manchester in taxi. Ho un mazzo di fiori. Ho un indirizzo. Mi sento malissimo.
Susie mi chiama. Dove sei? Non ne ho idea, Susie. Da quanto tempo sei in taxi? Da circa
cinquant'anni.
Manchester  luccichio o degrado. I magazzini e gli edifici pubblici sono stati trasformati in
alberghi, in bar o in appartamenti costosi. Il centro di Manchester  rumoroso, sfavillante, sfacciato,
vincente; continua a ostentare il suo denaro come ha sempre fatto da quando questo luogo  diventato il
motore dell'Inghilterra.
Andando verso i sobborghi il tuo sguardo incontrer le mutevoli fortune della citt. Le
rispettabili file di case basse sono state rase al suolo per far posto a casermoni e strade a fondo cieco,
centri commerciali, sale giochi. I cash & carry indiani sembrano sopravvivere, ma i negozietti sono
quasi tutti chiusi e sprangati, sperduti nell'ostilit di strade a scorrimento veloce.
Qua e l, negletto e abbandonato, un edificio in pietra con la scritta SCUOLA PER
LAVORATORI O COOPERATIVA. Oppure un viadotto, un boschetto di betulle, un muro di pietre
annerite: i resti dei resti. Altrove un gommista, un ipermercato, l'insegna di un servizio di taxi,
un'agenzia di scommesse, ragazzini che sfrecciano in skateboard e non hanno conosciuto altra vita che
questa. Vecchi con facce stralunate. Come siamo arrivati a questo punto?
Provo la stessa rabbia di quando ritorno nel luogo dove sono cresciuta, a venti miglia da qui.
Chi finanzia questo vandalismo municipale e perch? Perch la gente rispettabile non pu vivere in
posti rispettabili? Perch l'asfalto, le recinzioni metalliche, gli orridi quartieri popolari, le cattedrali
dello shopping?
Amo il nord industriale dell'Inghilterra e soffro per quello che gli hanno fatto.
So che questi pensieri mi servono solo per distrarmi. Il taxi rallenta. Ci siamo, JW. Siamo
arrivate.
Scendo. Mi sento in trappola, disperata, disperatamente spaventata.  un malessere fisico. Susie
mi ha sempre detto di vivere le emozioni e di non respingerle, per quanto sia difficile.
Mi viene l'impulso isterico di cantare Esultate, santi del Signore. Ma no, quella  l'altra
infanzia, l'altra madre.
La porta si apre prima che io bussi. Mi trovo davanti un uomo che mi assomiglia un po'. So di
avere un fratellastro, dunque dev'essere lui. Gary? dico. Ciao, sorella risponde Gary.
E poi sento uno zampettio provenire dalla cucina e mi vengono incontro due cagnetti che
saltano su e gi come yo-yo pelosi, e da un groviglio di panni stesi all'aperto, segno di inguaribile
ottimismo in questa temperatura sotto zero, spunta mia madre.
 bassa di statura, ha gli occhi luminosi e un sorriso aperto.
Sono molto contenta di vederla. Pensavo di finire il bucato prima del tuo arrivo sono le
parole con cui mi accoglie.
 proprio quello che avrei detto io.
Ann sa della mia vita. Le ho mandato il dvd di Non ci sono solo le arance, un modo per dirle
Ecco cos' successo mentre tu non c'eri. Il mondo-Winterson e l'esaltata pazzia della mia altra
madre la sconvolgono. Per me  stato un grande dolore. Non volevo abbandonarti, lo capisci, vero?
Non avevo soldi e non sapevo dove andare e Pierre non avrebbe cresciuto la figlia di un altro.
Proprio come avevo immaginato ma non dico niente, perch non sarebbe corretto nei
confronti di Gary che la sua sorellastra appena comparsa dal nulla si mettesse a parlar male del suo
defunto padre.
Non voglio rattristare Ann. Non importa dico.
Poi, quando lo racconto a Susie, lei ride di gusto e decreta che la mia  stata la risposta pi
inadeguata del mondo.
Non importa? Abbandonami pure sui gradini ad aspettare che passi la Tenda del Vangelo.
Tanto non importa.
Ma  vero non importa. Di sicuro non  stata colpa sua. Ha fatto la sola cosa che poteva fare.
Io ero il suo messaggio nella bottiglia gettata in mare.
E so, lo so davvero, che anche Mrs Winterson mi ha dato quello che poteva: un dono oscuro,
ma non inutile.
Mia madre  schietta e cordiale. Mi sembra strano. Una genitrice dev'essere labirintica e
vendicativa. Non sapevo bene come rivelarle che avevo una compagna, dal momento che mi aveva gi
chiesto se ero sposata e se avevo figli. Ma la rivelazione andava fatta.
Vuoi dire che non vai con gli uomini? mi chiede.
 proprio quello che volevo dire, suppongo.
Per me non  un problema dice Ann.
Neanche per me dice Gary.
Un attimo non  cos che deve succedere quello che deve succedere 
Ho deciso di dire a Mrs Winterson che mi sono innamorata. Non vivo pi nella sua casa, ma
vorrei che lei capisse. Presto andr a Oxford ed  gi passato abbastanza tempo dalla fatidica domanda
felice/normale. Questo  quello che penso io, ma sto imparando che il tempo  un concetto relativo. I
vecchi detti come Dai tempo al tempo e Il tempo guarisce tutto valgono solo per chi vive quel
tempo. Mrs Winterson dimora alla Fine dei Tempi, quindi il tempo come lo percepiscono tutti non
significa molto per lei.  ancora offesa per la culla sbagliata.
Sta lucidando il secchio del carbone con il Brasso. Ha gi pulito le anatre volanti sulla mensola
del caminetto e lo schiaccianoci a forma di coccodrillo. Non so come cominciare, cos apro la bocca e
dico: Credo che amer sempre le donne come le amo ora.
In quel momento la vena varicosa che ha sulla gamba scoppia con la potenza del getto di un
geyser, e uno spruzzo cremisi arriva fino al soffitto. Afferro gli stracci intrisi di Brasso e cerco di
tamponare il sangue. Scusa, non volevo farti agitare Poi la gamba ricomincia a eruttare.
Adesso si  adagiata sulla poltrona, con la gamba appoggiata sul secchio del carbone lucidato a
met.
Fissa il soffitto. Non dice una parola.
Mamma stai bene?
L'avevamo appena ridipinto!
Come sarebbe stata la mia vita se avesse detto: Oh, per me e per tuo padre non  un
problema?. Come sarebbe stata la mia vita se fossi rimasta con Ann? Avrei avuto una compagna? E
come sarebbe stato se non avessi dovuto lottare per averla, lottare per me stessa? Dubito dell'esistenza
del gene gay. Forse mi sarei sposata, avrei avuto dei figli, sarei andata a farmi un'abbronzatura spray,
eccetera eccetera.
Devo essere rimasta in silenzio, immersa in questi pensieri.
Ann dice: Mrs Winterson era una lesbica latente?.
Il t mi va di traverso.  un'eresia, una bestemmia.  una di quelle cose che non si possono
nemmeno ipotizzare. Ma ora che l'ipotesi  stata formulata,  un pensiero orribile che mi fa
rabbrividire. Sono sicura che non ci fosse nulla di latente in lei: semmai, sarebbe stato meglio se alcune
delle sue tendenze fossero state latenti. Forse era un'assassina latente, visto che teneva una pistola nel
cassetto degli stracci, ma credo che tutto in lei fosse manifesto, seppure irrimediabilmente confuso. Lei
era il Codice Enigma di se stessa e io e mio padre non eravamo la Stazione X.
Me lo sono chiesta per il fatto che ti diceva Non permettere mai a un ragazzo di toccarti l씻
dice Ann.
Non voleva che rimanessi incinta. Oh santo cielo, che parole inopportune! Del resto Mrs
Winterson aborriva tutto ci che era illegittimo, come si diceva allora, e disprezzava dal profondo la
donna che aveva dato a me la possibilit di vivere e a lei la possibilit di avermi per s.
Io ho avuto quattro mariti dice Ann.
Quattro?
Sorride. Non giudica se stessa e non giudica gli altri. La vita  quel che .
Mio padre, il piccolo minatore di Manchester, non era uno dei quattro.
Hai il suo fisico, con i fianchi stretti, mentre noi abbiamo tutti i fianchi larghi. E hai i capelli
come i suoi. Lui li aveva neri. Era un bel ragazzo. Un vero teddy boy.
Devo riflettere. Mia madre ha avuto quattro mariti. La mia altra madre forse era una lesbica
latente. Mio padre era un teddy boy.  un po' troppo da digerire in una volta sola.
A me piacciono gli uomini, per non voglio dipendere da loro. Sono una brava elettricista, so
imbiancare e montare una mensola. Non dipendo da nessuno, io.
S, siamo uguali. L'ottimismo, la fiducia in noi stesse. Tutte e due abbiamo un buon rapporto
con il nostro corpo. Mi sono sempre chiesta come mai ho sempre avuto un buon rapporto con il mio
corpo, perch mi piacesse. La guardo e mi sembra una sua eredit.
Gary  ben piantato, tarchiato. Ama camminare.  capace di farsi quattordici miglia in un
sabato pomeriggio. Tira anche di boxe. Hanno ancora il tipico orgoglio della classe operaia per quello
che sono e per quello che possono fare. Si piacciono. Li osservo. Parlano. Li ascolto.  cos che
avrebbe potuto essere?
Ann ha sempre dovuto lavorare perch Pierre l'ha lasciata quando i figli erano ancora piccoli. E
con ogni probabilit io avrei dovuto badare ai miei fratelli. E l'avrei fatto malvolentieri.
Ricordo quello che aveva scritto sul modulo dell'adozione:  meglio che Janet abbia un padre
e una madre.
Ma i suoi bambini avevano avuto un padre solo per poco tempo. E anche lei: il padre di Ann 
morto negli anni Cinquanta.
Eravamo dieci figli dice Ann. Chiss come facevamo a starci in due camere? E cambiavamo
sempre casa di nascosto, se non potevamo pagare l'affitto. Nostro padre veniva a prenderci con il
carretto e gridava: Fate i bagagli, ce ne andiamo, noi ci caricavamo tutta la nostra roba e via. A quei
tempi era facile trovare case con l'affitto basso.
La mia nonna materna aveva avuto dieci figli, di cui due erano morti in fasce. Quattro sono
ancora vivi. Aveva lavorato tutta la vita, nel tempo libero faceva gare di ballo e vinceva dei premi.
E ha vissuto fino a novantasette anni dice Ann.
Vado in bagno. Per tutta la vita sono stata un'orfana e una figlia unica. Ora scopro di
appartenere a una grande famiglia che frequenta le sale da ballo e vive per sempre.
Arriva Linda, la sorella pi piccola di Ann. Tecnicamente  mia zia, ma ha la stessa et della
mia compagna, ed  assurdo collezionare zie in questa fase della vita.
Tutti vogliono conoscerti dice Linda. Ho visto Non ci sono solo le arance in televisione, ma
non sapevo che eri tu. Mia figlia ha ordinato tutti i tuoi libri.
 un segno di buona volont. Ognuno di noi deve adattarsi alla nuova realt.
Linda  molto simpatica; vive in Spagna, dove, tra le altre cose, organizza gruppi di donne e
insegna danza. Io sono la pi tranquilla dice. Quando gli altri sono tutti insieme parlano cos tanto
che non riesci a dire niente.
Dovremmo fare una festa dice Ann. Poi, con un cambio di registro repentino, quasi nello stile
di Mrs W, aggiunge: Ogni mattina mi sveglio e mi domando: Perch sono qui?.
Non intende dire Oh, no, sono ancora qui, come faceva Mrs Winterson. Lei cerca davvero
una risposta alla domanda.
Ci dev'essere un significato recondito che per noi rimane sconosciuto dice Gary. Io leggo
sempre i libri che parlano dell'universo.
Linda sta leggendo Il libro tibetano del vivere e del morire e lo consiglia a Gary.
Ecco la vecchia classe operaia di Manchester: pensi, leggi, rifletti.  come essere ritornati alla
scuola serale, alla sala di lettura della biblioteca pubblica. Sono fiera di loro, di me, del nostro passato,
della nostra eredit. E sono molto triste. Perch solo io ho studiato? Le persone presenti in questa
stanza sono tutte intelligenti, s'interrogano sulle domande pi difficili. Vallo a spiegare a quelli che
credono nell'istruzione eminentemente pratica.
Nemmeno io so perch siamo qui, ma qualunque sia la risposta, torno a quello che diceva
Engels nel 1844. Non siamo qui per essere considerati solo come oggetti utilizzabili.
Chiacchierare con loro  piacevole. Cinque ore passano in fretta. Ma io devo andare. Devo
tornare a Londra. Susie mi verr a prendere. Mi alzo per salutarli e mi cedono le gambe. Sono esausta.
Ann mi abbraccia. Mi sono sempre chiesta se un giorno mi avresti cercato. Ci speravo. Io
volevo cercarti, per non mi sembrava giusto.
Non riesco a dirle quello che vorrei. Non sono abbastanza lucida. Quasi non mi accorgo del
tragitto in taxi fino alla stazione. Compro qualcosa da mangiare per me e Susie, che ha lavorato tutto il
giorno, e una bottiglia di vino rosso da mezzo litro per me. Chiamo Susie e non riesco a parlare. Leggi
il giornale. Rilassati.  lo choc.
Mi arriva un messaggio da Ann. Spero di non averti delusa.
15
La ferita
Mia madre ha dovuto amputare delle parti di s per abbandonarmi. Da allora ho percepito
dentro di me quella ferita.
Mrs Winterson era abile nel confondere la verit con l'inganno. Ha inventato per me molte
madri cattive: le donne perdute, le drogate, le ubriacone, le mangiauomini. L'altra madre doveva
portare il peso di tutti quegli insulti, ma sono stata io a portarlo al suo posto: volevo difenderla e, al
tempo stesso, mi vergognavo di lei.
Il rovello pi grande era non sapere.
Sono sempre stata attratta dalle storie di travestimenti e di scambi di persona, di rivelazioni e
agnizioni. Come ti riconoscono? Come riconosci te stessa?
Nell'Odissea, Ulisse, nonostante tutte le sue avventure e il suo lungo peregrinare, viene sempre
esortato a ricordare il ritorno. Il viaggio  il ritorno a casa.
Quando finalmente arriva a Itaca, trova la reggia invasa dai pretendenti di sua moglie, che non
le danno tregua. Accadono due cose: il cane lo riconosce dall'odore, la moglie dalla cicatrice sulla
coscia.
Lei percepisce la ferita.
Ci sono molte storie che hanno per tema la ferita.
Il centauro Chirone, mezzo uomo e mezzo cavallo, viene colpito da una freccia avvelenata
intinta nel sangue dell'Idra, ed essendo immortale  costretto a vivere per sempre nella sofferenza. Ma
lui sfrutta il dolore della ferita per curare gli altri. La ferita diventa il balsamo di se stessa.
Prometeo, che ha rubato il fuoco agli dei, viene punito con una ferita quotidiana. Ogni mattina
un'aquila si posa sul suo fianco e gli divora il fegato; ogni notte la ferita si rimargina, solo per riaprirsi
il giorno seguente. Penso a lui, bruciato dal sole, incatenato a una roccia del Caucaso, la pelle del
ventre delicata e chiara come quella di un bambino.
Tommaso, il discepolo dubbioso, deve mettere la mano nel costato di Ges trafitto da una
lancia, prima di persuadersi che Ges  colui che dice di essere.
Al termine dei suoi viaggi, Gulliver  ferito da una freccia che lo colpisce dietro il ginocchio
mentre lascia la terra degli Houyhnhnms, i cavalli miti e razionali, di gran lunga superiori agli esseri
umani.
Tornato a casa, Gulliver sceglie di vivere nelle sue scuderie, e la ferita dietro il ginocchio non
guarisce mai.  il ricordo di un'altra vita.
Una delle ferite pi misteriose  al centro della storia del Re Pescatore. Il Re  il custode del
Graal, la santa reliquia che lo tiene in vita, ma  ferito e, finch non guarir, gli sar impossibile unire il
suo regno. Infine giunge Galahad e gli impone le mani. In altre versioni del mito  Parsifal a salvare il
Re.
La ferita  simbolica e ogni interpretazione  riduttiva. La ferita sembra essere un indizio e una
chiave della condizione umana. Un valore e una fonte di sofferenza.
Quel che osserviamo in queste storie  che la ferita  simile al dono: chi  ferito  marchiato,
letteralmente e simbolicamente.
La ferita  il marchio della differenza. Perfino Harry Potter ha una cicatrice.
Freud ha colonizzato il mito di Edipo e l'ha rinominato: il figlio uccide il padre e desidera la
madre. Ma Edipo  anche la storia di un'adozione e di una ferita. Prima di abbandonare il figlio sulla
montagna, Giocasta gli fora e gli lega le caviglie perch non possa allontanarsi. Edipo viene salvato e
ritorna per uccidere il padre e sposare la madre. Nessuno lo riconosce, tranne Tiresia, l'indovino cieco:
una ferita che ne riconosce un'altra.
Non puoi disconoscere quello che  tuo. Proiettato nella lontananza, c' sempre il ritorno, il
riconoscimento, la vendetta, forse la riconciliazione.
C' sempre il ritorno. E sar la ferita a farti tornare.  un sentiero segnato dal sangue.
Nel momento in cui il taxi si ferma davanti alla casa comincia a nevicare. Quando stavo per
impazzire ho sognato di essere sdraiata a faccia in gi su un lenzuolo di ghiaccio e sotto di me, mano
contro mano, bocca contro bocca, c'era un'altra me stessa, intrappolata nel ghiaccio.
Voglio rompere quella lastra gelata, ma mi ferir?
Nel momento in cui mi trovo l, sotto la neve,  come se mi trovassi in un punto qualsiasi sulla
linea del mio passato. Ero destinata ad arrivare fin qui.
La nascita  di per se stessa una ferita. Un tempo, il sangue mensile aveva una valenza magica.
L'irruzione del bambino nel mondo lacera il corpo della madre e lascia il piccolo cranio ancora molle e
aperto. Il bambino  un balsamo e una ferita. Il luogo della perdita e del ritrovamento.
Nevica. Sono qui. Perduta e ritrovata.
Quel che si profila davanti a me, come uno straniero che credo di riconoscere,  l'amore. Il
ritorno, o meglio il ritornare, definito la perduta perdita. Non potevo infrangere il ghiaccio che
separava me da me stessa, ho solo aspettato che si sciogliesse, e cos i miei piedi non erano pi saldi, il
terreno ha ceduto. Ne  risultata una fusione caotica con quella che sembrava pura pazzia.
Tutta la mia vita ha ruotato attorno alla ferita. Guarirla avrebbe voluto dire porre fine a
un'identit, l'identit che ti definisce. Ma la ferita che si rimargina non scompare: rimane sempre. Sar
sempre riconoscibile dalla mia cicatrice.
E sar cos anche per mia madre, ugualmente ferita, lei che ha dovuto plasmare la sua vita su
una scelta che non voleva fare. Ora, d'ora in poi, come ci conosceremo? Siamo madre e figlia? Cosa
siamo?
Mrs Winterson portava con orgoglio la sua ferita, come una martire medievale, martoriata e
grondante sangue per Ges, e trascinava la sua croce perch tutti la vedessero. Era la sofferenza a dare
un senso alla sua vita. Se qualcuno le avesse chiesto Perch siamo qui? avrebbe risposto: Per
soffrire.
Dopotutto, alla Fine dei Tempi questo esistere liminale sulla terra pu essere solo una
successione di perdite.
Ma la mia altra madre mi aveva perso e io avevo perso lei, e la nostra vita era come una
conchiglia abbandonata sulla spiaggia, che trattiene l'eco del mare.
Chi era, allora, la figura che entr nel nostro giardino tanti anni fa, scatenando la rabbia e il
dolore di Mrs Winterson, scaraventando me in corridoio, catapultata in un'altra vita? Forse era la
madre di Paul, del santo e invisibile Paul. Forse l'ho solo immaginata. Ma sento che non  cos.
Qualunque cosa sia accaduta in quel tempestoso pomeriggio era legata al certificato di nascita che
avevo trovato e che non era il mio, e legata a quando, anni e anni dopo, il fato volle che aprissi quella
scatola, dove infine trovai le carte che mi rivelarono l'altro mio nome: cancellato.
Ho imparato a leggere tra le righe. Ho imparato a vedere dietro l'immagine.
Ai tempi del mondo-Winterson, avevamo una serie di acquarelli vittoriani che Mrs W aveva
ereditato da sua madre. Voleva appenderli alle pareti, come si usa in tutte le famiglie. Ma essendo
contrarissima alle immagini scolpite (vedi Esodo, Levitico, Deuteronomio ecc.) risolse il dilemma
appendendoli a rovescio. Noi vedevamo solo carta da pacchi, nastro adesivo, puntine di acciaio,
macchie d'acqua e spago. Era una versione della vita secondo Mrs Winterson.
Prima che me lo mandassi dice Ann ho preso il tuo libro in biblioteca.  mia figlia ho
detto alla bibliotecaria.  per sua figlia? ha risposto lei. No! Jeanette Winterson  mia figlia. Ero
cos orgogliosa!
Cabina telefonica, 1985. Mrs Winterson, la testa coperta dal foulard,  furibonda.
Bip bip  altre monete nella fessura  e io penso: Perch non sei orgogliosa di me?.
Bip bip  altre monete nella fessura   la prima volta che ho dovuto ordinare un libro sotto
falso nome.
Il lieto fine  solo una pausa. Ci sono tre varianti di gran finale: Vendetta, Tragedia, Perdono.
La Vendetta e la Tragedia sono contestuali. Il perdono redime il passato. Il perdono sblocca il futuro.
Mia madre aveva cercato di salvarmi dal suo naufragio e io ero approdata nel luogo pi
improbabile che lei potesse immaginare per me.
Eccomi mentre lascio il suo corpo, l'unica realt che conosco, e ripeto all'infinito quell'addio,
fin quando  il mio corpo che cerco di lasciare, l'ultima fuga che mi  concessa. Ma ci sarebbe stato il
perdono.
Eccomi qui.
Non me ne vado pi.
Sono a casa.
Appendice
Quando ho cominciato questo libro, non avevo idea di cosa sarebbe diventato. Scrivevo in
tempo reale. Scrivevo del passato e scoprivo il futuro.
Non sapevo come mi sarei sentita quando avrei ritrovato mia madre. Non lo so nemmeno
adesso. Quel che so  che gli abbracci davanti alle telecamere e le rosee nebbie di felicit sono un falso.
Le storie di adozione vanno raccontate in un altro modo.
Molti restano delusi quando ritrovano la loro famiglia biologica. Molti si pentono di averla
cercata. Molti altri non cercano perch hanno paura di quello che potrebbero trovare. Hanno paura di
quello che potrebbero sentire o, peggio, di quello che potrebbero non sentire.
Ho rivisto Ann a Manchester, siamo andate fuori a pranzo noi due da sole. Ero contenta di
rincontrarla. Ha il mio passo svelto e si guarda intorno come fanno i cani, sveglia, attenta, vigile.
Anch'io faccio come lei.
Mi racconta altre cose di mio padre. Lui avrebbe voluto tenermi con s. Mi dice: Non glielo
avrei permesso. Ero povera ma avevo un tetto sopra la testa.
Mi piace questa frase e mi fa ridere.
Poi mi racconta che lavorava in una ditta l vicino, la Raffles, di propriet di una famiglia ebrea.
Facevano gli impermeabili e i soprabiti di gabardine per Marks & Spencer. Tutti i tessuti erano
prodotti in Gran Bretagna, e la qualit era importante.
Mi racconta che tutti, poveri o ricchi, con un tetto sopra la testa o no, si facevano fare i vestiti su
misura, perch c'erano moltissime sartorie e la stoffa costava poco. Manchester era ancora la Regina
della Stoffa.
Il suo capo, Raffles il Vecchio, le trov l'istituto per ragazze madri e le promise di ridarle un
lavoro quando sarebbe uscita.
Mi ha colpito questa storia, perch mi sono sempre sentita a mio agio tra gli ebrei e ho molti
amici ebrei.
Ti ho portata in giro per Manchester e ti ho fatto fare una foto quando avevi tre settimane. 
quella che ti ho mandato.
S, la neonata con la faccia oh, ti prego, non farlo!
Non me lo ricordo, eppure non c' nulla che non ricordiamo.
Sono molte le cose che Ann non ricorda. I vuoti di memoria ti aiutano a sopportare il danno. Io,
invece, mi rifugio nel sonno. Se sono turbata, riesco a addormentarmi in pochi secondi. Dev'essere una
strategia che ho appreso per sopravvivere a Mrs Winterson. So che dormivo sui gradini d'ingresso e
nella carbonaia. Ann dice che ha sempre dormito poco.
Alla fine del pranzo devo andarmene subito, altrimenti rischio di cadere addormentata sul
tavolo. Non per noia. In treno mi addormento in due secondi. Dunque quello che sta succedendo sfugge
ancora alla mia comprensione.
Penso che Ann mi trovi difficile da decifrare.
Forse vorrebbe che le permettessi di essere mia madre. Forse vorrebbe che ci sentissimo
regolarmente. Ma, qualsiasi cosa sia l'adozione, non  una famiglia istantanea, non nel rapporto con i
genitori adottivi e neppure nel rapporto coi genitori ritrovati.
E io sono cresciuta come in quei romanzi di Dickens dove le famiglie vere sono quelle finte,
dove altri sono diventati la tua famiglia costruendo profondi legami d'affetto e nella continuit del
tempo.
Quando ci salutiamo mi guarda intensamente.
Sono affettuosa ma cauta. Che cosa mi rende cauta? Perch sono cauta?
Non lo so.
C' una voragine tra le nostre vite. Lei  ancora sconvolta per il mondo-Winterson. Si sente in
colpa e ce l'ha con Mrs Winterson, ma io preferisco essere me stessa, la persona che sono diventata,
che non l'altra, quella che sarei diventata senza i libri, senza l'istruzione, senza tutte le cose che mi
sono accadute, inclusa Mrs W. Penso di essere fortunata.
Come posso dirglielo senza che si senta rifiutata o sminuita?
E non so cosa provo per lei. Vado in panico quando non capisco i miei sentimenti.  come
guardare in uno stagno fangoso. Invece di attendere che il crearsi di un ecosistema faccia tornare
limpida l'acqua, preferisco prosciugare lo stagno.
Non  una scissione testa/cuore o pensiero/sentimento.  una matrice emotiva. So giostrare tra
idee diverse e opposte e tra realt differenti. Ma non tollero di provare pi di un sentimento alla volta.
L'adozione  tante cose insieme. Ed  tutto e niente. Ann  mia madre.  anche una persona che
non conosco affatto.
Sto cercando di evitare l'infelice opposizione binaria di questo significa molto per me/questo
non significa niente. Cerco di rispettare la mia complessit. Ho dovuto conoscere la storia dei miei
inizi e devo accettare il fatto che anche questa  una versione parziale.  una storia vera, ma  una delle
versioni possibili.
So che Ann e Linda vogliono che io faccia parte della loro famiglia. Sono generose. Io non ho
questo desiderio, e non perch sono dura di cuore. Sono contenta che lei sia viva e che stia bene. Mi
piace pensarla circondata dai suoi cari. Ma non voglio essere tra loro. E non sento nessun legame fisico.
Non potrei dire: Wow,  mia madre.
Ho letto molti racconti di persone che si sono ritrovate, tutti ad alto tasso emotivo. Non
rispecchiano la mia esperienza. La sola cosa che posso dire  che sono contenta   la parola giusta 
che mia madre stia bene.
Non posso essere la figlia che vuole.
Non potevo essere la figlia che Mrs Winterson voleva.
I miei amici che non sono stati adottati mi dicono di non preoccuparmi. Anche loro non si
sentono al posto giusto.
Sono interessata al binomio natura/cultura. Mi d fastidio che Ann critichi Mrs Winterson. Era
un mostro, ma era il mio mostro.
Ann  venuta a Londra.  stato un errore.  la terza volta che ci vediamo, e litighiamo. Le
grido: Perlomeno Mrs Winterson c'era. Tu dov'eri?.
Non la biasimo per la scelta che ha fatto, anzi. Ovviamente, mi manda su tutte le furie.
Devo far mie tutte queste cose e non separarle.
Da giovane Ann non ha avuto molto affetto. La mamma non aveva tempo per la tenerezza. Il
suo affetto si esprimeva nel darci da mangiare e vestirci.
Quando sua madre era molto vecchia, Ann trov il coraggio di chiederle: Mamma, tu mi hai
amata?. Sua madre fu molto chiara. S, ti ho amata. Non chiedermelo pi.
L'amore. La parola difficile. Dove tutto comincia, dove sempre noi ritorniamo. L'amore. La
mancanza d'amore. La possibilit di amare.
Non so cosa succeder poi.
...
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...
FINE.